Lingua italiana: 10 regole da non dimenticare

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Difficoltà: media
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Introduzione

La lingua italiana è una lingua complessa, ma molto affascinante. A detta di molti stranieri, produce un suono davvero soave tanto da renderne piacevole l'ascolto anche senza capire il significato delle parole. Purtroppo e troppo spesso, gli stranieri amano la nostra lingua più di noi che inciampiamo in errori basilari. Per evitare questo destino, occorrerebbe fissare bene nella mente e nell'uso le principali caratteristiche della lingua fin da bambini, con i primi studi, per evitare di cristallizzare gli errori nel tempo. Oggi vogliamo parlare proprio di questo: le 10 regole da non dimenticare per un italiano corretto.

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Distinzione tra "a" e "ha"

Un errore purtroppo molto comune compiuto anche da persone con un titolo di studio elevato è la confusione tra "a", preposizione e "ha" verbo. Per quanto in italiano la consonante "h" sia muta e non vari quindi il suono della parola, il significato scritto delle due parole è estremamente diverso e richiede un'attenzione particolare.

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Distinzione tra "e" e "è"

Anche tra "e", congiunzione, e "è", verbo, in molti fanno confusione. Ancora una volta, la mancanza di differenze di suono induce in errore. La distinzione va memorizzata e impiegata con cura. Qualche piccolo stratagemma può forse aiutarci nella memorizzazione, come pensare che un verbo implica spesso un'azione e richiede, sia nel caso del verbo avere che del verbo essere, una piccola aggiunta ("h" nel primo caso e l'accento nel secondo.

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Utilizzo dell'apostrofo dopo "un"

L'articolo indeterminativo "un" non richiede l'apostrofo davanti a nomi maschili che inizino per vocale in quanto, secondo la grammatica italiana, l'articolo viene troncato (la vocale "o" di "uno" viene eliminata). L'apostrofo è invece obbligatorio se l'articolo "un" è seguito da un nome femminile che inizia per vocale perché la lettera "a" di "una" viene elisa.

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Qual è senza apostrofo

"Qual" è un'apocope, ovvero una parola tronca che non necessita di apostrofo. Non viene elisa al bisogno perché si tratta di una parola esistente nella lingua italiana, presente nel dizionario. È quindi un errore scrivere "qual è", la forma corretta è "qual è".

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L'utilizzo di "ne" o "né"

L'utilizzo di "né" accentato implica l'utilizzo di una negazione all'interno della frase. Vediamo un esempio: "Non mi piacciono né le melanzane né le carote". In assenza di negazione, la particella corretta da usare è "ne" non accentata. Esempio: "Ne vorrei un po' anch'io".

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L'impiego delle maiuscole

Dimenticare una lettera maiuscola dove richiesta è un errore. La lettera maiuscola è richiesta nei seguenti casi: all'inizio di un periodo e dopo punti d'interpunzione; nei nomi propri di persona, soprannomi, appellativi e nomi d'arte; nei nomi propri di luoghi geografici; nei nomi di punti cardinali e corpi celesti; nei nomi di cariche e istituzioni, festività, secoli ed eventi storici, correnti letterarie, artistiche, filosofiche e via dicendo, le sigle di associazioni; nei termini di uso comune nella loro accezione generale e astratta.

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L'uso di "q" e "cq"

Secondo la regola generale, quando la "u" è seguita da vocale occorrerà scrivere "q", se invece è seguita da consonante dovremo scrivere "cu". Alcuni esempi: quaderno, cucina. Esistono però alcune eccezioni che andiamo ad elencare. L'unica parola della lingua italiana contenente due "q" è soqquadro. Esistono poi delle parole dette "capricciose" che si scrivono con "cu" nonostante una vocale segua la "u". Alcuni nomi facenti parte di questa eccezione sono cuoco, scuola, taccuino, cuore, cuoio, ecc. Alcuni aggettivi sono vacuo, proficuo, promiscuo, proficuo, ecc. Infine alcuni verbi sono percuotere, cuocere, evacuare, cucire, ecc.

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L'uso di "cq"

Un altro punto dolente della grammatica italiana si presenta quando dobbiamo riconoscere le parole che presentano "cq" davanti alla "u". Purtroppo non esiste una regola precisa, occorrerà quindi studiarle a memoria. Ecco le principali: acqua e i suoi derivati; alcuni verbi in alcune declinazioni come acquistare, tacque, giacque, piacquero, ecc.

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Distinzione tra "gli" e "le"

La regola è molto semplice, ma nonostante questo viene spesso ignorata. In presenza di un complemento di termine maschile si utilizza "gli", come nella frase "Vado da Marco per chiedergli aiuto", mentre se il complemento è femminile si usa "le" come nella frase "Ho chiamato Alice per augurarle buon compleanno".

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L'uso di "fa", "fa'" e "fà"

Se intendiamo utilizzare la terza persona singolare del verbo fare, allora scriveremo "fa". Alla seconda persona dell'imperativo del verbo fare scriveremo invece "fa'". La scrittura "fà" è da evitare in quanto completamente scorretta e inesistente.

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