La prima guerra mondiale in pillole

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Introduzione

Difficile ridurla a poche righe, ma vediamo come raccontare la Prima Guerra Mondiale in pillole. La Grande Guerra infiammò l'Europa e non solo tra il 1914 e il 1918. Le premesse del sanguinoso conflitto vanno viste nella corsa agli armamenti che, tra la fine dell'Ottocento e l'inizio del Novecento, vide contrapporsi soprattutto l'Impero Tedesco, l'Inghilterra e la Francia, tutte intente, nel secolo precedente, ad assicurarsi un adeguato equipaggiamento bellico finalizzato al predominio commerciale e coloniale. Tale clima di tensione sfociò nella nascita di alleanze difensive tra gli Stati: la Triplice Alleanza, costituita, nel 1882 a scopo difensivo da Germania, Austria-Ungheria e Italia, dall'altro una serie di trattati bilaterali: la Francia stipulò una duplice alleanza con la Russia nel 1894 e una intesa cordiale con l'Inghilterra nel 1904; l'Inghilterra si alleò nel 1902 col Giappone e stipulò una intesa con la Russia nel 1907. Completa il quadro il trattato tra Russia e Giappone, a garanzia dell'indipendenza della Corea, risalente al 1898.

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È nell'ottica di questo quadro di alleanze che l'omicidio dell'arciduca austriaco Francesco Ferdinando a Sarajevo nel 1914 e la conseguente dichiarazione di guerra dell'Austria-Ungheria alla Serbia provocarono una sorta di effetto domino che in breve trascinò l'Europa e parte del mondo extraeuropeo nella guerra: l'Austria invase la Serbia, la Germania invase il neutrale Belgio sperando di penetrare in profondità in territorio francese.
Sul fronte orientale, l'Austria soffrì alcune rovinose sconfitte in Galizia, mentre la Germania, dopo un avvio fallimentare, operò una sostituzione ai vertici delle forze armate che si rivelò vincente.
L'entrata in guerra della Turchia, nell'ottobre del 1914, apre nuovi fronti di scontro: contro la Russia nel Caucaso e contro l'Inghilterra nei possedimenti coloniali di questa in Medio Oriente e nel Golfo Persico.

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Nel 1915, l'Italia entra in guerra: lacerata internamente da un dibattito pubblico che contrapponeva interventisti e neutralisti decise di intervenire nel conflitto in seguito a garanzie di grandi vantaggi territoriali offerte dall'Intesa e siglate nel cosiddetto Patto di Londra. L'entrata in guerra dell'Italia provocò l'apertura di un ulteriore fronte lungo l'arco alpino. Il 1917 è un anno di svolta con lo scoppio della Rivoluzione Russa. Dopo le proteste provocate dalle condizioni miserevoli della popolazione civile e dell'esercito, ci fu la presa del potere da parte dei bolscevichi nel novembre del 1917. Lenin, leader bolscevico, prese il potere e instaurò un regime di tipo comunista. Subito dopo avviò difficili trattative di pace con gli imperi centrali che culminarono con il trattato di Brest-Litovsk, a fronte del quale la Russia si ritirava dal conflitto e subiva consistenti perdite territoriali a favore di Germania e Austria.

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Nell'ottobre del 1917, una massiccia offensiva austro-tedesca sfondò le linee italiane a Caporetto e penetrò in profondità in territorio friulano e veneto subendo una battuta d'arresto sulla linea del Piave.
Gli Imperi centrali non poterono giovare effettivamente della sconfitta russa sul fronte orientale poiché nell'aprile precedente anche gli Stati Uniti d'America erano entrati in guerra. Per motivi logistici, tuttavia, gli americani poterono sbarcare in Europa solo agli inizi del 1918, quando la situazione sembrava volgere a favore degli Imperi Centrali. L'arrivo delle truppe fresche e la riorganizzazione delle forze dell'Intesa permise, nel corso del 1918 di avviare delle decisive controffensive sul fronte occidentale. I tedeschi furono costretti a ritirarsi verso il Belgio. Nel contempo, sul fronte italiano, il 23 ottobre, l'offensiva italiana guidata dal generale Armando Diaz, provoca la sconfitta degli austriaci a Vittorio Veneto e la conseguenze firma dell'armistizio il 29 ottobre. Il 30 ottobre si arrende anche l'Impero Ottomano e una forza di occupazione alleata si insediò a Istanbul. La situazione della Germania era più complessa: il 2 ottobre i primi moti rivoluzionari, provocati dai soldati stanchi del conflitto, iniziarono a infiammare il Paese, contagiando anche la popolazione civile che era ormai ridotta in condizioni miserevoli. L'unica soluzione era lasciare ai rivoluzionari il compito di trattare la resa che di fatto avvenne l'11 novembre 1918.

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