Storia: la prima guerra d'indipendenza in Italia

Tramite: O2O 21/08/2015
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Introduzione

1848. La storia della prima guerra d'indipendenza in Italia inizia con l'insurrezione dei democratici e repubblicani italiani, a seguito della notizia della caduta di Metternich e dei fatti di Vienna. Venezia si ribellò agli austriaci il 17 marzo, Milano il 18. Il 23 marzo, il re Carlo Alberto Savoia mise in campo, contro l'Austria, il peso della media potenza su cui regnava. La situazione era però meno rosea di quanto sembrasse. A Milano, liberata dopo cinque giornate di combattimenti, il governo provvisorio era di stampo moderato e caldeggiava un intervento sabaudo per evitare estremismi democratici.

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Carlo Cattaneo si espresse a favore di una lotta di indipendenza che prescindesse dai Savoia, nei quali egli vedeva sostanzialmente dei conquistatori. Mazzini si disse pronto ad accantonare gli ideali repubblicani a favore della battaglia unitaria. A Venezia era stata proclamata la Repubblica. Da parte sua, Carlo Alberto non intendeva aiutare i democratici e i repubblicani e aveva atteso di essere formalmente invitato a intervenire dal governo milanese. L'Italia andava mobilitandosi. Mentre affluivano a Venezia e Milano volontari da molte regioni italiane, il re del Regno delle Due Sicilie, il papa e il Granduca di Firenze inviarono le proprie truppe per la causa nazionale. In Italia giunse persino una legioni di polacchi, a testimonianza della solidarietà internazionale tra i popoli che si battevano per la libertà.

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La prima fase della guerra di indipendenza fu democratica; con l'intervento dei sovrani di Roma, Firenze e Napoli si era entrati nella fase federalista e neoguelfa. La politica di Carlo Alberto fu delle peggiori. Non volendo alimentare gli ideali democratici, scoraggiò l'afflusso dei volontari e rifiutò perfino i servigi del più grande generale italiano, Garibaldi. Il re seppe anche alienarsi la simpatia degli altri sovrani italiani. Da un lato cercò di procedere immediatamente alla fusione della Lombardia e del Veneto al suo regno; dall'altro, spingeva per una diretta alleanza militare con Roma, Napoli e Firenze. I regnanti delle tre città non intendevano combattere una guerra al solo scopo di ingrandire il Regno di Sardegna. Il papa si trovava a combattere contro la cattolicissima Austria. Alla luce di tali prospettive, Carlo Alberto si ritirò dalla lotta, seguito dal Granduca di Toscana.

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A Napoli si segnalavano rivolte contadine e fermenti liberali, mentre ancora una volta la Sicilia era insorta, proclamando la propria secessione dal regno. Anche il re di Napoli uscì dal conflitto, per dedicarsi ai problemi interni. Tutto il peso della guerra gravava sull'esercito piemontese, preparato, ma non abbastanza da contrastare uno dei maggiori imperi del mondo. Il 29 maggio gli studenti toscani si sacrificarono eroicamente nelle battaglie di Curtarone e Montanara, pagando con le loro vite un ritardo inflitto alla marcia austriaca. Ciò permise la brillante vittoria dei Piemontesi a Goito, a cui seguì la presa di Peschiera. Era il culmine dei successi piemontesi, ma era anche la fine.

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La battaglia di Custoza vide una grave sconfitta dei Piemontesi, che li indussero a stipulare un armistizio. In Toscana e a Roma salirono al governo i democratici, mentre i rispettivi sovrani fuggirono. Carlo Alberto ritenne così di dover rientrare nel conflitto, esponendosi però, dopo un mese, a una catastrofica sconfitta a Novara, che gli costò l'esilio. Seguì l'armistizio di Vignale, ottenuto dal nuovo re Vittorio Emanuele II, a condizioni tutto sommato favorevoli.

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Eliminato militarmente il Regno di Sardegna, gli Austriaci si dedicarono alla repressione dei rimanenti nuclei di resistenza che si battevano per la causa italiana. Genova venne cannoneggiata dagli stessi Piemontesi. Brescia si guadagnò il soprannome di Leonessa d'Italia, conducendo una violentissima lotta contro gli Austriaci. Infine, fu la volta di Roma e di Venezia. La prima rappresentò la sovranità popolare e concesse l'autonomia delle amministrazioni locali, la libertà religiosa e il suffragio universale. Stretta d'assedio, Venezia proclamò la resistenza ad oltranza il 2 aprile. Il 23 agosto cessò la sua eroica e vana lotta. Si concludeva così la prima guerra di indipendenza italiana e i moti del 1848. La conservazione aveva vinto dovunque e presto sarebbe iniziata la cosiddetta "seconda restaurazione". I democratici avevano dato prova di coraggio e di ideali, ma, privi di un'autentica base di massa, erano stati sconfitti. Le sorti delle aspirazioni nazionali e liberali rimanevano adesso affidate al Piemonte.

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