La vita solitaria di Giacomo Leopardi

Tramite: O2O
Difficoltà: media
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Introduzione

La letteratura italiana vanta la presenza di figure estremamente influenti, tra poeti e autori di prosa. Ciascuno di essi ha segnato un'epoca e si distingue per il proprio personalissimo stile narrativo e lirico. Tra i letterati più celebri ricordiamo il poeta di Recanati, Giacomo Leopardi. Autore controverso e tormentato, costretto a vivere in totale reclusione per i propri disagi a livello fisico, Leopardi ci ha regalato diversi capolavori, come "L'infinito", "Il sabato del villaggio", "A Silvia", "il passero solitario" e tanti altri ancora. Un componimento poetico particolarmente evocativo è "La vita solitaria". Si tratta di una poesia composta da 107 endecasillabi, scritta nel 1821. Essa si trova strettamente legata, tematicamente parlando, ad altre opere liriche dello stesso autore. Qui di seguito andremo dunque ad analizzare "La vita solitaria" di Giacomo Leopardi in termini stilistici e contenutistici. Naturalmente, per poter apprezzare al meglio questa poesia, dobbiamo avere qualche conoscenza di base sull'autore e, in generale sulla sua intera produzione letteraria.

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Occorrente

  • Manuale di letteratura italiana
  • Passione per la poesia
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Analisi dell'opera

"La vita solitaria" di Giacomo Leopardi è un componimento poetico che si suddivide in quattro strofe di versi endecasillabi privi di rima. La scena descritta nella prima strofa è quella di una mattinata piovosa, in cui l'io narrante si sveglia e ammira il paesaggio circostante dal proprio balcone. Ai suoi occhi si palesa uno spettacolo davvero suggestivo, portato dal sole che fa capolino tra le nubi cariche di pioggia. Questa immagine positiva si tramuta però in un sentimento di profonda inquietudine. L'autore si rivolge alla natura esprimendo la propria sofferenza e in qualche modo la rimprovera per averlo abbandonato. Egli si sente insoddisfatto, non avverte più la gioia di vivere. Inoltre l'ambiente naturale non lo aiuta a risollevarsi. Passando alla seconda strofa, ci troviamo dinanzi agli occhi una nuova immagine. L'io poeta ci racconta di come sia affascinante ammirare la quiete pomeridiana del paesaggio rurale da un'altura. La tranquillità della natura in quella fase della giornata permette all'essere umano di abbandonare ogni forma di dolore e inquietudine. La terza strofa si apre con il pensiero dell'autore verso l'amore. Egli afferma che questo fortissimo sentimento è ancora in grado di far sussultare il suo cuore, solo che ormai non gli appartiene più. Leopardi ci conduce poi verso la quarta ed ultima strofa rivolgendosi alla luna. Dopo averla elogiata per la sua bellezza e per tutte le sue caratteristiche, egli le promette lodi ogni volta che la vedrà fare irruzione nella quiete della sua tacita solitudine.

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Il ruolo della natura

Come possiamo evincere dall'analisi de "La vita solitaria" di Giacomo Leopardi, il rapporto tra uomo e natura è il tema predominante dell'intero componimento. La natura dapprima benevola nei confronti dell'essere umano, diviene ora una specie di traditrice che volta gli le spalle e lo lascia nella sua solitudine. Essa si fa garante unicamente della felicità e della gioia di vivere, mentre abbandona coloro che soffrono. Questo aspetto contraddittorio porta l'autore a sentirsi abbandonato e incompreso. Da ciò deriva quel senso di rassegnazione che lo porta a desiderare ardentemente di porre fine alle proprie sofferenze per mezzo del suicidio. D'altro canto, la quiete e la bellezza trasmessi dal paesaggio naturale, fanno in modo che l'uomo si senta in qualche modo protetto. Lo spirito vitalistico della campagna porta ad una sorta di evasione dell'anima dal corpo sofferente. In qualche modo si prova un forte sollievo verso i dolori dell'animo e quelli fisici, alimentato dal silenzio assoluto.

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Il tema della solitudine

Quello della solitudine, è un secondo tema fortemente presente ne "La vita solitaria" di Giacomo Leopardi. Il rapporto tra uomo e natura appare strettamente correlato alla solitudine come condizione inevitabile dell'essere umano. Anche questo elemento ha una doppia valenza. La solitudine in quanto stato negativo tipico dell'uomo è al tempo stesso generatrice di emozioni. Essa riporta la pace tra l'individuo e la natura, risvegliando in lui dei sentimenti che sembravano ormai dimenticati, morti e sepolti. La felicità, come abbiamo visto, viene incarnata dalla natura, che si fa portatrice di semplicità e bellezza. Il tutto in contrasto con ciò che rende l'uomo infelice e insoddisfatto di sé, come la civiltà e la scienza. Il ritorno alle origini porta soltanto benefici e una sensazione di appagamento che allontanano il dolore dall'animo umano, comunque lo anestetizzano in maniera alquanto efficace. In sintesi, la solitudine e il rapporto con la natura riescono a trattenere l'individuo dal porre fine ai propri giorni.

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Consigli

Non dimenticare mai:
  • Leggere gli idilli di Leopardi per capire meglio le tematiche trattate dall'autore.
  • Confrontare la poetica leopardiana con quella di altri autori contemporanei.
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