Kant: l'imperativo categorico

Tramite: O2O 03/06/2017
Difficoltà: media
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Introduzione

Le regole morali dell'azione vengono espresse da Kant nell'Imperativo categorico: esso corrisponde alla legge universale, oggettiva della Ragion Pratica, e conferisce un senso alla condotta morale.
I principii pratici dell'Imperativo possono essere soggettivi o oggettivi: soggettivi se la volontà dell'individuo li pone come metro di valutazione dell'azione, oggettivi se si tratta delle vere e proprie leggi morali, stabilite al fine di guidare la volontà e l'azione di tutti gli esseri dotati di raziocinio.

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Imperativo morale ipotetico e imperativo morale categorico

L'imperativo morale di Kant si differenzia, pertanto, in Imperativo morale ipotetico e imperativo morale categorico.
L'imperativo morale ipotetico equivale al principio morale soggettivo, in cui un fine individuale ed empirico guida la ragione e quindi l'azione.
Secondo l'imperativo morale categorico, la volontà è razionalmente determinata, perciò nessuno scopo o circostanza empirica irrazionale influenza la volontà e conseguentemente l'azione. Quest'ultimo, essendo incondizionato, vale in quanto legge morale universale e necessaria, perché libera dagli influssi esterni della realtà ed esprime la volontà pura e libera.

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La legge morale e l'Io

Il filosofo sostiene che la Morale debba essere pura, capace di ritrovare in se stessa i propri principi fondanti, così da poter essere oggettiva, valida e assoluta per tutti gli uomini.
Il Bene contiene in sé il proprio fine, e la volontà è buona se contiene in sé il bene, non per le sue buone azioni.
L'Io che si uniforma alla legge morale si libera dalle influenze della realtà e del mondo esterno, sottraendosi alle limitazioni di tempo, spazio e causalità: a questo punto non subisce condizionamento, e si avvicina sempre più all'incondizionato. Attraverso un'azione continuamente conforme alla Legge morale, l'Io può ora attingere alla realtà del Noumeno che razionalmente non era in grado di conoscere. Immedesimandosi nel senso assoluto della morale, l'Io finalmente scopre la libertà, l'infinità e l'eternità che non era stato in grado di conoscere intellettualmente, perché limitato dalla realtà dei fenomeni.

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L'azione disinteressata

La legge morale ha la forma del "dovere": il soggetto rinuncia ai propri interessi egoistici e decide di agire secondo una legge universale, dedicandosi così al bene e non al soddisfacimento dei suoi fini, perché è giusto e necessario farlo. L'imperativo categorico si esprime come un "Tu devi"; ciò significa che occorre realizzare la volontà buona, ossia agire secondo una norma morale universalmente valida, poiché è corretto in senso universale e asssoluto e non perché se ne ricaverebbero dei vantaggi personali.

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