La "Critica della Ragion Pratica" di Kant

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Difficoltà: difficile
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Introduzione

Immanuel Kant è stato un filosofo tedesco durante l'epoca illuminista del tardo 18° secolo. Nacque il 22 aprile 1724 a Königsberg, ovvero quella che oggi è la città di Kaliningrad, in Russia. Ha pubblicato documenti scientifici dal 1755 al 1804, che è l'anno della sua morte. Nei suoi scritti, Kant mette a fondamento della legge morale tre famosi postulati, non dimostrabili ma da accettare per propria fede, con cui risolverà il problema come esigenza della volontà: sovrapporrà quindi la ragion pratica alla ragion pura, tanto da parlare di un primato della prima sulla seconda. Nella seguente guida verrà descritta una delle sue opere più significative: la "Critica della Ragion Pratica".

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Le inclinazioni sensibili

Quando affronta lo sviluppo critico della ragion pratica, Kant realizza una grossa distinzione, nello stesso modo in cui, nella ragion pura, aveva separato materia e forma. Il primo elemento sono le Inclinazioni Sensibili: esse, particolari e contingenti, spingono l'uomo ad agire per fini estrinseci, come bellezza e ricchezza; sono quindi utilitarie e interessate, e per realizzarle c'è bisogno di un impegno solamente terreno, non spirituale. L'altro è invece la Legge Morale: essa è universale e a priori, spinge l'uomo ad agire per fini intrinseci e disinteressati.

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La legge morale

Sulla Legge Morale, Kant si concentra moltissimo: la considera molto efficace e ne individua come caratteristica essenziale l'autonomia, poiché essa è l'esigenza che l'azione sia semplicemente manifestazione della volontà (e non mossa da fini utilitaristici). Essa è anche un imperativo categorico, perché contiene al suo interno un'idea particolare di costrizione, e comanda un'azione fine a se stessa, senza altri scopi estrinseci.

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I postulati di fede

Sulla base della legge morale, Kant impone tre postulati di fede. Il primo è la libertà della volontà, che spiega studiando cosa governi quest'ultima: nessuno può determinarla, se non solo la legge della ragione, che agisce a priori e lontana da inclinazioni sensibili. Il secondo è l'immortalità dell'anima, a cui si giunge studiando il concetto di santità: quest'ultima è raggiungibile solo se la ragione esige l'esistenza di una vita ultraterrena, dove l'anima continuerà a vivere per completare l'imperfezione umana. Il terzo ed ultimo postulato è quello di Dio; Kant lo spiega dicendo che la virtù deve trovare una sua speciale felicità. Per questo motivo, la volontà deve esigere che esista un mondo perfetto e giusto, al di là del mondo, che consenta di ricevere il proprio premio (una felicità eterna).

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