Lingua giapponese: i verbi

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tramite: O2O
Difficoltà: difficile
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Introduzione

Una delle difficoltà più grandi che si possono incontrare nello studio della lingua giapponese sono i verbi. Questi infatti non prevedono né genere, né numero. I modi e i tempi, si ottengono aggiungendo particelle ausiliarie a radici verbali invariabili. I tempi verbali sono suddivisi in presente e passato. Dalla forma verbale del presente potrà essere ricavata quella del futuro. I modi verbali sono invece quattro: l'indicativo, il condizionale, l'imperativo ed il gerundio. Esiste una distinzione, inoltre, tra verbi transitivi ed intransitivi, e tra verbi passivi ed attivi. La forma riflessiva, al contrario della grammatica italiana, non esiste.

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Occorrente

  • Dizionario Italiano - Giapponese
  • Testo di grammatica per la lingua giapponese
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Differenza tra "lingua piana" e "lingua gentile"

In tutte le lingue esiste un modo di esprimersi formale ed uno informale. Nella lingua giapponese questo ha riscontro anche nella coniugazione verbale. Esistono infatti due forme di linguaggio: quella "gentile" e quella "piana". La forma "gentile" corrisponde al modo formale dell'espressione linguistica ed è conosciuta anche come coniugazione "masu". La "forma piana" appartiene invece alle forme colloquiali familiari.

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Forme verbali "ichidan" e "godan"

I verbi della lingua giapponese si dividono in due classi. Queste classi sono a loro volta suddivise in forme "ichidan" (deboli) e forme "godan" (forti). I verbi della prima classe vanno incontro a modifiche lievi nella coniugazione. Appartengono a questa categoria verbi terminanti in "-eru" ed "-iru". Nella seconda classe i verbi interessati subiscono modifiche più importanti. Normalmente terminano in "-ku", "-gu", "-tsu", "-ru", "-u", "-nu", "-bu", "-mu" e in "-su".

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Formazione dei modi e dei tempi

Per la formazione dei modi e dei tempi vengono utilizzate le basi. Nei verbi "ichidan" il procedimento è piuttosto semplice: basterà togliere la parte finale "ru" dal verbo. Per i verbi "godan" esistono invece 5 possibili basi. La prima nota come "B1" serve soprattutto per le costruzioni con coniugazione negativa, nel potenziale, nel causativo e nel passivo. La seconda (B1a) è utilizzata per formare una proposizione volitiva-esortativa. La terza (B2) compare nella coniugazione gentile. La "B3" coincide con la forma del dizionario ed è utilizzata nelle forme ipotetiche. Compare inoltre nella costruzione delle proposizioni temporali, modali, condizionali e causali. Infine troviamo la base in "e" impiegata principalmente nella costruzione di proposizioni condizionali e per l'imperativo.
Oltre a tutte le basi appena trattate ce n'è un altra molto particolare: la forma in "-te". Più complessa delle altre ha diversi usi e costrutti. Dettagli e particolari di questa forma meritano un'analisi accurata. Qui possiamo limitarci a dire che viene utilizzata principalmente nella coordinazione di due o più verbi.

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Consigli

Non dimenticare mai:
  • Per uno studio più approfondito consultate una grammatica giapponese come la " grammatica di giapponese moderno" di Yoko Kubota

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