Le Leggi di Keplero e il moto dei pianeti

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Introduzione

La Geografia Astronomica è una delle materie scolastiche più belle e interessanti di tutto il percorso: scoprire l'origine dell'Universo, la formazione della Terra ed il motivo della propria rotazione su se stessa sono degli argomenti che si studiano volentieri. Gli antesignani dell'astronomia sono stati l'astronomo polacco Nicolò Copernico (con la sua teoria eliocentrica, secondo cui sono i pianeti a girare intorno al Sole e non viceversa come si pensava all'epoca), l'italiano Galileo Galilei (che progettò e realizzò il primo cannocchiale, per osservare da vicino il moto astrale) e lo scienziato tedesco Giovanni Keplero (il cui contributo rappresenta la base dell'astrologia moderna). Nella seguente guida, passo dopo passo, vi illustreremo nel dettaglio le tre Leggi di Keplero cercando di renderle facilmente comprensibili.

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Prima legge di Keplero

Giovanni Keplero si avvicinò presto all'astrologia (e, precisamente, alle teorie di Niccolò Copernico), iniziò a scrivere i primi trattati sull'evoluzione dell'universo quando divenne insegnante in Austria e successivamente pubblicò il libro "Astronomia Nova" nel 1609 (dove enunciò due delle proprie leggi) e lo scritto "Harmonices Mundi" (dove rese pubblica la sua ultima legge). La prima legge di Keplero afferma che l'orbita descritta da un pianeta è un'ellisse ed il Sole occupa uno dei due fuochi: dunque, lo scienziato tedesco individuò anche le distanze di Afelio e Perielio, che rappresentano rispettivamente le distanze massime e minime dal Sole.

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Seconda legge di Keplero

La seconda legge di Keplero sostiene che il raggio vettore che collega il centro del Sole a quello del pianeta descrive delle aree identiche in tempi uguali: tale enunciazione spiega che la Terra, quanto più s'avvicina al Sole, incrementa sempre più la sua velocità, poiché al Perielio il raggio di distanza Terra-Sole è minore e all'Afelio è abbastanza maggiore. Due aree, invece, nonostante siano corrispondenti, avranno una forma differente: i movimenti decritti in questa legge condizionano anche la durata delle stagioni.

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Terza legge di Keplero

La terza legge di Keplero afferma che i quadrati dei periodi di rivoluzione sono proporzionali ai cubi dei semiassi maggiori delle loro orbite: pertanto, quest'ultima enunciazione dello scienziato tedesco metteva in relazione le distanze dei corpi celesti con il loro moto di rivoluzione (orbita intorno al Sole), consentendo di calcolare una delle due grandezze avendo disponibile l'altra.

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