La prima guerra mondiale: i 14 punti di Wilson

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Introduzione

Con l'entrata nella I Guerra Mondiale degli Usa al fianco della Triplice Intesa, nel 1917, l'andamento generale prese immediatamente una piega più chiara, profilandosi l'impotenza dell'Alleanza (ormai non più Triplice, ma Duplice col passaggio dell'Italia all'altro fronte) di resistere agli attacchi con un tale dispiegamento di forze fresche, ben fornite di ogni tipo di materiale. Ma il Presidente americano Wilson sapeva benissimo che una guerra non finisce semplicemente con una vittoria e con la dichiarazione di fine delle ostilità, ma che per essere certi che il periodo successivo porti effettivamente ad un periodo di pace e tranquillità, è necessario avere un'ampia visione delle prospettive che non siano limitate al -qui, adesso e subito-, come vendette e risarcimenti dei singoli stati. È famosa per esempio la frase che amava ripetere e che gli sarà da guida per la sua visione del futuro, precisamente "Ci dovrebbe essere una pace senza vittoria... Solo una pace fra uguali alla fine può durare". Ecco quindi che molto prima della fine della I Guerra Mondiale (ufficialmente l'11 Novembre 1918), precisamente a pochi mesi dall'entrata in guerra degli Usa, il Presidente americano presenta al Congresso riunito in seduta unica il suo piano per il dopoguerra. Riteneva infatti che non bisognasse semplicemente sedersi e discutere tra vincitori, ma avere una visione e un piano globale affinché quella che era stata definita la più grande e più terribile delle guerre combattute fino ad allora, fosse anche l'ultima. Ecco, dunque, la prima guerra mondiale: i 14 punti di Wilson.

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Le idee base

Prima di affrontare concretamente i 14 punti, è necessario capire bene quali idee sono alla base del pensiero che guidò Wilson nella loro formulazione. Prima di tutto, egli aveva ben presente che una pace stabilita dai soli vincitori, così come era accaduto al Congresso di Vienna del 1815, seguito alla sconfitta di Napoleone, coi vinti che vengono (come in una celebre vignetta satirica) presi, legati, insacchettati e tagliati a pezzi, crea semplicemente le basi per nuove guerre. Quindi, l'idea fondamentale è un tavolo di pace aperto a vincitori e vinti, dalla stessa parte del tavolo delle trattative. La seconda idea chiave molto cara al pensiero di Woodrow Wilson era l'affermazione senza se e senza ma, del concetto di - Nazionalità -. La nazione, cioè l'insieme di individui legati e collegati da una stessa storia, lingua, religione, usi, costumi e tradizioni, non può e non deve essere divisa, sfruttata, oppressa in quanto sarebbe la strada migliore per una nuova guerra.

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Considerazioni generali

Nei primi 2 punti Wilson stabilisce alcune posizioni generali riguardanti i futuri trattati di pace: essi dovranno essere pubblici, fatti alla luce del giorno in modo che nessuno dubiti dell'onestà di fondo o pensi subito a complotti a favore dell'uno o dell'altro. Al secondo posto, Wilson inserisce l'assoluta libertà di circolazione dei mari, al di là delle acque territoriali (12 miglia marine dalla costa) salvo casi stabiliti dalla cooperazione internazionale: era ancora vivo nella sua mente e in quella di tutti gli Americani quanto successo proprio nel 1917, l'affondamento immotivato da parte tedesca del transatlantico Lusitania costato la vita a moltissime persone, cosa che aveva spinto gli Usa all'entrata in guerra.

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Le barriere economiche

Wilson chiede la completa soppressione delle barriere commerciali, con la libera circolazione delle merci senza protezionismi di nessun genere per le nazioni che si impegnano a mantenere la pace: gli Stati Uniti ricordano ancora alle origini della loro storia lo sgradito obbligo di commerciare esclusivamente da e per la Gran Bretagna, uno dei motivi che avevano portato alla lotta per l'Indipendenza dalla stessa.

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Gli armamenti

Al punto 4, si chiede chiaramente e fermamente l'impegno dei singoli Stati ad un riarmo minimo tanto per poter garantire la sicurezza interna: proprio la corsa agli armamenti è il primo segno di quella spinta nazionalistica che porta infatti allo scoppio inevitabile di una guerra. Quello infatti era avvenuto tra le Grandi Potenze Mondiali che non contente di scontrarsi sul piano economico dei commerci, nei primi del '900 avevano pensato bene di passare alla parte pratica, sottovalutando ciascuna la forza dell'altra e la capacità distruttiva di quanto costruito.

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Le colonie

Uno dei problemi chiave sarebbe stato quello delle colonie e ricordiamo che in ballo vi erano i più grandi Imperi Coloniali mai visti, compreso l'Impero Britannico, quello Francese e Tedesco. Il punto 5 parla di spirito largo e imparziale tra le parti in causa e con parti in causa sembrerebbe intendere (anche se la cosa non è molto chiara) anche le nazioni colonizzate. Naturalmente affermare, per di più per iscritto, che le popolazioni in causa dovranno avere lo stesso peso dei governi in causa, fa capire che non tutti (per non dire nessuno) fu contento di quanto sostenuto qui da Wilson.

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La Russia

Nel punto 6 Wilson parla dei territori occupati nelle prime fasi della guerra, le zone cioè che prese nel periodo di avanzamento veloce (quello che si credeva la "Blitz Krieg") diventò la desolazione occupata dalle trincee e dalla terra di nessuno. Wilson sostiene che tutte queste terre dovranno essere evacuate da una parte e dall'altra. Così, la Russia, il Belgio e la Francia dovranno avere il ritorno alle vecchie frontiere e tutto dovrà essere restaurato: l'impegno dovrà andare particolarmente in direzione della Russia (punto 6) che uscita prima dalla guerra per via della Rivoluzione comunista, non deve essere per questo schiacciata e colpita.

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Il Belgio e la Francia

Continuando il discorso intrapreso al punto 6 circa le terre occupate, i punti 7 e 8 fanno particolare riferimento al Belgio e alla Francia. Il primo era stato completamente invaso nella speranza di arrivare immediatamente a Parigi, per cui ora la terra dovrà essere liberata e tutto ricostruito. Così per la Francia che merita la restituzione delle terre prese nella guerra contro Napoleone III del 1871, precisamente le due regioni dell'Alsazia e della Lorena, le regioni eternamente contese per i loro giacimenti di carbone e ferro .

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L'Italia

Anche il confine italiano dovrà essere suddiviso tra le nazionalità coinvolte, badando all'autonomia di ogni gruppo. Ma dividere questa terra comportava certo dei problemi per le profonde interconnessioni tra i vari popoli viventi in esse: stabilire un confine non sarebbe stato facile e sarebbe stata un'altra delle rivendicazioni per la II Guerra Mondiale.

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L'Impero Austro-Ungarico

Si dovrà assicurare indipendenza ed autonomia ai popoli dell'Impero Austro-ungarico, di cui si sancisce in pratica lo smantellamento, con la costituzione di Stati che rispettino il diritto di nazionalità. Seguendo questo punto, l'enorme Impero Austro-Ungarico si ridurrà al piccolissimo Stato dell'Austria, diventato Repubblica.

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La Serbia

Alla Serbia (colpevole in pratica dell'attentato di Sarajevo), ma alleata dell'Intesa dovrà essere procurato uno sbocco al mare, per la precisione l'Adriatico. Il tutto tramite quello che nel punto 11, viene definito -un amichevole scambio di vedute-.

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La Turchia

Lo stesso destino riservato all'Impero Austro-Ungarico viene previsto nel punto 12 per l'Impero Ottomano in quanto i popoli diversi che lo costituiscono, devono avere possibilità di raggiungere un governo autonomo. Il punto strategico dei Dardanelli tra il mar Nero e il Mar di Marmara, controllato un tempo dalla sola Turchia, e chiave per passare verso il Mediterraneo, dovrà essere libero a tutti, di libero passaggio in qualsiasi circostanza.

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La Polonia

Viene riconosciuto il diritto all'esistenza della Polonia che all'epoca del Congresso di Vienna era stata distrutta e divisa senza tener conto del suo popolo: ora lo Stato deve essere ricostituito, garantendogli un accesso al mare, ma per far questo chiaramente bisognerà toccare sia la Russia sia la Germania e sarà proprio qui che si scatenerà il secondo conflitto mondiale con l'attacco di Hitler a Danzica per arrivare all'altro pezzo di Germania, cioè la Prussia Orientale.

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Un'organizzazione mondiale per la pace

I 14 punti si chiudono con un richiamo di Wilson alla consapevolezza che trovare accordi in tutti i momenti non è cosa semplice, per cui al fine di ritrovarsi sempre vicini per discutere i problemi prima che essi sfocino in una guerra, viene proposta un'associazione delle nazioni, posta in territorio neutrale che sia una vera garanzia di pace. Proprio perché l'unico realizzato in pratica, anche se non con molto successo, il 14° punto acquista grande importanza.

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I risultati

Basta scorrere i trattati di pace separati (per ciascuno stato) e tenuti a partire dalla fine del 1918 a Versailles per capire che Wilson si avanzò di scrivere e leggere i punti che non furono affatto rispettati: prevalse in linea di massima il desiderio di prevalere e di schiacciare le potenze che avevano perso, con la spartizione di immensi Imperi Coloniali e con l'imposizione di tasse di guerra in oro che distruggeranno interi paesi, calcando ciò che già era avvenuto nella guerra e dando spazio ai partiti nazionalistici che chiedevano una vendetta. L'unico punto che venne concesso a Woodrow Wilson fu l'istituzione di un'Organizzazione mondiale: la sede prescelta fu Ginevra in Svizzera per la sua neutralità, il nome la SdN, cioè la Società delle Nazioni. Essa fu in pratica l'antenata dell'ONU costituita dopo la fine della II Guerra Mondiale, ma come questa oggi ha pochissimo potere di risoluzione e d'intervento, la prima era altrettanto impotente e debole e in pratica fu un tentativo abortito. I successi della stessa furono minimi e comunque apparenti, ma a partire dalle questioni più gravi affrontate, come per esempio l'uso in Africa nell'attacco italiano dell'Etiopia da parte di Mussolini dei gas (1936) e poi con le pretese espansionistiche di Hitler, essa dimostrò tutta la sua fragilità e impotenza, col naufragio misero della stessa istituzione.

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