Le figure retoriche più diffuse

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Introduzione

Il linguaggio umano non serve soltanto per informare e comunicare, ma anche per evocare, impressionare ed emozionare.
È come se le parole fossero dei colori o delle note, attraverso la loro sapiente combinazione, infatti, è possibile costruire dei capolavori, non sotto forma di dipinti e melodie ma di avvincenti romanzi e suggestivi versi poetici.
In questa dimensione artistica del linguaggio, hanno un ruolo fondamentale le cosiddette “figure retoriche” ossia delle forme di espressione linguistica che hanno lo scopo di deviare il discorso in un certo senso, creando un effetto che ha un particolare impatto su chi legge o ascolta. Possiamo nello specifico distinguere: le figure di significato, le figure di pensiero e le figure di parola.
Scopriamo attraverso questa guida quali sono le più diffuse figure retoriche….

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Figure retoriche di significato

Le figure retoriche di significato sono quelle in cui viene traslato il significato di una parola o di un’espressione verso altre, tra le più comuni: la metafora e l’eufemismo.
La metafora sostituisce parole o concetti che hanno una somiglianza con il significato della parola sostituita. Ad esempio, “ È una persona d’oro” per esprimere il concetto del gran valore della persona (di grande valore è anche l’oro).
L’eufemismo, serve per “ammorbidire” un concetto o un’espressione troppo dura. Ad esempio “Quella persona si è spenta”, per dire che è deceduta.

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Figure retoriche di parola

Le figure retoriche di parola, sono quelle collegate direttamente ad un’espressione linguistica, tra le più diffuse: l’anafora e l’onomatopea.
Si parla di anafora quando si ripete una o più parole all'inizio di un testo per far comprendere un concetto. Un esempio, una poesia di Giovanni Pascoli: “Sentivo il cullare del mare, sentivo un fru fru tra le fratte; sentivo nel cuore un sussulto”.
L’onomatopea, invece, è la riproduzione di un suono per indicare un concetto che lo ricordi: un esempio è il miagolare del gatto (la parola miagolare contiene il verso stesso del gatto, miao).

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Figure retoriche di pensiero

Le figure retoriche di pensiero, infine, riguardano direttamente i concetti e le idee che si vogliono esprimere, tra le più note: l’antitesi e l’ossimoro.
L’antitesi consiste nell’accostare due frasi, oppure parole, di senso opposto all’interno di un discorso. Un esempio: “Buoni si nasce, cattivi si diventa”.
L’ossimoro è una forma di antitesi e consiste nell’associare parole tra loro opposte e incompatibili, ad esempio: “Il rumore del silenzio” oppure “La dotta ignoranza”.

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