Latino: la consecutio temporum

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Introduzione

Nella tradizione grammaticale latina, i tempi di una clausola principale -almenoi tempi assoluti come il presente (facio), l'imperfetto (feci) e il futuro (faciam) - sonoconsiderati come denotazioni di momenti cronologici del tempo; ad esempio, come può esserevisto nel termine tempus, che ha sia un'interpretazione referenziale (tempo), cheun'interpretazione linguistica (tesi), come il suo iponimi Praesens, praeteritum, e Futurum. L'ordine degli eventi cade intre fasi: per tutto ciò che ha un inizio, una crescita e una fine. Tuttavia, la corrispondenza tra la tensione e il tempo non è così semplice e sono presenti varie discordanze tra queste due dimensioni, come ad esempio: Praesens pro praeterito, Praesens pro futuro, Futurum propraesente (con connotazioni modali) e praeteritum pro praesente. Com'era prevedibile, gli usi non letterali sono più frequentemente trovati per il presente. Ecco questa famosa particolarità della lingua latina: la consecutio temporum.

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Partiamo dalla prima possibilità e cioè quella in cui si utilizza un tempo principale (ad esempio il presente o il futuro e l'imperativo), nella proposizione reggente. In questo caso, si usa il congiuntivo presente se le due azioni sono contemporanee, il congiuntivo perfetto se c'è un rapporto di anteriorità e il participio futuro + sim (congiuntivo presente del verbo essere) se intercorre una idea di posteriorità. Vediamo alcuni esempi. Ex te quaero quid agas, ti chiedo cosa fai --> contemporaneità. Ex te quaero quid egeris, ti chiedo cosa hai fatto --> anteriorità. Ex te quaero quid acturus sis, ti chiedo cosa farai --> posteriorità.

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Se nella proposizione reggente vi è un tempo storico (imperfetto, perfetto e piuccheperfetto), si utilizza il congiuntivo imperfetto in un rapporto di contemporaneità, il congiuntivo piuccheperfetto se c'è una idea di anteriorità e il participio futuro + essem (congiuntivo imperfetto del verbo essere). Vi illustro degli esempi. Ex te quaesivi quid ageres, ti chiesi cosa facevi --> contemporaneità. Ex te quaesivi quid egisses, ti chiesi cosa avevi fatto --> anteriorità. Ex te quaesivi quid acturus esses, ti chiesi cosa avresti fatto --> posteriorità.

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Se nella proposizione principale compare un infinito, bisogna considerare se si tratta di un infinito presente o passato. Nel primo caso, si dovrà seguire la correlazione dei tempi principali; nel secondo, quella dei tempi storici. Scire cupio cui haec dicturus sis, desidero sapere a chi lo dirai. Le proposizione interrogative indirette, che dipendono strettamente da una frase principale, seguono anch'esse le regole della consecutio temporum. Dic mihi cur taceas, dimmi perché taci.

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