il pessimismo di Giacomo Leopardi

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Introduzione

La letteratura italiana è piena di personaggi che hanno scritto opere indimenticabili e memorabili, trasmettendo il loro pensiero, a volte un inno alla vita, altre volte particolarmente pessimista e condivisibile da molti. Uno degli autori più discussi ma allo stesso tempo ammirato che con le sue opere ha lasciato una traccia indelebile nella letteratura italiana è Giacomo Leopardi. Giacomo Leopardi nasce in un periodo storico (1855 - 1912), in cui la letteratura italiana risente di una forte corrente pessimistica, la ritroviamo in molti autori. Presente nelle opere del Manzoni, esplode nell'opera di Verga con i suoi Malavoglia, mentre il pessimismo, appare in ogni periodo letterario di Giacomo Leopardi, subendo delle modificazioni.

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Le fasi

Le fasi pessimistiche di Giacomo Leopardi, attraversano tre momenti ben distinti, la fase del pessimismo individuale, fortemente influenzata dalla sua infanzia e dalle problematiche famigliari. Nella seconda fase del pessimismo leopardiano, il poeta ritiene che l'uomo primitivo fosse per natura originariamente felice, mentre il progresso e la civilizzazione delle razze umane, ed il relativo allontanamento da una vita a contatto diretto con la natura e la semplicità d'animo, avesse in qualche modo rotto quest'incantesimo primordiale, destinando gli uomini ad uno stato d'infelicità.
Nella terza fase troviamo il pessimismo definito cosmico, la quale costituisce senza dubbio, il lato più nero del pessimismo leopardiano.

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Il pessimismo cosmico

Il pessimismo cosmico di Giacomo Leopardi, non lascia speranze al genere umano, egli passando da un concetto personale ed individuale di infelicità, giunge a ritenere le modificazioni dell'ambiente, responsabili dell'infelicità umana, ma alla fine si convince che gli uomini sono destinati tutti e per loro natura, ad essere infelici. Nel concetto di "pessimismo cosmico", Giacomo Leopardi include non solo gli esseri umani, ma tutti gli esseri viventi presenti sulla terra, siano essi di natura animale o vegetale. Nulla sfugge al suo destino di innata infelicità, ne piante, ne animali, ne uomini. Questi concetti fortemente pessimistici, sono presenti in diverse sue opere, tanto per citarne alcune: Il Sabato del villaggio, Lo Zibaldone, Il Cantico del gallo silvestre, e la poesia a Silvia.

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Il pessimismo individuale

Nella fase del "Pessimismo individuale", nascono opere fortemente autobiografiche, come ad esempio la poesia "il Passero solitario", un canto che esprime tutta la tristezza e la solitudine del poeta, stati d'animo che condizioneranno tutta la sua vita e la sua produzione letteraria, frutto, essenzialmente, di un grande sensibilità e di una vita sfortunata.
La grande sensibilità che caratterizza il personaggio di Giacomo Leopardi, lo rende una figura piuttosto interessante, che ha vissuto una vita piena di sofferenza e per questo appare agli occhi di tutti un po' come una vittima della vita e della società, che trova però il suo riscatto all'interno delle sue opere.

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