Storia: la Signoria di Lorenzo il Magnifico

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Introduzione

Lorenzo de' Medici aveva solo vent'anni quando suo padre morì e quando fece intendere che, a dispetto delle speranze di suo nonno Cosimo (che ne aveva curato personalmente l'educazione, affiancandolo ai migliori istruttori dell'epoca), non aveva alcuna voglia di occuparsi di politica, perché troppo occupato dai suoi affari privati. Solo dopo molte esitazioni e dopo che una rappresentanza di cittadini andò a supplicarlo di occuparsi della città di Firenze, si lasciò convincere ed ebbe inizio uno dei periodi più significativi della storia d'Italia e della città toscana: la Signoria di Lorenzo il Magnifico.

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La guerra con il Papa

L'impiccagione dell'Arcivescovo fornì al papa Sisto IV la scusa per scomunicare Lorenzo de' Medici e per dichiarare una sorta di guerra santa contro la città di Firenze, cui aderì anche re Ferdinando di Napoli, il quale lanciò un ultimatum alla città: o consegnavano il Magnifico al Papa o l'esercito napoletano avrebbe invaso la Toscana. Lorenzo offrì al Consiglio dei Priori la sua disponibilità a consegnarsi, ma la Signoria non prese in considerazione la proposta e la città scese in guerra; l'esercito fiorentino fu battuto a Poggibonsi e ben presto fu necessario aumentare le tasse per reclutare altri soldati. A quel punto Lorenzo si rese conto che la guerra avrebbe minato l'appoggio della città e la fiducia del popolo nei suoi confronti, per cui, astutamente e coraggiosamente, nel dicembre del 1479 partì in segreto e da solo per Napoli e si presentò al re Ferdinando, suo nemico. Alla corte napoletana riuscì a trovare l'appoggio del potente conte Carafa, Ministro degli Esteri, convincendolo del fatto che se Firenze si fosse indebolita, lo Stato Pontificio si sarebbe rafforzato e ciò sarebbe stato un pericolo per il Regno di Napoli, suo confinante; inoltre, la guerra italiana avrebbe dato man forte ai Turchi che si erano lanciati alla conquista del Mediterraneo.

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L'Arte e la cultura nella Firenze medicea

Dopo la guerra con Sisto IV, Lorenzo era riuscito a convincere re Ferdinando di Napoli, Galeazzo Sforza a Milano e papa Innocenzo a costituire tutti insieme una Lega per mantenere la pace, cui dovettero aderire giocoforza anche tutti gli altri staterelli più piccoli. In questo lungo periodo di pace, preoccupandosi solo di dover supervisionare il Consiglio dei Settanta nella gestione politica della città, il Magnifico poté dedicarsi alle arti ed alla cultura. Lorenzo de' Medici era stato avvicinato alla cultura umanistica fin da piccolissimo da suo nonno Cosimo, e fin da giovane soleva accompagnarsi ad uomini di grande cultura e preparazione, che furono per lui maestri con cui confrontarsi e da cui apprendere. I più grandi esponenti quattrocenteschi delle arti, della letteratura, delle scienze e di tutti gli altri rami della cultura, si ritrovarono a Firenze, riuniti a dissertare di arte e filosofia, di matematica e dei classici greci e latini nell'Accademia Platonica finanziata da Lorenzo medesimo. Anche l'artigianato ricevette una forte spinta nel periodo della signoria di Lorenzo de' Medici, infatti se nelle chiese e nei palazzi privati lavoravano i più grandi architetti, scultori e pittori dell'epoca, nelle botteghe artigiane si inventavano nuovi metodi di lavorazione e si riprendevano quelli antichi caduti in disuso.

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La Congiura de' Pazzi

Uno dei suoi primi atti fu quello di nominare il “Consiglio dei Settanta”, un organo collegiale che doveva essere temporaneo, ma ben presto si tramutò in un permanente, con i suoi componenti eletti a vita. Il tentativo di annettere la città di Imola alla Signoria fiorentina, costò al Magnifico l'ira di papa Sisto IV, che tolse dalle mani dei Medici la gestione delle finanze pontificie per passarla ai Pazzi, altra famiglia potente di Firenze; i Pazzi erano rivali politici dei Medici e, tacitamente incoraggiati dal papa, ordirono la famosa congiura contro Lorenzo il Magnifico. Durante la messa del sabato santo del 1478, nella chiesa di Santa Maria del Fiore, Lorenzo, senza alcuna scorta, e il fratello Giuliano (convinto dai cospiratori a partecipare alla funzione religiosa), furono aggrediti dai congiurati: Giuliano non ebbe scampo e fu trafitto a morte proprio da Francesco de' Pazzi, mentre Lorenzo, circondato dagli amici, fu fatto rifugiare nella sacrestia. I traditori uscirono dalla chiesa e cercarono rifugio tra la folla, istigandola al grido di “libertà! ”, ma la città preferì la famiglia medicea ed essi furono arrestati. Lorenzo non ebbe pietà dei suoi nemici, la maggior parte dei quali furono giustiziati, compresi l'Arcivescovo Salviati e Francesco de' Pazzi; la vendetta del Magnifico si abbatté anche sul corpo del capostipite della famiglia de' Pazzi, Jacopo, che fu riesumato, trascinato per le strade di Firenze e gettato nell'Arno. La fine.
Come suo nonno e poi come suo padre, anche Lorenzo era malato di gotta e, a soli, 43 anni, nell'aprile del 1492, morì confortato anche dalle parole del Savonarola, che egli stesso volle al sua capezzale.

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