La filosofia di Kant in pillole

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Introduzione

Immanuel Kant, uno dei maggiori filosofi di tutti i tempi, nacque a Konigsberg nel 1724 da famiglia povera. È stato uno dei maggiori esponenti della corrente illuministica tedesca e precursore della filosofia idealistica. Il perno della dottrina kantiana è il superamento della metafisica dogmatica attraverso una critica della ragione che individua i presupposti e i confini delle capacità cognitive dell’uomo. In questa guida, attraverso 11 brevi pillole, schematizzeremo la filosofia di ,Kant in due principali punti: gli scritti anteriori alla prima "Critica" e gli scritti riguardo la “Critica della Ragione” considerando di pari passo le influenze degli altri autori e l’ambito storico in cui si veniva a trovare uno dei più grandi filosofi tedeschi.

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Iniziamo dunque ad analizzare i periodo precedente alla stesura della prima Critica. La formazione che Kant aveva ricevuto all'università, lo portava naturalmente ad aderire, in fisica a Leibniz e in metafisica a Wolff cioè ad una metafisica costruita con metodo matematico, in cui da alcuni principi si deducono con metodo matematico tutte le verità riguardanti l’ontologia, la psicologia, la cosmologia e le teologie razionali. Il wolffismo di Kant risulta dalla Nova dilucidatio dove egli illustra i principi primi della metafisica, individuandoli nel principio di [non] contraddizione formulato leibnizianamente come “ciò che è, è – ciò che non è, non è”.

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Intorno al 1762 Kant lesse Hume e Rousseau e si svegliò da quello che poi chiamo il “sonno dogmatico” cioè la sua adesione acritica alla metafisica wolffiana: da qui nasce la critica alla metafisica wolfiana. In realtà quello che contribuì maggiormente a questo risveglio fu un’adesione sempre maggiore alla fisica newtoniana, il cui metodo apparve a Kant l’unico veramente scientifico. Nel Tentativo di introdurre in filosofia il concetto delle grandezze negative, Kant dichiara che il metodo matematico impiegato da Wolff in metafisica, secondi cui si parte da principi e si tenta di dedurre da essi tutte le verità, approda a oscure astrazioni, difficilmente controllabili, mentre è necessario partire dall'esperienza, come fa la fisica di Newton, e da qui risalire ai principi.

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Nelle altre opere di questo periodo Kant passa poi a criticare direttamente il contenuto di metafisica di Wolff, in particolare per quanto concerne la teologia razionale. Così, nell’Unico argomento possibile per dimostrare l’esistenza di Dio, Kant dà ragione a Crusius secondi cui l’esistenza non è un predicato, cioè una determinazione di una cosa, la quale possa essere dedotta dalla sua essenza o da qualche ragione precedente; indi critica, su questa base, tutte le dimostrazioni tradizionali dell’esistenza di Dio, cioè quella ontologica, quella cosmologica e quella fisico-teologica; infine afferma che l’unico argomento valido per dimostrare l’esistenza di Dio, è quello per cui il possibile presuppone l’esistente e, poiché è impossibile che non vi sia nessun possibile, deve necessariamente esserci un esistente, il quale è appunto Dio.

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L’inizio della fase costruttiva del pensiero kantiano è segnato dalla Dissertazione Sulla forma e i principi del mondo sensibile e intellegibile. La Dissertazione parte dal presupposto, allora diffuso nelle filosofia tedesca, che vi siano due “mondi” del tutto distinti tra loro, quello “sensibile”, oggetto della sensibilità, e quello "intellegibile", oggetto dell’intelletto. La sensibilità, afferma Kant, è una facoltà puramente passiva, cioè è la capacità di essere affetti, o modificati, dalle cose esterne. Essa dunque non ha per oggetto le cose come realmente sono, ma le cose come appaiono a noi, cioè il fenomeno.

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L’intelletto, invece, è la facoltà di pensare il mondo intellegibile cioè di riferire i propri concetti a oggetti non sensibili, i quali costituiscono la vera realtà detta noumeno cioè realtà pensante. Qui appare una posizione ti tipo palesemente platonico, secondo cui la vera realtà non è quella che appare ai sensi, ma quella che viene pensata dall'intelletto, e tra l’una e l’altra non c’è passaggio.

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