Weber: pensiero sociologico

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Introduzione

Max Weber, nato nel 1864, fu un giovane molto attivo nella sua epoca e si interessò molto di tutti i cambiamenti che animavano la società. Visse, infatti, nell'epoca delle grandi rivoluzioni e delle grandi svolte che hanno segnato la storia degli anni '90 in tutto il mondo. Fu un grande economista, sociologo, filosofo e storico, tanto da mettere per iscritto tutto il suo pensiero e le sue teorie. Ottenne la cattedra di docente all'università di Berlino e, al tempo stesso, si dedicò anche di politica. Gran parte della sua carriera di studioso e ricercatore lo vede impegnato sullo studio della sociologia della religione e della politica, influenzando positivamente l'ambito economico. Per Weber la sociologia, oggetto principale del suo pensiero sociologico, è una scienza che non può basarsi su ragionamenti deduttivi che si sviluppano a partire da giudizi di valore, ma è una scienza empirica che descrive la vera realtà dei fatti, tanto da poter essere verificate tutte le ipotesi.

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Il comportamento sociale della comunità

Weber, nella sua riflessione, introduce il concetto del “comprendere” associato alla sociologia, in relazione al fatto che bisogna studiare la realtà storica dei fatti partendo dal comportamento sociale della comunità. Di conseguenza, le scienze sociali devono rispettare i valori religiosi, etici e ideologici di qualsiasi cultura, senza classificarli se sono i migliori o i peggiori; bisogna analizzare quali sono le conseguenze che questi comportamenti hanno sul singolo individuo e sulla società.

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Le quattro categorie dell'azione sociale

Max Weber classifica l’azione sociale in quatto categorie: azione razionale rispetto allo scopo, molto attiva sull'agire economico della società, partendo dall'avere uno scopo definito e dall'utilizzare i mezzi per raggiungerlo; azione razionale rispetto al valore che non tiene conto delle conseguenze di tale comportamento, perché si parte dall'agire secondo valori condivisi, ovvero un'idea. Poi Weber parla di azione affettiva, indipendente sia dallo scopo e sia dai valori, legata ai sentimenti e alle emozioni; infine parla di azione tradizionale, dettata dalle abitudini.

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Le stratificazioni sociali ed economiche

Studiando queste tipologie di azioni, Weber arriva a parlare di caratteristiche ricorrenti, introducendo il concetto del “tipo ideale”. Il sociologo interpreta, infatti, le origini del capitalismo visto come conseguenza dell’applicazione dei principi della religione protestante alle pratiche economiche dell’uomo moderno. Weber individua anche la presenza di tre stratificazioni sociali ed economiche in sua comunità: proprietà, tenendo conto del capitale posseduto da una famiglia e la seguente suddivisione in classi; potere, ovvero i partiti politici e il prestigio.

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Le tre forme di autorità della società

Poiché Weber si interessò molto della società cui apparteneva, analizzò le tre forme di autorità che la dominavano. La prima è l'autorità razionale-egale, che si fonda sul diritto o sulla fede; l'autorità tradizionale, derivante dalle consuetudini; l'autorità carismatica, che scaturisce dalle virtù attribuite a un singolo individuo. Partendo da questi suoi pensieri, scrisse molte opere che hanno trovato larga diffusione e molti apprezzamenti.

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