Tesina su "Il viaggio"

Tramite: O2O
Difficoltà: media
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Introduzione

Il tema "il viaggio", inteso sia in termini prettamente fisici che in più altri e vasti ambiti spirituali, spazia per la sua propria natura in moltissimi campi: dalla letteratura alle arti visive, finanche alla più moderna scienza, che ha tentato di varcare i confini del nostro "io" fisico, proiettandosi ad un livello più prettamente spirituale. Ed infatti il viaggio sembra essere legato proprio alla ricerca dell' "io", ovvero di quella identità che spesso perdiamo e siamo ansiosi di ritrovare e di riscoprire, magari cambiata e accresciuta da nuove esperienze. Vediamo, dunque, attraverso un percorso decisamente interdisciplinare, come stendere una tesina su "il viaggio" per illustrare come tale tema sia stato affrontato sotto i suoi molteplici punti di vista nel corso della storia dell'uomo.

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Occorrente

  • carta e penna.
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Il viaggio nella letteratura classica

Già nella letteratura classica il tema del viaggio era particolarmente sfruttato ed affrontato. Da un punto di vista etimologico il termine "viaggio" sembrerebbe derivare dal latino "viaticus", che indica l'occorrente per mettersi in cammino; più generalmente il viaggio si trasforma in qualcosa che è necessario. Così nella letteratura, il viaggio viene sempre visto come avventura ed al tempo stesso come occasione di crescita per il protagonista o i protagonisti, sia da un punto di vista fisico che morale. Nella Grecia classica, ad esempio, esisteva un genere letterario, oggi impropriamente denominato "romanzo greco" o "romanzo antico", caratterizzato appunto dalla narrazione di un viaggio che i protagonisti dovevano intraprendere per potersi finalmente ricongiungere o per conseguire comunque il loro scopo. Il viaggio era, pertanto, un mezzo che li portava da vincitori e, quindi, cresciuti e maturati, al conseguimento di ciò che per tutta la narrazione avevano inseguito e cercato.

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Il viaggio nell'antica Roma

Anche la letteratura latina ha più volte affrontato la tematica del viaggio. Fra i più eminenti scrittori romani che adoperarono il viaggio nelle loro narrazioni ritroviamo il più grande esponente del "romanzo latino", Gaio Petronio Arbitro, vissuto nell'epoca di Nerone, con il suo "Satyricon", e Lucio Apuleio, con i libri de "Le Metamorfosi". I due diedero un'interpretazione diversa del genere romanzesco, con Apuleio che ricalca fedelmente i canoni del romanzo antico, pur apportando qualche necessaria innovazione, e Petronio, invece, che, forte del suo carattere ricco di satira pungente e della malizia che lo contraddistinguono, finisce per creare una vera e propria "parodia" del romanzo greco, decisamente molto riuscita e di grande successo all'epoca come oggi. Il Satyricon, narra le peripezie amorose del giovane omosessuale Encolpio. Il romanzo, purtroppo ricco di lacune, ci trasporta attraverso il viaggio che questi conduce con i suoi due compagni, anch'essi omosessuali, in una serie di situazioni esilaranti che hanno spesso come tema centrale l'eros, più motivo di ilarità che di riflessione. Ideali fino allora cantati e celebrati come la fedeltà coniugale e la verginità appaiono inesistenti nell'opera, o comunque sempre messi a dura prova dalle vicende della vita quotidiana. La fine e l'inizio del satyricon ci resteranno per sempre precluse, ma si ipotizza che alla fine Encolpio riuscirà a spezzare la maledizione del dio Priapo, che lo aveva reso impotente.

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La letteratura italiana

Anche nella letteratura italiana il viaggio è stato un tema più volte affrontato tanto che risulta difficile ridurre in poche righe la portata di un tale argomento in tanti secoli di opere. Di sicuro il più celebre viaggio della letteratura italiana, ma potremmo dire a giusta ragione mondiale è quello che Dante Alighieri ci narra nella Divina Commedia, e che lo portò ad attraversare Inferno, Purgatorio e Paradiso, in compagnia di Virgilio prima e di Beatrice poi, permettendogli non solo di comprendere come le azioni in terra si ripercuotano nell'eternità dell'oltretomba, ma anche di crescere e maturare, di sviluppare una maggiore sensibilità verso il mondo divino e verso gli altri. Ecco, dunque, che anche in Dante il viaggio non è un percorso fine a sé stesso, ma è sempre un mezzo per ricercare sé stesso (Dante si era smarrito all'inizio del poema nella celebre selva oscura e troverà la "diritta via", ovvero risolvera' i suoi dubbi, comprendera' i suoi errori e ritrovera' se' stesso solo attraverso questo fantastico viaggio) e per crescere spiritualmente. Un altro celebre viaggio compiuto nella panoramica della letteratura italiana è quello di Orlando, alla ricerca del proprio senno, nel capolavoro di Ludovico Ariosto. Anche per il grande poeta rappresentante dell'Umanesimo italiano e per il suo sfortunato protagonista, che diventa pazzo per amore ed il cui senno deve essere recuperato addirittura sulla luna, il viaggio è un percorso imprescindibile alla ricerca di sé stessi, o meglio alla riscoperta di sé stessi.

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La letteratura inglese

Per quanto riguarda la letteratura in lungua inglese, il viaggio più celebre resta quello di James Joyce, nel suo romanzo "Ulysses" è narrato, infatti, un viaggio nella mente di un singolo uomo, Leopold Bloom, che si trasforma in un'epopea del quotidiano, una ricerca spasmodica dell'uomo moderno verso qualcosa di più grande, che gli permetta di uscire dai propri schemi e di non impazzire del tutto. Oltre alla critica mossa dall'autore alla società che era venuta fuori dalla drammatica esperienza della Prima Guerra Mondiale, il romanzo rappresenta di certo una gemma della letteratura inglese, perché si pone oltre tutto quello che gli autori precedenti a Joyce avevano messo per iscritto, allorché si erano limitati a presentare il viaggio come un semplice cammino "esteriore" che portava ad una crescita interiore, un viaggio che poteva durare anche anni. Joyce, invece, ci mostra come ogni attimo della nostra esistenza faccia parte del nostro viaggio attraverso la vita, come ogni nostra azione, passata e presente, influenza inevitabilmente chi siamo e chi saremo un giorno. Noi compiamo un viaggio attraverso noi stessi quotidianamente, alla ricerca di un'identità perduta che cerchiamo e che non sappiamo dove trovare.

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La filosofia

Anche nella filosofia, il viaggio è una ricerca di se stessi che si svolge attraverso tutta la nostra vita. È però sostanzialmente un cammino in avanti, senza possibilità di ritorno, in quanto non è possibile tornare ad una condizione a noi precedente. Questa filosofia dell' "aut-aut" è presente soprattutto nell'opera filosofica di Soren Kierkegaard, grande filosofo danese, che descrive i vari stadi dell'esistenza. Nel suo libro "Aut-Aut", pubblicato sotto pseudonimo, egli racconta di come l'uomo possa passare da uno stadio dell'esistenza ad un altro. In particolare, secondo il filosofo danese, esistono vari stadi, il più basso dei quali è quello estetico, tipico dell'edonista che vive dell'attimo, del piacere momentaneo dei sensi e della carne, senza alcun'altra preoccupazione o altro interesse. Chi vive la vita estetica in questo modo, esiste in un mondo di pura immaginazione, dove la noia non è ammessa e l'ebrezza intellettuale è continua. Il secondo stadio è quello etico, diametralmente opposto e superiore a quello estetico. Per passare a questa condizione, però, bisogna fare un vero e proprio "salto", rendersi conto che la vita è fatta anche di disperazione e accettarla per così com'è. Giunti qui, non c'è possibilità di ritorno, la scelta della vita etica offre la continuità e la stabilità che mancavano in quella estetica.

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La storia dell'arte

Anche nel campo delle arti visive troviamo varie interpretazioni e valenze del viaggio, diversamente rappresentate dai vari interpreti. Prenderemo qui in esame l'opera di due grandi pittori del XIX secolo. Di particolare di grande interesse, per cominciare, è l'opera del pittore tedesco Caspar David Friedrich, e soprattutto il suo quadro "Il Viaggiatore". In questo, il senso del sublime tipico del Romanticismo viene esaltato fino all'estremo, dandoci modo di capire come il viaggio sia qualcosa di personale, alla ricerca ognuno delle proprie possibilità e dei limiti che queste hanno. Lo spazio sconfinato che si presenta davanti a noi, con all'orizzonte le montagne quasi a chiusura della visuale, indicano appunto la voglia dell'uomo di trovarsi dinnanzi ai propri limiti e superarli, di raggiungere mete mai sognate e all'apparenza impossibili, presentandosi, quindi, come un'allegoria della vita stessa. Diversa interpretazione dà Paul Gauguin, che nel suo quadro "Da dove veniamo? Chi siamo? Dove andiamo", dona al viaggio una valenza universale, la ricerca che l'uomo compie non solo per il suo posto nella storia e nella vita, ma anche per un'interiorità perduta che vuole riscoprire.

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