Lingua giapponese: il passato

tramite: O2O
Difficoltà: difficile
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Introduzione

Il giapponese è una lingua molto antica e che può risultare molto complessa, specialmente per gli occidentali (e tutti coloro che non appartengono alla cultura asiatica) che possono incontrare varie difficoltà, soprattutto per quanto riguarda la pronuncia e la scrittura. In questa guida impareremo come formare il passato dei verbi giapponesi. Per prima cosa, va detto che i verbi giapponesi possono essere coniugati in due forme distinte, ovvero una forma "piana" e meno cortese (che al presente risulta nella forma base dei verbi: da, taberu, iku) e una forma più cortese, la cosiddetta forma in "masu" (che al presente diventa desu, tabemasu, ikimasu); quest'ultima è utilizzata molto di frequente nella lingua giapponese per evitare di mancare di rispetto a persone di rango sociale più elevato o comunque meritevoli di rispetto
Iniziamo con l'analizzare la forma piana:


.

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Occorrente

  • Conoscere la forma presente piana e cortese dei verbi
  • Conoscere la forma negativa presente piana e cortese dei verbi
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La forma piana

Per coniugare al passato i verbi in forma "piana", è necessario rispettare determinate regole e memorizzare precisi meccanismi. In primo luogo bisogna prestare attenzione alla differenza tra i verbi terminanti in "-ru" e quelli terminanti in "-u". Infatti per quanto riguarda i primi, (cioè i verbi terminanti in "-ru", chiamati anche verbi ichidan), è sufficiente sostituire la desinenza finale "-ru" e sostituirla con il suffisso "-ta", mentre per i verbi terminanti "u"(ovvero i verbi godan) il procedimento è più complesso e dipende da verbo a verbo, la radice rimane la stessa ma in base alla sua composizione (ovvero al fonema terminale della radice) cambierà la desinenza da sostituire alla "-u" (per esempio ai verbi la cui radice termina in a-e-o verrà sostituita la desinenza "-tta").

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La forma cortese

Per quanto riguarda la forma più cortese in -masu, le regole grammaticali che la interessano sono più facili, in quanto tutti i verbi si comportano (a parte rare eccezioni) allo stesso modo: basterà quindi trasformare la base in -masu in -mashita. Quindi, per esempio:
iku - ikimasu - ikimashita (andare)
taberu - tabemasu - tabemashita (mangiare)
kau - kaimasu - kaimashita (comprare)
nomu - nomimasu - nomimashita (bere).
Anche per formare il passato negativo della forma in -masu, possiamo dire che c'è una regola unica, valida per tutti i verbi.
Infatti basterà apporre alla forma -mashita del verbo il suffisso -masen deshita.
Di nuovo, diamo uno sguardo agli esempi:
iku - ikimasu - ikimashita - ikimasen deshita (andare);
taberu - tabemasu - tabemashita - tabemasen deshita (mangiare);
kau - kaimasu - kaimashita - kaimasen deshita (comprare);
nomu - nomimasu - nomimashita - nomimasen deshita (bere).

Continua la lettura
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Le eccezioni

I verbi che terminano in "u" invece, hanno delle regole di flessione più complesse. Possiamo suddividerli in quattro categorie principali:
1) verbi che terminano in "su", formeranno il passato in "shita", quindi
hanasu - hanashita (parlare)
2) verbi che terminano in "ku" e "gu", termineranno rispettivamente in "ita" e "ida", quindi
kaku - kaita (scrivere),
oyogu - oyoida (nuotare);
3) verbi che terminano in "mu", "bu" e "nu", trasformeranno tutti il loro suffisso in "nda", quindi
kamu - kanda (mordere);
asobu - asonda (giocare);
shinu - shinda (morire);
4) verbi che terminano in "ru", "u" e "tsu", perderanno il suffisso in favore di "tta", quindi
kiru - kitta (tagliare)kau - katta (comprare)
motsu - motta (reggere/tenere)
Fanno eccezione solo i verbi suru - shita (fare), kuru - kita (venire) e iku - itta (andare).

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