Le 10 opere più divertenti di Plauto

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Introduzione

Tito Maccio Plauto è ad oggi uno degli autori più apprezzati della letteratura latina: sagace, irriverente e divertente, molto della nostra tradizione comica italiana deve ai suoi testi. Intrecci imprevedibili e identificazione di "tipi" quali il servo astuto, il vecchio, il giovane amatore, il lenone, il parassita, il soldato vantone entreranno non solo nella tradizione del nostro cinema, ma prima ancora in quella teatrale. Di seguito vi riportiamo le dieci opere più divertenti che meglio condensano il potenziale creativo e comico dell'autore latino, che per la maggior parte ha prodotto testi accattivanti e di facile lettura, tra peripezie, colpi di scena e doppi sensi.

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Aulularia o Commedia della pentola

Il vecchio Euclione scopre di possedere nel suo focolare una pentola piena d'oro, una fortuna che deve difendere da tutti, soprattutto da chi sospetta possa portargliela via. Prima fra tutti la sua serva Stafila, ma ancor più del suo vicino Megadoro, uomo ricco che chiede in sposa sua figlia, e che teme in realtà voglia solo entrare in casa sua per rubare il suo oro. Intanto però la figlia di Euclione, Fedra, si trova ad essere già "impegnata": Laconide, figlio di Eunomia, sorella di Euclione, l'ha infatti violentata e vuole chiederla in sposa. Euclione però offre in sposa sua figlia a Megadoro, ma senza dote e facendogli pagare le spese del banchetto nuziale. I preparativi conducono Euclione a proteggere con i denti la sua pentola dal cuoco Congrione, che malmena, incapace ormai di rendersi conto di sfiorare la paranoia. Non gli resta allora che spostare la sua preziosa pentola nel tempio della dea Fede. A seguirlo però, senza che lui se ne accorga, è Strobilo, figlio di Laconide, che tenta senza successo di acciuffare il tesoro. Il servo però non si arrende: riesce ad impadronirsene per nasconderla in casa di Medoro, dopo che Euclione l'aveva affidata al Dio Silvano. Laconide intanto rivela ad Euclione di aver violentato sua figlia, e con l'aiuto della madre la chiede in sposa. Pur acconsentendo Euclione è ossessionato dalla perdita della pentola, ignaro di chi se ne sia impossessato, e a riguardo riempie di domande Laconide, che confuso crede parli della gravidanza della figlia. Non sappiamo come va a finire, perché la commedia si interrompe quando Strobilo cercherà di cedere a Laconide la pentola in cambio della sua libertà. La presenza però di doppi sensi, intrecci e incomprensioni ne fanno una delle commedie più accattivanti.

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Mostellaria o Commedia del Fantasma

L'anziano Teopride parte per l'Egitto. Occasione ghiotta per il figlio Filolachete che dopo aver recitato la parte del figlio modello, atletico e diligente, inizia ad organizzare banchetti, sperando il patrimonio del padre. Ma non solo, perché per sposare la bella cortigiana Filemazio di indebita con un usuraio per liberarla. Al ritorno di Teopride, lo schiavo Tranione, mente astuta, inganna il padrone dicendogli che un fantasma ha infestato casa, mentre Filolachete banchetta con gli amici, e ha costretto all'acquisto di una nuova casa con il patrimonio disponibile e quindi esaurito. Su tutte le furie una volta scoperto l'inganno Teopride sta per avventarsi sullo schiavo, ma l'arrivo dell'amico Callidamate alla fine risolverà la situazione, riportando tutti alla conciliazione. Si tratta di una delle commedie che mostrano quanto Plauto sapesse dare al divertimento una giusta dose di ironia ma anche morale.

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Cistellaria o Commedia della Cesta

Risate, rivelazioni e colpi di scena sono gli ingredienti della Cistellaria, titolo che si ispira alla storia della protagonista Selenio. La ragazza infatti, trovata dalla cortigiana Melénide, era stata esposta e ritrovata all'interno di una cesta che contiene tutti i suoi oggetti di riconoscimento. Ad innamorarsi di lei è il giovane Alcesimarco, che potrà sposarla solo dopo aver superato una serie di prove, attraverso le quali scoprirà anche in Selenio, la figlia del suo vicino di casa. Padre e figlia si ritroveranno così per caso dopo lungo tempo, dopo l'abbandono avvenuto perché la ragazza era stata frutto di un amore extraconiugale.

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Miles Gloriosus

Ripresa più volte a teatro, e tra le più note di Plauto, Miles Gloriosus è una delle commedie più divertenti, che tiene con il fiato sospeso fino all'ultima pagina. Si tratta anche di una delle più lunghe. Ad aprire la storia è l'amore tra la cortigiana Filocomasio e Pleusicle, cittadino ateniese, ambasciatore a Naupatto. A mettere in difficoltà il loro amore ci pensa Pirgopolinice, soldato superbo e capriccioso che arriva ad Atene e rapisce Filocomasio portandola ad Efeso. A rintracciare la ragazza sarà Palestrione, schiavo di Pleusicle, ma il suo viaggio si trasforma in una peripezia: rapito dai pirati viene venduto come schiavo proprio a Pirgopolinice, che viene a sapere però proprio dal suo schiavo dove si trova la ragazza. Il giovane arriva ad Efeso, ospitato da Periplectomeno, un vecchio amico del padre. Dopo una serie di malintesi, peripezie, vittorie e sconfitte, Pleusicle riuscirà a riportare a casa la sua bella cortigiana, e a dare una lezione al Miles Gloriosus.

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Truculentus, o Lo Zotico

La seducente cortigiana Fronesio vuole divertirsi con i suoi tre spasimanti: Strabace, un campagnolo che ha un servo di nome Truculento, Diniarco, un concittadino benestante, e Stratofane, soldato sbruffone e spaccone. Obiettivo della donna in realtà è quello di chiedere a ciascuno di loro ingenti somme di denaro, ma sarà il servo Truculento ad accorgersi dell'inganno e volerlo sventare. Fronesio però, presa dall'ira, lo impedisce con tutte le sue forze, e dopo una dura lite tra dispute e frasi volgari, farà cadere nella sua trappola anche il servo. In realtà però, dopo un ennesimo inganno, si scoprirà che l'identità di Fronesio non è esattamente quella che appare.

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Menaechmi

Riproposta più volte a teatro, i Menaechmi è tra le commedie più famose di Plauto. Al centro della storia è la vicenda di due fratelli gemelli, Menecmo I e Menecmo II, che smarriti e rapiti, dopo diverse avventure e peripezie potranno ritrovarsi in patria. La vicissitudine principale è rivelata nel prologo: da piccoli, il padre, mercante di Siracusa, portò uno dei due gemelli al mercato di Taranto, dove il piccolo si smarrì, ma una volta ritrovato venne adottato come figlio legittimo da un uomo di Epidammo. Un dolore forte per il padre, che ammalatosi morì. Il nonno dei due gemelli, decise di dare allora al gemello rimasto, il nome di Menecmo. Sarà quindi lui ad andare alla ricerca di Menecmo I, per ritrovarlo e riportarlo a casa.

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Captivi, I prigionieri

Come per i Menaechmi, anche qui si tratta ancora di un fortunato esempio di commedia degli equivoci. Un uomo etole chiamato Egione, era padre di due figli ma entrambi destinati ad allontanarsi da lui: il primo perché rapito e disperso dalla nascita, l'altro perché fatto prigioniero di guerra. Nel tentativo di voler salvare quest'ultimo, Egione diventa commerciante di schiavi per poterne scambiare uno con suo figlio, ma l'impresa non si rivela così semplice. Egione acquista Filocrate come schiavo, insieme al suo servo Tindaro, ma i due lo traggono in inganno scambiandosi di identità, e lasciando che Filocrate ad andasse a contrattare per riportare ad Egione suo figlio. Ma scoperto l'inganno l'uomo andrà su tutte le furie, decidendo di punire Tindaro, che forse per lui potrebbe essere molto più di uno schiavo incontrato per caso.

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Stichus

Panegiride e Panfila sono in attesa dei loro due mariti, che partiti non danno loro notizie da circa tre anni. Il padre delle due, Stichus, incita le figlie a risposarsi, ma le due che credono fortemente nel vincolo sacro del matrimonio, non vogliono saperne. Le due però intanto continuano ad essere infelice e preoccupate circa la sorte che le attende, abbandonate a loro stesse. La sorte però dopo numerose difficoltà, sofferenze ed equivoci premierà la loro pazienza e attesa, e persino il padre scalpitante verrà ricompensato al ritorno dei due mariti delle figlie.

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Psèudolus

Amore e possesso, con conseguenti peripezie, sono al centro di Pséudolus. Calidoro desidera fare sua la cortigiana Fenicia, ma già promessa ad un soldato macedone. Si affida allora al suo schiavo astuto e fedele Psèudolo, pronto ad escogitare un piano per assicurare la ragazza al suo padrone. Il soldato macedone però intanto ha già pagato parte della somma necessaria a fare sua la ragazza: manca poco ormai per consegnare l'intera somma al lenone Ballione. Spetterà ad Arpace, schiavo del soldato, consegnare le ultime mine e portare via la fanciulla, ma sconvolgere tutto ci pensa Psèudolo. Lo schiavo raggira Arpace, prende le mine fingendosi schiavo di Ballione e porta Fenicia da Callione, che mentre si gode la sua amante, ricompensa di vino abbondante Pséudolo.

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Asinaria o Commedia degli Asini

Agrippo, figlio di Demeneto, perde la testa per Filénia, cortigiana figlia della mezzana Cleereta. La madre le organizza costantemente appuntamenti d'amore, ma in cambio di venti mine d'argento, da consegnare nell'arco di una giornata, viene promessa per un anno a Diàvolo. Demeneto però, che vuole accontentare suo figlio, nel frattempo ordina ai suoi due schiavi di derubare la moglie Artèmona che controlla l'intero patrimonio di famiglia, e poter così dare ad Agrippo i soldi per concedersi una notte d'amore con Filénia. Il suo sogno sta per realizzarsi una volta ricevuti i soldi, ma il padre dopo il misfatto, desidera come ricompensa proprio una notte con Filénia. Colto però in flagrante dalla moglie Artémona, sarà punito inaspettatamente.

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