Scienze: gli equilibri biologici

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Introduzione

Gli equilibri biologici si riferiscono al giusto rapporto che si crea tra piante, animali e vegetali e che vengono raggruppati nella branca delle scienze. Per la loro importanza e per l'interesse che riscuotono, abbiamo pensato di proporre una guida che possa darvi una mano a capire quali siano effettivamente gli equilibri biologici da cui dipendiamo, e cosa possiamo fare per mantenerli stabili.

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I predatori si moltiplicano

Quando c'è molta erba gli erbivori si riproducono notevolmente, per cui i predatori avendo a disposizione numerose prede si accrescono e si moltiplicano. Lo sterminio delle prede viene così accelerato, fino a un punto in cui il loro numero è talmente basso che i predatori trovano scarsissimo nutrimento. In presenza di pochi predatori, le prede possono riprodursi con maggiore frequenza anche grazie all'aumento della quantità di cibo che, nel frattempo, per il minor numero di erbivori è aumentato notevolmente.

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L'equilibrio è di tipo fluttuante

A questo punto quando le prede diventano abbastanza numerose il ciclo ricomincia daccapo, e l'equilibrio che si instaura è di tipo fluttuante, ossia permette la sopravvivenza sia delle prede che dei loro predatori. Se riportiamo in un grafico la crescita delle popolazioni di una comunità biologica, si ottiene una curva che indica dapprima l'incremento, poi il declino e di nuovo la crescita. La densità della popolazione delle lepri precede sempre quella delle volpi, per cui le due curve sono sfasate e la rappresentazione grafica viene definita fluttuante nel tempo. Nel corso dei secoli però, l'equilibrio che si instaura fra i prede e predatori rimane relativamente stabile. Infatti lo scienziato Darwin aveva scoperto che non è necessario che l'anello della catena alimentare rappresenti il cibo per gli altri consumatori; ad esempio il trifoglio che cresceva vicino alle fattorie, era più rigoglioso rispetto a quello vicino ai campi isolati.

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Partecipanti alla catena alimnetare

Questo fenomeno era dovuto al fatto che accanto alle case e alle fattorie si trovavano molti gatti che cacciavano i topi, e che si cibavano dei nidi dei calabroni. I gatti eliminavano i topi, e così venivano risparmiati i calabroni che potevano riprodursi senza nessun problema. Di conseguenza i calabroni favorivano l'impollinazione dei fiori di trifoglio, e crescevano poi le piante vicino alle fattorie. Il trifoglio di conseguenza non viene mangiato dai calabroni, né dai gatti e neanche dai topi, ma il suo sviluppo dipende dagli altri partecipanti della catena alimentare.

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