I 10 errori più comuni che gli italiani commettono in inglese

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Introduzione

L'inglese è una lingua ricca di storia e di facile apprendimento. La sua grammatica presenta certo delle particolarità, ma in misura minore rispetto alla lingua italiana. Questa semplicità, se da un lato è apprezzata dagli studenti, a volte può trarli in inganno e portarli a commettere errori. In questa guida vedremo una serie di 10 errori più comuni che gli italiani commettono in inglese. Alcuni saranno parzialmente giustificabili, altri meno. Segnateveli tutti e provate a ricordare le regole di seguito elencate: vedrete che col tempo smetterete di commetterli finendo per essere fieri di voi stessi!

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La traduzione letterale delle frasi fatte e dei proverbi è impossibile

Se dopo un lungo viaggio o un lungo lavoro andate a riposare, finirete per "dormire come un sasso". Ecco, questo stato di sonno profondo in inglese non si può tradurre come "to sleep like a stone" perché non ha nessun senso. In lingua inglese si dice "sleeping like a LOG"... Come un ceppo! Se invece avete passato il classico sabato da leoni, in Italia siete "ubriachi fradici" ma in inglese di "rotten" non avrete proprio nulla; in quel caso sarete semplicemente "blind drunk" ossia ciechi. Quando si passa molto tempo davanti i social network, a postare immagini e distribuire like, spesso si "perde tempo". Ovviamente, nessuno possiede il tempo, quindi questa espressione è molto particolare e non va tradotta letteralmente. In inglese nessuno "lose time" ma "waste time": "I wasted my time with you" ossia "ho perso tempo con te/mi hai fatto perdere tempo". Alla stessa maniera, è impossibile tradurre letteralmente i proverbi. Pensiamo ad esempio a "mal comune, mezzo gaudio" che non diventa "collective grief, half happiness" ma "Grief divided is made lighter". Il non rispetto di questa piccola regola, può portare a situazioni imbarazzanti come quella ben impressa nel video virale dello Chef D'Acampo e del suo "If my grandma had wheels, she would be a bike" che ha causato ilarità durante una famosa trasmissione televisiva.

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L'uso di alcuni verbi inglesi può trarre in inganno

Quando si hanno diversi appuntamenti durante le proprie giornate lavorative o scolastiche, può succedere che, per far quadrare tutto, si debba anticipare una di queste attività. "To anticipate" è spesso usato a sproposito dagli italiani, che lo confondono proprio con il verbo "anticipare". In verità, "to anticipate" significa essere in attesa di qualcosa, aspettare. È un sinonimo di "to wait for". Alla stessa maniera si confonde il verbo "to pretend" che non significa affatto pretendere ma fingere: "I pretended to be asleep" significa infatti "ho fatto finta di dormire" e non "ho fatto di tutto per addormentarmi". I significati di alcune espressioni non vanno quindi sovrapposti nè confusi con quelli che sembrano i corrispettivi italiani.

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I significati dei verbi do, make, take e get non sono sovrapponibili

Parliamo dei verbi "To do" e "to make" che letteralmente significano entrambi "fare". Per le azioni e le attività, si usa sempre il verbo to do: I do learn, you do your homework, I do exercices (imparo, faccio gli esercizi/compiti, faccio gli esercizi fisici/movimento). Tutto ciò che viene fatto concretamente, invece, regge "to make": I made a cake, you make a call, she makes comics (faccio una torta, tu fai una telefonata, lei disegna fumetti). Le cose si complicano se poi aggiungiamo i verbi "to take" e "to get" che significano "prendere". Spesso, in questo caso gli italiani dimenticano che per "prendere un caffè" e "prendere una decisione" sono necessari verbi diversi: "I got a coffee" (e non take nè catch, che pur significando prendere, intende acciuffare al volo qualcosa) e "I took a decision" (e non I got a decision). Va detto che si usa maggiormente il verbo "to get" nell'inglese parlato in America, mentre è più frequente il "to have" in Inghilterra: "can I get you a coffee?" e "It's 5 o'clock, can we have a cup of tea?" sono infatti entrambe forme corrette (posso portarti un caffè? E sono le 5:00 pm, beviamo una tazza di the?)

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I pronomi personali vanno sempre specificati

Di costa stiate parlando non importa, il pronome personale va sempre inserito nella frase. Potete narrare una storia avvincente, fatta da un solo personaggio in un mondo in cui non c'è altro che lui ma non potrete mai sottintendere il pronome personale a questo associato. Mentre in italiano sarebbe dispersivo inserirlo continuamente, in inglese è necessario: "she said it was too late and she needed to get some rest, but soon after she decided to eat a piece of pizza" ossia "LEI disse che era tardi e che LEI necessitava di andare a riposare, tuttavia poco dopo LEI decise di mangiare un trancio di pizza". In italiano, tutte queste ripetizioni rappresenterebbero un refuso, pertanto siamo istintivamente portati ad occultarle quando parliamo; questo errore, però, alle orecchie di un inglese diventa un orrore vero e proprio. Quando ad esempio regalate qualcosa e il vostro interlocutore vi ringrazia, in italiano rispondete con un "niente!", che indica "non è nulla di che, mi fa piacere averti fatto questo dono, non sei in debito con me". In inglese, per le ragioni elencate poco prima non potete rispondere "nothing!" ma "IT'S nothing".

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L'inserimento di tell e say in una frase non è casuale

Se raccontate una storia a qualcuno, usate il verbo "to tell", se invece state parlando o avete parlato direttamente, usate il verbo "to say": "I told him the truth!" e "What did you say?" ossia "gli ho detto la verità" (ho detto la verità A LUI che regge to tell) e "che cos'hai detto?" (cos'hai detto TU, ossia che io non ho udito?). To tell è usato anche per indicare il narrare qualcosa, non a caso i "cantastorie" sono detti "storyTELLERS" e non "storySAYING" come si potrebbe erroneamente pensare.

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I parenti sono i relatives mentre i parents sono i genitori

Se volete presentare i vostri genitori, ricordatevi con ogni mezzo possibile che loro sono "parents". I parenti, invece, vengono detti "relatives". Sfortunatamente, la somiglianza tra le due parole, parents e parenti porta spesso un italiano a commettere tale errore.

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Il complemento di moto a luogo fa eccezione in alcuni casi

Andare da un punto ad un altro, richiede delle preposizioni: to, into, onto e towards. Usarle è semplice perché reggono tutte verbi di movimento. Tuttavia, non è raro che l'unica eccezione all'uso di queste preposizioni si trasformi in un disastro: qualora la casa sia la vostra, infatti, con il termine "home" il "to" non si usa mai. "Sto andando a casa" diventa dunque "I'm going home" e non "I'm going TO home". Diverso è il caso in cui vi siano ulteriori dettagli quali ad esempio pronomi possessivi o aggettivi: "I'm going to my sister's home/house". La regola vale anche per gli altri tempi verbali: "I went home" e "I'll go home".

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La forma interrogativa non può essere sostituita da una semplice intonazione

Quando chiedete qualcosa in inglese, dovete rispettare la forma interrogativa. Se vi limitate a dare un'intonazione alla forma affermativa, il vostro interlocutore non vi capirà. Questo errore viene spesso commesso dagli italiani poiché nella nostra lingua, la differenza non sta nell'ordine dei sintagmi della frase ma nell'intonazione finale e nel punto interrogativo della forma scritta: "Sei felice" e "Sei felice?" oppure "Hai mangiato" e "Hai mangiato?" sono praticamente identici. In inglese non si può semplificare alla stessa maniera: occorrerà usare il "to do", il "to have" e il "to be" prima di inserire il pronome personale soggetto: "You are happy" e "Are you happy?" oppure "You ate" e "Did you eat?", come possiamo apprezzare, sono dissimili nella struttura.

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Il periodo ipotetico ha un costrutto particolare

Quando si parla di periodo ipotetico, gli strafalcioni degli italiani si convertono in veri e propri pastoni o errori parecchio divertenti. Purtroppo, il costrutto di una frase inglese, in cui abbiamo un periodo ipotetico, è molto particolare. Bisogna imparare le tre forme: la prima si crea inserendo il simple present nella frase secondaria e il simple future in quella principale: "Se la vedrò, le darò la penna" ossia "If I see her, I WILL give her the pen". In questo caso, ho buone probabilità di incontrare la persona in questione e certamente quando accadrà, le restituirò l'oggetto. Il secondo periodo è più complesso: "Se la vedessi, le darei la penna" ossia "If I SAW her, I WOULD give her the pen". In questo caso, è quasi improbabile che io veda la persona in questione sebbene abbia l'oggetto da consegnarle. Per tale ragione, la frase principale regge il condizionale semplice would + verbo mentre la secondaria regge il simple past. Il terzo periodo è il più complesso ed è quello in cui l'errore per un italiano è quasi inevitabile: "Se l'avessi vista, le avrei dato la penna". Questa frase indica un'azione passata che però non ha avuto l'esito sperato. Nella frase subordinata andrà inserito il condizionale passato mentre nella principale andrà il past perfect: "If I HAD SEEN her, I WOULD HAVE GIVEN her the pen".

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L'eccesso di simple future per indicare un'azione futura è un errore frequente

Quando un'azione accade entro breve tempo, non si usa il simple future, eppure è frequente sentire gli italiani sovraccaricare le frasi con il "will". In genere, nelle frasi che iniziano con when, after, before, as soon as, until e while si usa il simple present. Per fare un esempio pratico: "Quando questa notte arriverai a casa, vedremo" diventa "WHEN you ARRIVE at home tonight, we'll see".

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