La poetica di Fabrizio De Andrè

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Introduzione

“Dio ci salvi dal maledetto buon senso” se tutti fossero normali e se fossero dotati esclusivamente di buon senso non esisterebbero gli artisti e probabilmente neppure i bambini.
Fabrizio De Andrè, cantautore contemporaneo si dedicò alle classi popolari, al nomadismo ed alla stessa interpretazione della religione: si definì il poeta degli ultimi e degli esclusi. Il cantore delle prostitute e viandante tra i vicoli malfamati. Così viene spesso etichettato de Andrè.
La sua poetica, quindi, risulta intrinseca di luoghi sommessi, reietti ai limiti delle città, tutto raccolto nel più intimo messaggio che solo De Andrè fu in grado di trasmettere con la sua musicalità.

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Biografia

La biografia di De Andrè racconta di un giovane nato nel 1940 da famiglia borghese, si potrebbe definire nato ribelle ed educato nelle scuole gesuite; davanti a lui una via già tracciata per una laurea in giurisprudenza ed una profiqua carriera da avvocato, ma il suo animo sensibile lo riporterà alla sua passione, la musica. Ricorda la prima chitarra elettrica acquistata a sedici anni, dopo aver convinto la madre, e le prime esperienze musicali jazz con un gruppo di ragazzi genovesi, fino a rimanere lentamente ed incondizionatamente sedotto dalla musica, la stessa per cui si dedicò per quarant'anni. Dotato di sensibilità ed un'intelligenza uniche, lo resero non un banale contestatore tout court, né un anarchico nel senso comune del termine, come è spesso stato descritto, ma un uomo e un poeta vero.

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La poetica

Perché se Faber (soprannome affidatogli dall'amico d' infanzia Paolo Villaggio, a causa della sua passione per una nota marca di matite) e i suoi testi sono riconosciuti ormai in tutto il mondo come poesie in quanto tali sia nei contenuti che nella forma; leggendo le sue canzoni ci si imbatte in tratti caratteristici dei componimenti poetici, perquanto lui stesso non abbia mai amato difinirsi un poeta, ma dichiarando di aver scelto di essere un cantautore.
La poetica di De Andrè è fondamentalmente incentrata su pochi temi: "Ho sempre avuto poche idee, in compenso fisse", diceva Faber. E così, possiamo ben dire che De Andrè ha avuto un unico tema: l’uomo e la sua miseria.

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Attenzione agli emarginati

In ogni sua creazione, il cantautore volge la sua attenzione agli ultimi, gli emarginati, i reclusi della società contemporanea. Un lungo viaggio attraverso ogni aspetto delle città, dalla prostituzione alla tematica della sessualità, trattata in maniera pungente da Pasolini nei medesimi anni, non volendo mai distogliere lo sguardo da chi, invece, la vita avevo dimenticato. Canta di loro De Andrè, spinto dalla speranza di ripristinare “una giustizia sociale che ancora non esiste e l’illusione di poter partecipare, in qualche modo, a un cambiamento del mondo” (De Andrè, op. Cit.). Ma se la sua pietà è dichiarata nei confronti di coloro che sono riconosciuti come ultimi, anche nei confronti di chi non è piùi in grado di salvarsi dalla corruzione e dall'oblio dell'ordine, tale staticità rende intrappolati del medesimo sistema, un sistema cantato più volte, come nel caso del protagonista di "Giugno 73", tanto immersa nel suo sistema da non riuscire a cogliere l’intensità e la libertà di un amore, ambientata nel pieno degli anni '70 del secolo scorso, mossi dalle burrascose rivolizioni studentesche del sessantotto, il cosiddetto "autunno caldo". È il senso di libertà di De Andrè, che viene spesso detto “anarchia”, a renderlo grande: egli descrive un'umanità intensa, che tende al cielo e che viene ricondotta verso terra dalle sovrastrutture che essa stessa ha creato.

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Propensione verso il cielo

La propensione verso il cielo è presente spesso nelle canzoni di De Andrè, principalmente nell'album rivoluzionario uscito nel 1970 (per stessa ammissione del cantautore, il suo migliore album), e ne “La Buona Novella”. L'autore si ritrova immerso nel vivo della contestazione studentesca tocca l’apice nel parlare di un Gesù uomo, un'immagine rivoluzionaria perché propone agli uomini un cambiamento fondato sul pensiero e sull'amore. Un uomo con tutte le debolezze caratteristiche della sua natura intrinseca, ma forte nel rivendicare la dignità umana nella libertà del pensiero. E la figura di Maria, donna e madre, è quanto di più commovente abbia prodotto l’arte. E così l’uomo che lascia il mondo delle regole costituite per dedicarsi alla sua vera natura, alla giustizia sociale, all'amore, è un uomo profondamente religioso, se per religione si intende un insieme di insegnamenti morali accettati e praticati.
E il sentimento di pietà di cui è intrisa l'opera di De Andrè è la chiave per spiegarne il pensiero, che non si spiega con le parole, ma si "dispiega" all'ascolto.

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