Le novelle di Verga

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Introduzione

Giovanni Verga, (1840-1922) è stato uno scrittore e drammaturgo italiano, riconosciuto come grande esponente di una corrente letteraria chiamata il Verismo. Lo scrittore, quindi, non ha più un ruolo chiave e partecipativo nel racconto, ma si pone al margine della descrizione come narratore regredito che rinuncia ai suoi pensieri e ai suoi giudizi per regredire appunto al livello sociale e culturale dei personaggi di cui intende parlare. La sua letteratura vede di base la scientificità e il senso di pessimismo dei naturalisti, senza alcuna speranza di miglioramento sociale. Egli è stato fortemente influenzato dal darwinismo sociale, una delle maggiori teorie di quell'epoca. In questo post, più nel dettaglio, vedremo le sue clebri opere: le novelle.

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La prima raccolta di novelle è del 1879, si intitola ''Primavera e altri racconti''. Qui vi si parla come tema principale dell'amore per ciò che riguarda gli ambienti dell'alta borghesia milanese; e i racconti qui pubblicati, in realtà erano precedentemente usciti prima su alcune riviste. Poi c'è la raccolta dal nome ''Nedda'' è il primo esempio di pre verismo in cui viene descritta una Sicilia povera e umile.

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Invece, con le novelle del 1880 ''Vita dei Campi '' e del 1883 ''Novelle rusticane'', inizia la vera e propria fase del verismo di Verga. Ancora una volta la protagonista è la classe sociale bassa ai quali fanno solo da contorno i nobili del paese. Verga ha l’occasione di parlare di quel paesaggio siciliano al quale è tanto legato e di addentrarsi nella descrizione della sconfitta di chi si vuole cimentare nella scalata sociale. Emerge chiaramente qui il pessimismo verghiano di cui “Rosso Malpelo”, “Jeli il pastore” e “Fantasticheria” sono solo alcuni esempi. Vi sono poi, in conclusione, “Drammi intimi” del 1884.

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Nelle Novelle veriste, l’autore descrive in modo nudo e crudo le miserie umane dell’ambiente siciliano. L’ambiente aspro della sua terra natia si affianca alla profonda indagine della vita contadina dove i soggetti, già raccontati in alcuni romanzi contemporanei, sono descritti con uno stile più maturo e tagliente. Ma l’intensità delle emozioni e delle passioni umane rimangono le stesse: gelosia, vendetta, indifferenza, freddezza sono ancora i fili che reggono le trame dei racconti mentre il destino beffardo sogghigna alle spalle dei personaggi. Il narratore è di nuovo regredito e Verga stesso nella prefazione del “Cliclo di vinti” afferma che l’autore non deve prendere parte alla narrazione perché non ha diritto a giudicare o criticare ciò che accade.

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