Storia: Giolitti e la nuova Italia

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Introduzione

Giovanni Giolitti è uno degli uomini politi italiani che, forse, più di ogni altro ha contribuito a cambiare il volto dell'Italia. Più volte eletto come Presidente del Consiglio dei Ministri, la sua esperienza politica alla guida del paese o in posti strategici, è stata una delle più longeve della storia d'Italia. Il periodo temporale del suo operato al governo prende il nome di età Giolittiana, soprattutto anche per la grande influenza che il politico liberale ha avuto sulla politica italiana di quel tempo.
Grazie a lui ed ai governi da lui guidati, furono approvate numerose ed importanti riforme di tipo economico e sociale, che cambiarono radicalmente il volto della nazione. In questa guida illustreremo la storia di Giolitti e quella della sua nuova italia.

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Gli inizi


La carriera politica di Giolitti inizia al Ministero di Grazia e Giustizia nel 1862. Durante i governi della destra ebbe modo di collaborare con Quintino Sella per garantire il pareggio del bilancio, ed entrò in contatto con esponenti della politica italiana i primi anni dopo l'unificazione della nazione.
Fece parte del Governo Crispi, ricoprendo il ruolo di Ministro del Tesoro e nel 1892 fu incaricato dal Re Umberto I di formare il suo primo Governo che nacque, proprio in contrapposizione a quello di Crispi che l'aveva nominato ministro per la prima volta.

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La sua giovinezza

Giolitti nasce a Mondovì il 27 ottobre 1842, da genitori contadini. Sceglie la strada degli studi giuridici presso l'università di Torino, terminandoli nel 1861, riuscendo subito dopo ad iniziare a collaborare con il governo, nell'ambito dell'amministrazione finanziaria.
L'anno dopo viene eletto alla Camera dei Deputati e soltanto 7 anni dopo, nel 1889, viene nominato Ministro del Tesoro. Dopo soli 10 anni dalla sua prima partecipazione ad un governo, viene eletto primo ministro, con un governo principalmente formato da rappresentanti di sinistra.
Questa esperienza dura però soltanto 18 mesi, al termine dei quali Giolitti si dimette a causa del suo coinvolgimento nello scandalo della Banca di Roma.
Nel 1897 Giolitti riprende la sua carriera politica, ricoprendo la mansione di ministro degli interni. Nel maggio del 1906 divenne primo ministro per la terza volta, ma questa volta riesce a portare a termine il suo mandato, dando priorità ai problemi economici, lavori pubblici, seguendo in gran parte le linee guida dei socialisti. Con lui al governo verranno approvate importanti riforme legislative in materia di salute pubblica, edilizia, condizioni di lavoro, integrazione delle donne e lavoro minorile, invalidità dei lavoratori, e le pensioni di vecchiaia.

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La sua discesa

Il Secondo Governo Giolitti, nato nel 1903 cercò di coalizzare anche il movimento socialista tra le sue file, spingendosi fino ad offrire a Turati un posto da ministro nel suo governo progressista. Turati, rifiutò l'ingresso nel governo, ma non fece mancare la sua collaborazione con Giolitti, per far si di far approvare riforme sociali importanti come quella sui trattamenti pensionistici, l'assistenza agli anziani e i diritti delle donne. Con l'arrivo sulla scena politica italiana dei movimenti di stampo cattolico, il movimento liberale di Giolitti iniziò a vacillare, fino a sgretolarsi del tutto a causa della nascita dei partiti socialista, comunista e fascista. E fu proprio con l'ascesa di Mussolini al governo e la sua dittatura che pose definitivamente fine all'età Giolittiana.Giovanni Giolitti morì il 17 luglio 1928 a Cavour.

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