La terza guerra d'indipendenza in breve

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Introduzione

Conoscere la storia del proprio paese è importante per capire le scelte e le decisioni che hanno detrminato l'accadimento di certi eventi, e che hanno influenzato e delineato il quadro politico e sociale attuale. Purtroppo a scuola la storia non è sempre apprezzata dai giovani ragazzi che difficilemente riescono a studiarla bene. Ma bisogna sapere che l'Italia è uno dei paesi con una delle storie più lunghe ed avvincenti che si possano raccontare, e per studiarla tutta ci vorrebbero anni. In questa guida ci soffermeremo però solo su un determinato periodo storico che ha contribuito a delineare in maniera decisiva quella che è l'Italia di adesso. Stiamo parlando della Terza guerra d'indipendenza.
La terza guerra d'indipendenza si svolge nel 1886 e vede l'Italia allearsi con la Prussia nel conflitto contro l'Austria. Con la proclamazione dell'unità, il 17 marzo 1861, nasce lo stato italiano. Vittorio Emanuele II, infatti, diventa il re degli stati italiani che fino a quel momento erano stati dominati da altre monarchie. Il Veneto e Roma, tuttavia, restano esclusi dall'unificazione a causa della presenza dell'Austria nel nord italia e di quella papale sui territori romani. La Prussia, stato tedesco, essendo a conoscenza della presenza austriaca in Veneto, cerca nel governo italiano un alleato contro l'Austria: quest'ultima, infatti, rappresenta per entrambi i paesi un ostacolo alla completa unificazione.
Il problema del Veneto venne risolto seguendo il suggerimento di Cavour, ovvero mediante l'alleanza con la Prussia. Guglielmo I, re di Prussia, continuando il programma del suo antenato Federico Il Grande, era intenzionato a togliere in breve tempo all'Austria l'egemonia in Germania, allo scopo di sostituirvi quella della Prussia. Vediamo quindi di approfondire meglio il discorso e fare più chiarezza nella faccenda.

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L'8 aprile 1866, il presidente del consiglio Alfonso La Marmora stipula un accordo con Otto Von Bismarck, primo ministro prussiano, con cui si impegna ad appoggiare la Prussia in caso di guerra contro l'Austria. L'Austria si rende presto conto del pericolo e propone la cessione del Veneto per via amichevole. La Marmora temporeggia. Egli si trova di fronte a una scelta difficile: decidere di non appoggiare più la Prussia o combattere la guerra contro l'Austria. Il Veneto sarebbe stato assegnato all'Italia e le due potenze avrebbero fatto pace senza il permesso dell'altra. Non appena l'Austria venne a conoscenza del patto, propose all'Italia, per mezzo di Napoleone III, il Veneto, ma La Marmora rifiutò.

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Il 12 giugno la Prussia, che al contrario dell' Italia non attende, rompe i rapporti con l'Austria e dopo 4 giorni invade i suoi territori. L'Italia prende parte La guerra iniziò il 16 giugno del 1866 tra Austria e Prussia, ed il 19 giugno tra l'Italia e l'Austria. L'esercito prussiano, comandato dal generale Moltke, entrò in Boemia e vinse gli Austriaci a Sadowa, arrivando a pochi chilometri da Vienna. Il re avrebbe voluto entrare nella capitale, ma Bismarck, per non offendere l'Austria che voleva restare neutrale in caso di una possibile guerra contro la Francia, si oppose.

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L'Italia prende parte alle ostilità a partire dal 23 giugno. L'esercito italiano, viene diviso in due parti, rispettivamente capeggiate da Vittorio Emanuele II, affiancato da La Marmora e dal generale Enrico Cialdini. I generali escogitano un piano d'attacco basato su due interventi militari separati in due diverse zone del Lombardo-Veneto. Tuttavia le difficoltà di comunicazione e coordinamento tra i due schieramenti indeboliscono l'azione di La Marmora che il 24 giugno subisce un importante sconfitta presso Custoza, in provincia di Verona. Il 20 luglio, l'Italia riceve un altro duro colpo presso l'isola di Lissa, lungo le coste della Dalmazia. Qui il generale Carlo Persano viene attaccato e successivamente sconfitto dalla flotta austriaca presente sull'isola. Senza un comando a causa della rivalità sorta fra i generali La Marmora e Cialdini, venne sconfitto a Custoza il 24 giugno.

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Nel frattempo le truppe volontarie di Giuseppe Garibaldi, a cui erano state affidate le azioni militari in Trentino, stanno ottenendo importanti vittorie sull'esercito austriaco. Tuttavia, l'8 agosto il governo impone a Garibaldi di ritirarsi dal Trentino, e a malincuore, Garibaldi risponderà al governo con il celebre: "Obbedisco".

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La guerra terminò con la firma della Pace di Praga, il 24 agosto del 1866, tra la Prussia e l'Austria. SI stabiliva che l'Austria cedeva alla Prussia i diritti sui ducati dell'Holstein e dello Schleswig e che veniva esclusa dalla Germania. Inoltre la Prussia poteva redigere un nuovo ordinamento dando origine alla Confederazione della Germania settentrionale.

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La pace viene firmata a Vienna il 3 ottobre 1866, e gli accordi prevedono la consegna del Veneto all'Italia, ma non del Trentino e della Venezia Giulia, che rimanevano ancora fuori dai confini italiani. L'Italia, quindi, alla fine della guerra si trova arricchita di una nuova provincia, facendo un ulteriore passo verso la completa unità nazionale.

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Per quanto riguarda il problema di Roma non fu possibile risolverlo con trattative politiche tra Napoleone III ed il Pontefice, ma solo con le armi, poiché Papa Pio IX non riconobbe l'esistenza del nuovo regno. Mentre il governo sceglieva le vie diplomatiche, nel 1862 Garibaldi sbarcò a Palermo, e attaccò pesantemente Napoleone III definendolo <>. Successivamente passò lo stretto con lo scopo di avvicinarsi a Roma ma fu fermato ad Aspromonte nel 1862 da alcune truppe inviate da Napoleone III. Garibaldi ferito venne arrestato e inviato nel forte di Varignano, vicino a La Spezia. Successivamente venne liberato e rimandato a Caprera, mentre il Ministro Rattazzi fu costretto a dimettersi.

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Per aggirare l'ostacolo rappresentato soprattutto dalla Francia, il 15 settembre del 1864 il governo stipulò un accordo: la Convenzione di Settembre. Con questo trattato si stabiliva che la capitale d'Italia fosse spostata da Torino a Firenze, e che Francia avrebbe tolto da Roma, entro due anni, le truppe. In quell'epoca Garibaldi con dei volontari, si preparò a passare i confini dello Stato pontificio, ma venne arrestato a Sinalunga, vicino a Siena, sempre su richiesta di Napoleone III e condotto a Caprera. Qui Garibaldi fuggì e riprese il comando dei suoi uomini.

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Garibaldi era intenzionato ad organizzare una insurrezione a Roma con l'aiuto dei fratelli Enrico e Giovanni Cairoli, ma furono catturati dalla milizie pontificie. Così Garibaldi varcò il confine e riuscì a sconfiggere le milizie del Papa a Monterotondo il 25 ottobre, ma poi venne sconfitto e costretto al ritiro dalla milizie pontificie e francesi.

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Il 20 settembre del 1970 l'esercito italiano aprì una breccia nelle mura di Roma, presso Porta Pia, consentendo ai due battaglioni, comandati dal generale Raffaele Cadorna, di occupare la città. L'evento sancì la fine del potere temporale della Chiesa e l'anno successivo la capitale passò da Firenze a Roma, dove Vittorio Emanuele fece la sua trionfale entrata.
Le guerre di indipendenza sono forse il periodo più complicato e controverso che la nostra nazione possa aver passato. Difatti durante questo periodo la vasta quantità di avvenimenti che si sono succeduti, ne hanno reso difficile l'apprendimento immediato. Grazie ai consigli di questa guida potrete iniziare a studiare le guerre di indipendenza in maniera veloce, delineando un quadro più semplice e che potrà essere approfondito in seguito attraverso libri di storia più dettagliati o ricerche mirate, anche dei personaggi principali che ne hanno fatto parte e che aiuteranno a comprendere meglio determinate scelte operate in quel periodo. Non mi resta quindi che augurare buono studio e buon divertimento.
Alla prossima.

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