L'Inferno di Dante: i personaggi principali

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Introduzione

L'Inferno di Dante è la prima delle tre cantiche della Divina Commedia ed è il primo regno dell'oltretomba visitato dal protagonista. L'inferno, essendo costituito da ben nove gironi, via via più stretti, può essere, per gli studenti delle superiori che lo studiano, un vero e proprio problema, soprattutto perché è molto facile confondere tra loro i numerosi personaggi che Alighieri incontra nel suo cammino. Per questo motivo, cercheremo qui di fare una selezione dei personaggi principali, in modo tale da facilitarne lo studio e fissare bene le caratteristiche e i tratti fondamentali di alcune figure chiave.

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Virgilio, la guida di Dante

Nella Commedia Virgilio compare misteriosamente come un'ombra nel I canto, proprio mentre Dante si trova a dover affrontare le tre fiere nella selva oscura. È allegoria della ragione umana che guida l'uomo e lo riporta sulla retta via, allontanandolo dal peccato. Virgilio è una figura molto autorevole, gode di un profondo rispetto da parte di Dante, il quale, lo considera una fonte d'ispirazione continua per i suoi studi e le sue opere. Virgilio è collocato nel Limbo, il cerchio infernale in cui si trovano le anime di coloro che non hanno conosciuto Dio o non hanno ricevuto il battesimo. Tuttavia, Virgilio, pur essendo pagano, in vita, ha fatto proprie molte qualità morali che coincidono con quelle cristiane e per questo è stato incaricato da Dio di accompagnare Dante attraverso il lungo cammino nell'inferno e poi nel Purgatorio fino ad arrivare alle porte del Paradiso, a lui inaccessibili; qui, infatti, Dante troverà ad attenderlo Beatrice, la quale lo accompagnerà nella fine del suo viaggio.

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Paolo e Francesca, i lussuriosi

Dopo aver incontrato Minosse, il giudice infernale che smista le anime nei gironi, Dante si ritrova in un luogo buio in cui imperversa una bufera. Nei vortici d'aria volano le anime dei lussuriosi e, in particolare, il protagonista viene colpito da due anime che volano accoppiate e manifesta il desiderio di parlare con loro. Scopre che si tratta di Paolo e Francesca; l'amore lussurioso tra i due era nato da una reciproca attenzione fisica che aveva avuto modo di manifestarsi mentre leggevano la storia d'amore di Ginevra e Lancillotto (Galeotto fu il libro e chi lo scrisse: quel giorno più non vi leggemmo avante.) E così erano diventati amanti; Francesca, infatti, aveva già sposato in un matrimonio combinato il fratello di Paolo, Gianciotto, per riappacificare le due famiglie di origine. È proprio Gianciotto che, dopo averli scoperti insieme, ferito nell'orgoglio li uccide. La pena che Paolo e Francesca devono ora sopportare per l'eternità è essere continuamente travolti dalla bufera, così come in vita sono stati travolti dal vento della passione.

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Ciacco, il goloso

Dante incontra questo personaggio nel VI canto, nel III cerchio infernale, ovvero quello dei golosi. Ciacco in vita era, infatti, un uomo ghiottissimo, che mangiava sempre. Viveva come un parassita a Firenze e veniva sempre invitato ai banchetti per intrattenere i commensali. Ciacco è un personaggio chiave perché è con lui che Dante affronta per la prima volta il dissidio politico e le discordie che in quell'epoca turbavano Firenze. Infatti gli pone tre domande riguardanti il destino della città ovvero: cosa succederà alle fazioni in lotta a Firenze (guelfi neri e guelfi bianchi), se vi sono cittadini giusti e quali sono le cause che hanno portato a cotanta discordia. Ciacco risponde profetizzando la vittoria dei Neri, dicendo che a Firenze vi sono ormai pochi cittadini giusti e che le cause che hanno portato alla discordia sono state l'avarizia, la superbia e l'invidia. Dopo aver parlato, torna ad immergersi nel fango, come gli altri condannati.

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Farinata degli Uberti

Dante incontra Farinata degli Uberti nel X canto dell'inferno ed è collocato tra gli eresiarchi nel VI cerchio. In vita fu uno dei capi più importanti dei Ghibellini a Firenze nel primo duecento. Combatté nella battaglia di Montaperti e fu l'unico ad opporsi alla proposta di radere al suolo la città di Firenze stessa. Si rivela una figura chiave in quanto profetizza a Dante il suo futuro esilio, che lo allontanerà per sempre dalla sua amata Firenze. Il peccato commesso da Farinata è stato sostanzialmente quello di aver seguito in vita la corrente dell'epicureismo, proclamando dunque la mortalità dell'anima. Ora, come gli altri epicurei, è costretto a giacere all'interno di un sepolcro che verrà definitivamente chiuso il giorno del Giudizio Universale.

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Ulisse

Dante incontra il famoso personaggio della mitologia classica nel XXVI canto ed è collocato nell'VIII bolgia dell'VIII cerchio. È costretto a rimanere immerso nelle fiamme, insieme a Diomede, colpevoli di aver escogitato il tranello del cavallo di Troia, di aver smascherato Achille a Sciro, il quale, per sfuggire alla guerra che, secondo la profezia, lo avrebbe ucciso si era travestito da donna, e di aver compiuto il furto del Palladio. Inoltre l'eroe e il suo equipaggio, mentre tornavano ad Itaca, avevano osato oltrepassare le colonne d'Ercole. Dopo mesi di navigazione comparve loro, in lontananza, la montagna del Purgatorio ed improvvisamente furono puniti per la loro temerarietà da Dio con un turbine che colpì l'imbarcazione ponendo fine al follo volo. Ulisse, se da un lato rappresenta l'eroe della conoscenza che fino alla fine ha inseguito il desiderio di vedere e sapere le cose del mondo come massima realizzazione della natura umana, dall'altra può essere considerato il simbolo dell'abuso e dell'insufficienza dell'ingegno umano a raggiungere la verità. Il desiderio di conoscenza in lui, infatti, non è illuminato dalla Grazia divina e per questo, quando oltrepassa il limite invalicabile posto da Dio viene punito.

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