L'età giolittiana in breve

Tramite: O2O 01/11/2016
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Introduzione

Per descrivere l'età giolittiana in breve ci si deve riferire al periodo della storia Italiana che va dal 1901 al 1914. Nel 1901 il re Vittorio Emanuele III nominò presidente del Consiglio Giuseppe Zanardelli ed ad affiancarlo c'era, come ministro degli Interni, Giovanni Giolitti. Egli era un uomo pratico, moderato, esperto conoscitore della macchina burocratica statale grazie all'esperienza maturata negli anni. Dal 1901 al 1914 Giolitti esercitò un'influenza così autorevole sulla vita politica dell'Italia che questo periodo viene comunemente definito età giolittiana.

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L'inizio

L'età giolittiana coincise con il decollo della rivoluzione industriale in Italia: i progressi più evidenti si registrarono nell'industria siderurgica, nell'industria elettrica e nell'industria meccanica. Lo sviluppo economico ed industriale dell'Italia, così come venne attuato sotto i governi di Giolitti, fu favorito da alcune condizioni particolari: in primo luogo, l'industria italiana fu fortemente aiutata dall'intervento statale, particolare importanza ebbero le varie commesse statali nel campo dei trasporti ferroviari che incentivarono la crescita nel settore meccanico e siderurgico. La politica protezionistica, attuata con l'imposizione di alte tasse sui prodotti esteri, favorì notevolmente lo sviluppò al Nord, mentre danneggiò il Sud che vide chiuse le porte dei mercati esteri per i propri prodotti tipici.

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Le correnti

Nell'epoca giolittiana, all'interno del Partito socialista italiano, si formarono due correnti: i riformisti, guidati da Filippo Turati, ritenevano che si dovesse cambiare la società gradualmente, attraverso le riforme; i massimalisti, guidati da Costantino Lazzari e Benito Mussolini, ritenevano che per cambiare la società fosse necessario ricorrere alla rivoluzione. Giolitti più volte cercò l'appoggio dei riformisti, tanto da invitare a far parte del suo governo lo stesso Turati, che tuttavia non accettò.

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Politica

Il modo di fare politico di Giolitti fu definito dal "doppio volto": aperto e democratico nell'affrontare i problemi al Nord, conservatore e corrotto nello sfruttare i problemi del Sud. Al Nord Giolitti consentì gli scioperi, varò anche alcune riforme che migliorarono le condizioni di lavoro degli operai e la lotta sindacale portò all'aumento dei salari dei lavoratori. L'azione del Governo nel Meridione, invece, ebbe carattere sporadico, con interventi spesso affidati a leggi speciali: per Giolitti il sud era un semplice serbatoio di voti da controllare e quindi molti contadini del Sud furono costretti ad emigrare all'estero.

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Le dimissioni

Giolitti, spinto da interessi politici ed economici e dall'opinione pubblica, riprese la politica coloniale con la guerra in Libia: nel 1911 l'Italia dichiarò guerra alla Turchia e nel 1912, con il Trattato di Losanna, questa cedette la Libia. La più grande riforma democratica dell'età giolittiana fu l'approvazione, nel 1912, di una nuova legge elettorale, che introduceva il suffragio universale maschile, cioè la concessione del diritto di voto a tutti i cittadini maschi. Due anni più tardi, nel 1914, Giolitti preferì dare le dimissioni: la guerra in Libia e la crisi economica avevano indebolito il suo governo.

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