Pirandello e le ''maschere''

Tramite: O2O 30/11/2016
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Introduzione

Pirandello, premio Nobel per la letteratura nel 1934, fu anche un appassionato lettore di Schopenhauer e Nietzsche. Nota a tutti è l'attenzione dedicata da quest'ultimo al tema della maschera, ma forse è meno conosciuto il fatto che anche Schopenhauer si focalizzò sull'etimologia della parola "persona". Egli voleva mettere in evidenza che gli uomini (escludendo i bellissimi, i geni e i santi) abbiano volti che rappresentano un triste spettacolo e vivano come su di un palcoscenico. Ora compiremo un viaggio nel mondo di Pirandello, evidenziando l'etimologia del termine maschera, il suo significato simbolico, e come tale concetto si manifesti nell'ambito dell'arte pirandelliana. Tutto ciò ci darà modo di comprendere meglio il senso ultimo di un termine chiave nell'ambito del teatro, fin dal tempo degli antichi greci e presente in culture diverse dalla nostra, come quella cinese e quella giapponese, scoprendo come Pirandello agli inizi del Novecento abbia rivoluzionato il concetto di persona e di teatro.

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Significato etimologico

Conoscere il significato etimologico delle parole, la loro origine e la loro storia, mira a cogliere il loro senso più profondo. "Maschera" è un termine dall'origine controversa: nel medioevo "masca" era la strega e da qui si arrivò al significato di "fantasma", da "masca" si giunse a "mascara", dallo spagnolo "càscara" che significa tra l'altro "buccia di cipolla", con un rimando ai suoi strati che si coprono l'uno con l'altro. Persona deriva dal greco "pròsopon" e significa proprio, come aveva già evidenziato il poliglotta Schopenhauer, maschera. Il pensiero pirandelliano si focalizza sull'uomo, sulla persona che, guarda caso, prende il suo nome proprio dalla maschera.

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Autoinganni e di illusioni

La maschera non è altro che l'uomo il quale, abitando la realtà molteplice, varia, frantumata in centomila aspetti e forme diverse, mostrerà solo alcune delle sue parti, senza che nessuna di loro possa esprimere la sua vera essenza. L'arte pirandelliana sostiene l'assurdità insita nel voler scoprire la verità a partire dalle apparenze esteriori, dalle impressioni fuggevoli, mentre essa sfuggirà sempre, rimanendo per noi un eterno mistero. Nella nostra vita anonima infatti assumiamo svariati aspetti senza avere una personalità ben definita, ma essa si sfalda e si cambia continuamente, spinta dalla legge del divenire universale verso aspetti sempre diversi. Pirandello indaga costantemente la natura dell'uomo, e nei suoi romanzi lo pone continuamente sulla soglia del dubbio, per spingerlo a trovare sé stesso. Purtroppo la tentazione di rimettersi addosso la maschera incombe, perché tale ricerca è particolarmente faticosa e difficile, dunque spesso le si preferisce la stabilità, tendendo a rifugiarsi nuovamente dietro a una copertura. Di fatto egli vorrebbe esprimere la propria interiorità, il profondo del suo essere, ma è bloccato dal timore del giudizio degli altri, dalla società, dall'insicurezza. Pur vivendo in un mondo privo di senso, si crea una serie di autoinganni e di illusioni, in modo da fornire un significato all'esistenza, e per questo la organizza secondo convenzioni, riti, istituzioni che mirano a rafforzare in lui tale illusione.

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La società

Il soggetto, costretto a vivere nella forma, che blocca la spinta delle pulsioni vitali, cristallizzando e di fatto paralizzando la vita, si riduce a un personaggio che recita la parte che la società esige da lui e che egli stesso si impone attraverso i propri ideali morali. Nel caso poi che diventi consapevole delle contraddizioni, delle ipocrisie e degli autoinganni a cui si deve sottoporre, allora si guarderà vivere, compatendo non solo gli altri ma anche se stesso.

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