Storia: la decolonizzazione

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Introduzione

La storia della decolonizzazione ha inizio nel secondo dopoguerra. È un processo attraverso il quale una nazione, prima sottomessa ad una potenza coloniale, ottiene la propria indipendenza. Il periodo di colonizzazione più forte si ebbe negli anni che divisero i due conflitti mondiali, dopo che il Trattato di Versailles obbligò la Germania a ridistribuire i propri possedimenti coloniali. Questi e tanti altri territori occupati da stati stranieri, covarono per anni un desiderio di libertà che esplose dopo il secondo conflitto mondiale. La guida descriverà le tre fasi che hanno portato alla decolonizzazione.

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Le potenze europee

Il rapporto fra le potenze europee e le colonie di certo non fu particolarmente equilibrato. Agli stati occupati, che “offrirono” il loro aiuto fornendo moltissimi uomini nelle due guerre mondiali, venne infatti promesso un forte progresso e una continua protezione. In realtà, nonostante la creazione di tante e necessarie infrastrutture, le grandi potenze coloniali pensarono soprattutto al loro interesse, speculando sulle coltivazioni e sfruttando la manodopera indigena. Così facendo stravolsero le attività di questi territori a loro vantaggio, impedendo agli indigeni di sviluppare un proprio sistema economico e costringendoli dunque ad abbandonare le loro uniche fonti di sostentamento, basate per lo più sull'allevamento e sulle coltivazioni, con il conseguente impoverimento di questi territori.

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Il progresso

Tuttavia, il progresso culturale portato avanti dalle grandi potenze coloniali portò ad una presa di coscienza sempre maggiore, che portò i paesi sottomessi a ribellarsi al sistema coloniali. Lo fecero utilizzando le armi intellettuali che gli europei stessi gli avevano insegnato, facendo leva in particolar modo sulle idee nazionaliste e religiose.
A tal proposito la seconda guerra mondiali portò a maggior consapevolezza i popoli occupati. Nazioni come la Francia, l'Olanda, il Belgio, travolte senza troppi problemi dalla Germania, si trasformarono in stati da cui ci si poteva difendere facilmente agli occhi dei popoli occupati. Inoltre, le stesse due potenze che uscirono vittoriose dal conflitto, gli Stati Uniti e l'Unione Sovietica, erano, per motivi diversi, anticolonialiste.

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Gran Bretagna

Gran Bretagna. Così come il Pakistan, che decise a sua volta di separarsi dall'India, per organizzarsi in uno stato a religione mussulmana. Fu poi la volta della Birmania e del Ceylon nel '48, anch'esse colonie degli inglesi e dell'Indonesia olandese nel '49.
La seconda fase riguardò invece gli anni cinquanta e gli Stati dell'Africa settentrionale. La Libia ottenne l'indipendenza dall'Italia nel '51, mentre molte altre nazioni, fra il '54 e il '56, si liberarono dell'occupazione francese (il Vietnam, la Tunisia, l'Egitto e il Marocco). La Malesia, invece, riuscì nel '57 e non senza difficoltà a sganciarsi dalla Gran Bretagna.
La terza fase, infine, ebbe inizio nel '57 e va fino al '65. Fu particolarmente pacifica, e nazioni come la Guinea e la Nigeria riuscirono ad ottenere la totale indipendenza.

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