Kant: Ragion Pura, Pratica e Critica del Giudizio

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Introduzione

La filosofia è una disciplina che riflette sull'esistenza dell'uomo, sul suo "essere", sui suoi limiti di conoscenza. Sono moltissimi i filosofi che si interrogano su questi quesiti ed ognuno di loro formula un suo particolare pensiero. Generalmente i vari filosofi si studiano nei licei e non è sempre molto facile riuscire a capire i loro ragionamenti e i loro pensieri, per cui in questi casi potremo aver bisogno di una guida che ci aiuti a comprendere il significato dei loro ragionamenti. Nei passi successivi parleremo del filosofo Kant soffermandoci in particolare sulla "Ragion pura, pratica e critica del giudizio".

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Ragion pura

RAGION PURA. Superando di fatto la corrente razionalista e la corrente empiristica, Kant giunge alla creazione di giudizi sintetici a priori: giudizi, consistono nell'aggiungere un predicato a un soggetto, sintetici, il predicato dice qualcosa di più rispetto a esso, e sintetici, non possono derivare dall'esperienza. Questi principi immutabili che fungono da pilastri della filosofia kantiana rappresentano la spina dorsale della scienza. Punto di svolta alla filosofia dell’epoca fu dato con la sua Rivoluzione Copernicana Kantiana, chiamata così per le analogie rappresentate con la teoria di Copernico. Come Copernico metteva la Terra al centro dell’Universo, Kant supponeva che la natura si modellava sulle strutture mentali e non viceversa. Ideando una nuova teoria della conoscenza intesa come sintesi di materia e forma, poneva la materia come molteplicità caotica delle impressioni sensibili e la forma come l’insieme delle modalità fisse attraverso cui la mente umana ordina tali impressioni. La critica alla ragion pura per essere meglio compresa va divisa in due rami: dottrina del metodo, in cui viene chiarito l’uso degli elementi, ovvero il metodo della conoscenza, e la dottrina degli elementi che a sua volta è divisa in estetica trascendentale, che studia la sensibilità (matematica), e logica trascendentale, diviso ancora una volta in analitica, che studia l’intelletto (fisica), e dialettica, che studia la ragione (metafisica). Questo trascendentale sopracitato in Kant esprime una condizione gnoseologica che rende possibile la conoscenza della realtà fenomenica. L’ESTETICA TRASCENDENTALE studia la sensibilità che può essere recettiva o attiva; questa lavora mediante i concetti di spazio, forma del senso esterno, fondamento di tutte le intuizioni esterne, e tempo, forma del senso interno, fondamento dei nostri stati interni e del loro disporsi l’uno dopo l’altro secondo un ordine di successione. Analizzando la scienza matematica paragonata all’estetica, troviamo che la geometria dimostra le proprietà delle figure secondo l’intuizione pura di spazio, e l’aritmetica, determina le proprietà delle serie numeriche secondo l’intuizione pure di tempo e di successione senza la quale lo stesso concetto di numero non sarebbe mai sorto. Quindi queste possono venire applicate agli oggetti dell’esperienza fenomenica in quanto sono riconosciute nello spazio e nel tempo come la realtà fenomenica stessa. L’ANALITCA TRASCENDENTALE, che studia l’intelletto, agisce secondo le categorie dell’ Io penso, che sono concetti basilari della mente che rappresentano le supreme funzioni unificatrici dell’intelletto. Poiché tutti i pensieri presuppongono l’Io penso e poiché l’Io penso pensa tramite le categorie, ne segue che tutti gli oggetti pensati presuppongono le categorie. La natura fenomenica obbedisce necessariamente alle forme a priori del nostro intelletto. In questa parte della ragion pura entra in ballo il concetto di noumeno, la cosa in sé; questo viene definito come concetto limite che serve ad arginare le nostre pretese conoscitive.

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Ragion pratica

RAGION PRATICA. La ragione non serve solo a dirigere la conoscenza, ma anche l’azione. La dimensione della moralità s’identifica con la dimensione della ragion pratica, che ha dunque l’obbligo di contestare alla ragione condizionata empiricamente la pretesa di costituire essa sola il motivo determinante della volontà. Il motivo di base è la persuasione che esista nell’uomo una legge morale a priori valida per tutti e per sempre. Questa si divide in dottrina del metodo, che tratta il modo in cui la legge morale può accedere all’animo umano, e dottrina degli elementi, che tratta gli elementi della morale e si divide in analitica, che espone la regola della verità, e dialettica, che affronta la parvenza morale ovvero l’antinomia connessa all’idea di sommo bene.

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Critica del giudizio

CRITICA DEL GIUDIZIO. Scopo principale dell’ultima parte della critica è di valutare il bello e il finalismo nella natura. La necessità dell’uomo di trovare un’unione tra l’anima e il corpo è risolta da Kant con i tre tipi di giudizio: giudizi determinanti, oggettivi che determinano la realtà in base a criteri universali a priori (spazio, tempo e categorie), giudizi riflettenti, soggettivi che compiono delle riflessioni sulla realtà, e giudizi riflettenti puri, estetici e teologici. I giudizi estetici riguardano il bello e il sublime e sono prodotti attraverso l’intuito. Il bello ha 4 definizioni: qualità, ciò che piace senza interesse, quantità, ciò che piace universalmente, senza concetto, relazione, la finalità senza scopo, e modalità, ciò che è riconosciuto come oggetto di un piacere. Questo è stato reso anche universale; premettendo che il piacevole è diverso dal piacere estetico e il bello libero è diverso dal bello aderente, Kant dimostra che l’oggetto risponde alle esigenze dell’intelletto grazie all’azione della fantasia, l’oggetto appare armonico per l’intelletto, e quindi il riconoscimento del bello è comune a tutti gli uomini. Il sublime invece ha 2 definizioni, il sublime matematico e quello dinamico. Il primo è un effetto causato da qualcosa di molto grande, il secondo è un effetto causato da grandi forze naturali. L'elemento in comune tra i due sublimi è che sono formati da un contrasto tra piacere e dispiace.

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