Latino: come riconoscere e tradurre le proposizioni consecutive

Tramite: O2O 29/09/2016
Difficoltà: media
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Introduzione

La grammatica latina è uno degli scogli principali per gli studenti dei licei. Appena si inizia con i vari complementi è molto difficile tenere tutto bene a mente. Ma quando si passa all'analisi del periodo la situazione si complica ulteriormente. In realtà destreggiarsi con le traduzioni non è poi così complicato. Basta conoscere bene le regole e riconoscere le diverse proposizioni diventa abbastanza fattibile, quasi semplice. In questa guida vedremo come riconoscere e quindi tradurre le proposizioni consecutive dal latino all'italiano.

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Occorrente
  • vocabolario latino-italiano
  • pregresse conoscenze sulle declinazioni, verbi e analisi logica e del periodo
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Prima di proseguire è bene avere ben chiaro quali sono le proposizioni consecutive in italiano. Come per l'analisi logica, anche nell'analisi del periodo possiamo individuare le funzioni delle diverse proposizioni. In particolare, le consecutive indicano una conseguenza di quanto si dice nella reggente. Per capire meglio, prendiamo la frase: "Marco è tanto buono che tutti lo amano". Gli elementi che indroducono la consecutiva sono "tanto" e "che". Il primo, l'avverbio di quantità, appartiene alla reggente. La congiunzione "che", invece, appartiene alla consecutiva. In italiano il verbo delle consecutive è al modo indicativo presente, imperfetto o passato remoto.

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Vediamo ora come si presentano le preposizioni consecutive in latino. La congiunzione che le introduce è "ut" se è positiva o "ut non" se è negativa. Gli avverbi della reggente, detti anche espressioni correlative, possono essere diversi. Abbiamo "ita" e "sic", che significano semplicemente così. Poi ci sono "tam" seguito da aggettivo o avverbio, "tanto" seguito da un comparativo o "tantum" seguito dal verbo. Più rari "(usque) adeo" o "usque eo", seguiti da un genitivo oppure "totiens" o "eiusmodi" da soli. Si possono trovare anche alcuni pronomi, come "is, ea, id" oppure "talis, tale". Infine possiamo trovare anche "tantus, a, um" oppure "tot" e "tam multi". Il verbo delle preposizioni consecutive in latino è al congiuntivo presente, imperfetto o perfetto ed non segue la consecutio temporum.

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Ora che abbiamo ben chiara la teoria, vediamo come si procede. Dopo aver sottolineato tutti i verbi, cerchiamo le congiunzioni che introducono le diverse subordinate. Quando incontriamo "ut" o "ut non" dobbiamo controllare subito due cose. La prima è il verbo che segue, quindi controllare che sia al congiuntivo presente, imperfetto o perfetto. Poi vedere se nella principale c'è una delle espressioni correlative. Quest'ultimo elemento, purtroppo, non è sempre presente, ma si può comunque intuire dal significato della frase. Il rischio è di confondere le consecutive con le finali. Se abbiamo "ut non" siamo certi che è una consecutiva. Se abbiamo il congiuntivo imperfetto siamo altrettanto certi che si tratta di una consecutiva. Se abbiamo "ut" con il congiuntivo presente e imperfetto, invece, possiamo avere una finale o una consecutiva. Se nella principale c'è un'espressione correlativa sarà sicuramente una consecutiva. Se non c'è probabilmente è una finale, ma a seconda del senso potrebbe essere una consecutiva.

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Una volta riconosciute, tradurre le consecutive diventa abbastanza semplice. Traduciamo letteralmente l'espressione correlativa, come ce la restituisce il vocabolario. La congiunzione "ut" si traduce con la congiunzione "che" e il verbo da congiuntivo diventa indicativo. Il presente e l'imperfetto mantengono lo stesso tempo anche in italiano, il perfetto latino diventa passato prossimo o passato remoto. Possiamo lasciare la consecutiva implicita quando il soggetto è lo stesso della reggente. In questo caso si traduce con "da" seguito dal verbo all'infinito: presente se in latino c'è il presente o l'imperfetto, passato se c'è il perfetto.

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Attenzione ad alcune particolarità. Quando la negazione nelle proposizioni consecutive si trova nei nomi, aggettivi o avverbi, non c'è mai "ut non" ma solo "ut". Se la reggente è negativa, le consecutive possono essere introdotte da "quin" al posto di "ut". Infine, esistono anche le proposizioni consecutive relative. In questo caso la consecutiva non è introdotta da "ut" ma dal pronome relativo "qui, quae, quod".

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Consigli
Non dimenticare mai:
  • Quando traduci, sottolinea tutti i verbi e poi cerca le parole che introducono i diversi tipi di subordinata
  • Ricordiamoci che "tantus, a, um" significa "tanto grande" e non "tanto"
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