La Divina Commedia in breve

Tramite: O2O 08/03/2020
Difficoltà: facile
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Introduzione

La Divina Commedia è un poema scritto da Dante Alighieri tra il 1304 e il 1321, anni in cui il poeta era costretto a vivere lontano dalla città di Firenze, dalla quale era stato esiliato per ragioni politiche. La "Commedia" è una delle opere più importanti di tutta la letteratura medievale e descrive il viaggio immaginario e simbolico di Dante - che è quindi contemporaneamente autore e protagonista della narrazione - attraverso i tre mondi dell'aldilà: Inferno, Purgatorio e Paradiso. In questa guida, ti forniremo in breve alcune notizie fondamentali su questo capolavoro della letteratura italiana.

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Struttura

Qual è la struttura della Divina Commedia? Dante immagina il suo poema come un architetto avrebbe disegnato una splendida cattedrale. Ogni elemento della narrazione ha un posto preciso e, con un gusto tipicamente medievale, i numeri giocano un ruolo fondamentale nella costruzione dell'opera. Soprattutto, ritorna a più riprese il numero tre, simbolo di perfezione e rimando alla natura trinitaria di Dio secondo la dottrina cristiana. Il testo infatti è organizzato in tre cantiche, Inferno, Purgatorio e Paradiso, corrispondenti appunto ai tre mondi attraversati da Dante. A sua volta ogni cantica è suddivisa in trentatré canti (qualcosa di simile ai capitoli di un romanzo moderno), più uno che serve da introduzione generale all'inizio dell'Inferno: in questo modo i canti in totale sono cento. Il numero tre ritorna anche nella scelta di suddividere i versi in strofe di tre. Il poema è scritto infatti in terzine dantesche, ovvero strofe formate da tre endecasillabi a rime incatenate, secondo lo schema ABA, BCB, CDC: in pratica, il secondo verso di ogni terzina introduce la rima che sarà ripresa nel primo e nel terzo verso della terzina successiva, generando quell'effetto di "incatenamento" per cui ogni strofa è legata tramite le rime sia alla precedente, sia alla seguente.

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Linguaggio

La lingua della Commedia è il volgare fiorentino del Trecento: si tratta quindi della lingua che veniva parlata nella città di Firenze al tempo di Dante, ma rivisitata e nobilitata (ad esempio con l'uso di termini che rimandano al latino) per adeguarla ai fini letterari e poetici. Mano a mano che si prosegue nella lettura, inoltre, il linguaggio diviene sempre più complesso, perché Dante deve confrontarsi con la difficoltà di illustrare i complessi concetti filosofici e teologici necessari a spiegare la natura e il funzionamento del Purgatorio e, soprattutto, del Paradiso. In quest'opera si possono quindi individuare diversi registri linguistici, che vanno dal più "basso" e comico al più aulico e sublime. Nell'Inferno si trovano rime più aspre e un linguaggio più semplice, nel Purgatorio un tono elegiaco che trae spunto dal Dolce Stil Novo, mentre nel Paradiso un linguaggio più elevato, derivante dalla cultura classica e filosofica. Il suo stile è caratterizzato da cesure, neologismi, parole di uso popolare, dialetti, latinismi e quant'altro, per questo si parla di plurilinguismo dantesco. Il linguaggio utilizzato da Dante nel poema è considerato la base dell'italiano moderno: per questa ragione, Dante viene tipicamente indicato come il padre della lingua italiana.

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Personaggi

E quindi, che cosa racconta la Divina Commedia? Riassumere in poche righe un poema di enorme complessità è ovviamente impossibile. Ci sono però tre personaggi chiave che fanno da guida a Dante nei vari passaggi del suo viaggio e che occorre tenere presente se si vuole avere un'idea complessiva del poema. La vicenda inizia con lo smarrimento di Dante nella "selva oscura", simbolo della condizione di peccato che tiene il poeta lontano dalla visione di Dio. In soccorso di Dante, arriva il poeta latino Virgilio, l'autore dell'Eneide: sarà lui la prima guida di Dante nella discesa attraverso i luoghi dell'Inferno e nella successiva risalita fino alla cima della montagna del Purgatorio. Qui, però, Virgilio deve fermarsi: essendo un pagano, cioè un uomo che non ha conosciuto il messaggio di Cristo, egli per quanto saggio non può arrivare al Paradiso ed occorre quindi un'altra guida che accompagni Dante nella parte finale del suo viaggio. La seconda guida è quindi Beatrice: la donna amata dal poeta, simbolo di perfezione e, come dice il suo nome, capace di condurre Dante alla beatitudine, ovvero di avvicinarlo a Dio. Nella parte finale del racconto, però, per illustrare i complessi concetti teologici legati alla visione della divinità che è il culmine del viaggio, occorre una terza guida: tocca quindi a San Bernardo sostituirsi a Beatrice e condurre Dante al centro del Paradiso, dove appunto il poeta è ammesso alla contemplazione di Dio.

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Inferno

L'Inferno si mostra come un enorme baratro a forma di cono rovesciato, il cui vertice è collocato al centro della Terra. Questa voragine è stata creata dalla caduta di Lucifero, il capo degli angeli ribelli che fu cacciato dal Paradiso da Dio. All'entrata dell'Inferno si trova il fiume Acheronte. Sulle sue rive ci sono le anime dei morti che attendono di essere trasportate dal traghettatore di anime, Caronte, sul lato opposto del fiume. Le anime subiscono una pena in base ai peccati che hanno commesso in vita. I peccati sono suddivisi in tre grandi categorie: incontinenza (lasciarsi andare agli impulsi primordiali senza utilizzare la ragione); violenza (contro Dio, contro gli altri o contro se stessi); frode (usare la ragione per fare del male). Queste tre categorie sono a loro volta suddivise in nove cerchi o gironi, ciascuno dei quali corrisponde ad un determinato peccato. Nel primo cerchio ci sono coloro che non hanno ricevuto il battesimo; nel secondo i lussuriosi; nel terzo i golosi; nel quarto gli avari e i prodighi; nel quinto gli iracondi e gli accidiosi; nel sesto gli eretici; nel settimo i violenti; nell'ottavo i ladri, gli ipocriti, i seminatori di discordia, i falsari, i consiglieri di frode; nel nono i traditori. Nella parte più profonda, che corrisponde al centro della Terra, si trova Lucifero, che eternamente maciulla i tre traditori Giuda, Bruto e Cassio.

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Purgatorio

Il Purgatorio è un monte in cui sono presenti tutte quelle anime che hanno commesso peccati di minore gravità e che attendono di poter essere purificate per accedere al Paradiso. Il Purgatorio è composto da sette cornici, in ciascuna delle quali sono distribuite le anime a seconda delle colpe commesse. Esse risiederanno nella rispettiva cornice per un tempo proporzionale alla gravità della colpa. Ogni cornice corrisponde ad un vizio capitale. Se nell'Inferno i peccati si aggravano man mano che si scende in profondità (quindi i peccati del quinto girone, ad esempio, sono più gravi di quelli del primo), nel Purgatorio è il contrario: qui il cammino di Dante procede dal peccato più grave a quello più lieve (quindi i peccati della quinta cornice sono meno gravi di quelli della prima cornice). Anche il Purgatorio ha una struttura tripartita: all'ingresso vi è l'Antipurgatorio, poi il Purgatorio vero e proprio e infine il Paradiso terrestre, dove le anime completano la loro purificazione nelle acque del fiume Lete.

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Paradiso

Il Paradiso è costituito da nove cieli concentrici, al centro del quale si trova la Terra. I primi sette cieli prendono il nome dai pianeti del sistema tolemaico (Luna, Mercurio, Venere, Sole, Marte, Giove, Saturno), mentre gli ultimi due sono rappresentati dalle Stelle fisse e dal Primo Mobile. Tutte le anime del Paradiso si trovano nell'Empireo assieme a Dio, ma si presentano a Dante nei vari cieli per spiegargli i misteri teologici e rendergli più comprensibile il viaggio. Ogni anima appare in un determinato cielo in base alle caratteristiche spirituali che l'hanno contraddistinta in vita. Dunque: nel cielo della Luna compaiono gli inadempienti, nel cielo di Mercurio gli spiriti attivi, in quello di Venere gli spiriti amanti e così via. Ogni anima non desidera nient'altro oltre a quello che già ha e vuole soltanto quello che Dio vuole. Anche qui vi è una tripartizione delle anime: ci sono quelle che hanno meritato il Paradiso per le virtù della vita mondana, della vita attiva e della vita contemplativa. Al di sopra di tutti i cieli si trova l'Empireo, che ha la forma di un grandissimo fiore al cui centro siedono il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo, circondati dagli angeli.

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Consigli

Non dimenticare mai:
  • Se devi affrontare la lettura della Divina Commedia o di alcuni suoi brani, non farti spaventare dal linguaggio, che a prima vista potrà sembrarti molto difficile. Un buon metodo consiste nel leggere prima un riassunto del canto che hai davanti: in questo modo, ti sarà più semplice afferrare il senso complessivo di quanto leggi e, poco alla volta, abituarti al linguaggio di Dante
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