"Il Capitale" di Karl Marx

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Introduzione

Karl Marx fu un importante filosofo ed economista tedesco, che col suo pensiero influenzò profondamente il Novecento di tutto il mondo ed ebbe un peso decisivo sulla nascita e sullo sviluppo delle ideologie comuniste e socialiste. Fondatore della corrente socio-politica del marxismo, una delle sue opere più celebri è "Il Capitale", nella quale fornisce una dimostrazione scientifica all'idea che il sistema economico capitalista si fondi sullo sfruttamento dei lavoratori salariati. Nella seguente guida, passo dopo passo, approfondiremo gli argomenti trattati da Karl Marx ne "Il Capitale".

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Pensiero marxista

Il pensiero marxista, innanzitutto, si discosta di gran lunga da quello degli economisti classici Adam Smith e David Ricardo: Marx sostiene infatti che non possano esserci economicamente delle leggi universali. Parte dunque col definire il capitalismo come un sistema basato sulla produzione generalizzata di merci; la merce, a sua volta, ha due caratteristiche principali, che sono: un valore d'uso (in quanto deve servire a qualcosa) e un valore di scambio. Quest'ultimo sarebbe determinato dalla quantità di lavoro socialmente necessario a produrla e non ha niente a che vedere col prezzo, che è invece determinato dalla legge della domanda e dell'offerta.

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Ciclo economico capitalistico

Karl Marx sintetizza il ciclo economico capistalistico con la formula D. M. D' (denaro - merce - più denaro), che individua il suo scopo nell'accumulo di denaro (e non nello scambio e consumo di merce, come in un ciclo economico semplice). La somma di denaro in eccesso che si ottiene alla fine del ciclo è chiamata plusvalore, e ha origine nello sfruttamento dei lavoratori salariati. Marx, infatti, guarda alla forza lavoro come a una merce particolare, il cui valore d'uso è più alto del valore di scambio. Il plusvalore consisterebbe dunque nell'insieme del valore offerto gratuitamente dal lavoratore al capitalista e da esso deriva il profitto.

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Anarchia della produzione

Tutto ciò però genererà una sovrapproduzione di merci dovuta alla cosiddetta "anarchia della produzione", che inevitabilmente sfocerà in un calo del plusvalore e nella crisi del capitalismo. Marx tende a prevedere la situazione finale di tale sistema economico in termini dualistico-dialettici: da una parte, secondo lui, ci sarà una minoranza ricchissima detentrice di un immenso potere, dall'altra, al contrario, una grande maggioranza proletaria sfruttata. Questo porterà, come specifica nel famoso epilogo de "Il Capitale", a una rivoluzione socialista.

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