Letteratura latina: Seneca

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Introduzione

Lucio Anneo Seneca (4 a. C. - 65 d. C.), detto "il giovane" o "il filosofo" per distinguerlo dal padre Seneca detto "il vecchio" o "il retore", occupa un posto di primo rilievo nella letteratura latina ed è una delle menti più alte e delle personalità più eminenti che il I secolo d. C. Abbia partorito. In questa guida tratterò sinteticamente della vita e delle opere di tale autore.

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I dialoghi

Per quanto riguarda la produzione filosofica senecana, essa comprende dieci "Dialoghi" di argomento prevalentemente etico (importanti sono le tre "Consolationes" a Marcia, alla madre Elvia e al funzionario di corte Polibio; e i trattati "De otio", "De vita beata" e "De ira"); due ampie trattazioni morali ("De clementia", dedicato a Nerone da poco imperatore, e "De beneficiis", sulla beneficienza e la gratitudine); l'opera naturalistica "Naturales quaestiones" in sette libri.
Il meglio di Seneca direttore di anime è tuttavia nelle "Lettere a Lucilio", suo amico e discepolo spirituale: sono 124 divise in venti libri e non fungono da tramite per informare o per trasmettere cultura, bensì rappresentano un messaggio morale pienamente condiviso dall'autore.

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La filosofia

In filosofia Seneca è poco originale ed attinge ecletticamente dallo stoicismo, dal cinismo e dall'epicureismo: il suo merito è quello di aver fatto della filosofia una sofferta e concreta problematica esistenziale. Originalissima è invece la sua prosa, fatta di frasi brevi e nervose.
Come poeta Seneca compose un'acerba satira di tipo menippeo contro il defunto imperatore Claudio ("Apocolocyntosis", e cioè, probabilmente, "La deificazione della zucca") e nove tragedie (di cui le maggiori sono il "Tieste" e la "Medea") assai retoriche e truculente. Esse erano forse destinate alla sola lettura e non alla rappresentazione teatrale per cui non presupponevano tanto il rapporto con un pubblico quanto la presenza di un lettore colto, in grado di capirle e di apprezzarne la densità concettuale.

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Cordova

Seneca, nativo di Cordova (città che darà i natali anche a Lucano, nipote dello stesso Seneca) ed educato a Roma a dottrine stoiche e neopitagoriche, emerse da ragazzo nella poesia. Il suo rapporto con la corte imperiale non fu inizialmente buono: venne infatti esiliato nel 41 d. C. In Corsica (dove restò ben otto anni) dall'imperatore Claudio per un suo presunto adulterio con la sorella di Caligola, Giulia Livilla. In seguito divenne precettore di Nerone e aspirò a educare il giovane imperatore secondo i principi dello stoicismo, col sogno di realizzare nel cuore dell'impero l'utopia del re-filosofo disegnata da Platone. Tuttavia, dopo circa un quinquennio di moderato esercizio del potere da parte di Nerone, la situazione andò mutando. Nerone rivelò a poco a poco la propria natura dispotica, sospettosa e sanguinaria: così il progetto di Seneca andò in frantumi. Nel 62 d. C. Egli si allontanò dalla corte ma nel 65, sospettato di aver partecipato alla congiura di Pisone contro l'imperatore, il filosofo ricevette dallo stesso Nerone l'ordine di suicidarsi e lo eseguì con stoica fermezza.

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