Letteratura: il pessimismo leopardiano

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Introduzione

Il 1798 fu l’anno che vide la nascita di uno dei più intensi e appassionati poeti della letteratura italiana: Giacomo Leopardi.
Nacque a Recanati, un piccolo comune delle Marche, ed è considerato il maggior poeta del Romanticismo italiano e una delle più grandi figure della letteratura a livello mondiale.
Scrittore, filosofo, poeta. I suoi scritti si sono da subito caratterizzati e distinti grazie ad una straordinaria qualità lirica e ad una profonda riflessione sull'esistenza e sulla condizione umana.
In questa guida affronteremo una particolare dimensione del pensiero leopardiano, quella del pessimismo.

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Le sofferenze fisiche

La tematica del pessimismo, che ha fatto da sfondo all’intera opera del poeta, si collega direttamente alle condizioni di salute cagionevoli ed alla sfortunata condizione fisica dell'autore.

Tra il 1815 e il 1816, Leopardi fu colpito da gravi difficoltà a livello fisico, egli attribuì i propri disagi all'eccessivo studio e alla postura non idonea tenuta durante le intere giornate trascorse presso la biblioteca di proprietà paterna, con il capo chino sui libri. In realtà fu colpito da una forma di tubercolosi ossea alla colonna vertebrale, che gli causò una dolorosa deviazione della spina dorsale e una crescita stentata, oltre che importanti problemi cardiaci, respiratori, neurologici, febbre e stanchezza frequente. Queste precarie condizioni di salute lo condussero anche a sofferenze di tipo depressivo, a frequenti sbalzi di umore, tipici dei disturbi bipolari, che lo facevano passare dall'euforia alla disperazione inconsolabile nell'arco di poco tempo.

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Il disagio sociale

Questo continuo stato d'animo e questa sua sofferenza fisica, si ritrovano nell’opera leopardiana, espressi attraverso una lucida, continua e dolente consapevolezza e visione dell'esistenza come dispiacere, amarezza ed angoscia. Il malessere fisico, accompagnato da una profonda timidezza innata, rese più acuto il disagio sociale del poeta, che lo portò ad isolarsi da tutti e a considerarsi un essere inferiore nei confronti del mondo.

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Le tre fasi del pessimismo

Il pessimismo leopardiano si divide principalmente in tre fasi: individuale, storico e cosmico.

Il pessimismo individuale lo si trova principalmente nelle opere dell'adolescenza e della prima giovinezza, ed è esplicitato da concetti che esprimono la convinzione che la vita sia spietata e cinica con il singolo individuo.

Nel pessimismo storico, Leopardi esterna sentimenti di nostalgia per i periodi passati che, a suo giudizio, erano migliori di quelli in cui era costretto a vivere.

Infine, nella fase del pessimismo cosmico la sofferenza è indicata come destino dell'uomo dall'inizio della vita alla morte; la natura è considerata un'acerrima nemica a cui è vano tentare di ribellarsi.

Unica soluzione, riuscire a raggiungere la pace e l’equilibrio con sé stessi, in modo da trovare rimedio e riparo al dolore costante e persistente del vivere.

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