Grammatica latina: interrogative dirette e indirette

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Difficoltà: media
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Introduzione

Nel presente tutorial di appunti di grammatica latina tratteremo le proposizioni interrogative dirette ed indirette. Inizieremo col dire che entrambe possono essere semplici ovvero disgiuntive (o doppie). Nell'ultimo caso, sono presenti più “opzioni” nella domanda, la quale contiene, per l’appunto, due cose distinte, escludentisi a vicenda; nel primo caso citato, al contrario, il riferimento è volto ad una sola cosa.

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Per definizione, una proposizione interrogativa è diretta se la domanda è posta in maniera diretta (es. “che fare? ” – “quid faciam? ”), mentre se nella domanda la proposizione interrogativa è dipendente da un altro verbo, essa è indiretta (ad es. “dimmi quando sei arrivato qui” – “dic mihi quando huc perveneris”). In latino, le interrogazioni dirette possono svolgersi secondo due modalità. In base alla prima, la domanda viene posta con l’inserimento di pronomi o avverbi interrogativi, ad esempio “chi”, “quale”, “che cosa”, “quanti”, “quale dei due”, “dove”, “donde”, “come”, “perché”, ecc., cui corrispondono, rispettivamente: “quis”, “qualis”, “quid”, “quot”, “uter”, “ubi”, “unde”, “quomodo”, e “cur”. Es. “da dove vieni? ” - “unde venis? ”. Con la seconda modalità, che si riferisce al caso in cui l’interrogazione non risulta introdotta da alcun pronome o avverbio interrogativo, se in italiano può bastare il semplice punto interrogativo nelle frasi, e il relativo tono di voce che si utilizza nel porre una domanda, in latino è necessario che si introduca la domanda con le tre particelle “–ne”, “num”, “nonne”, il cui inserimento dipende dalla risposta che ci si attende.

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Abbiamo fin qui parlato delle interrogative dirette semplici; ora, riprendendo il discorso sulle interrogative disgiuntive o doppie, queste presentano una composizione di due membri che si escludono a vicenda, membri che nella lingua italiana sono uniti per mezzo della disgiuntiva “o”. Di tali membri, il primo è introdotto da “utrum”, oppure da “–ne”, ma può anche essere introdotto direttamente senza alcuna particella; il secondo è introdotto invece da “an” (es. “questo è giusto o ingiusto? ” – “utrum hoc iustum est an iniustum? ”).

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Passando ora alle proposizioni interrogative indirette disgiuntive o doppie, vi è sempre da adoperare il congiuntivo come nelle semplici, e i due termini che le costituiscono, in italiano, sono uniti tramite “se… o…”, mentre nella lingua latina il primo dei termini è introdotto da “utrum” o da “–ne” (quest’ultima qualora si desideri maggior rilievo alla parola cui si ricongiunge), oppure si inserisce il termine direttamente, senza alcuna particella; ed il secondo da “an”. Osserviamone le varianti con l’ausilio di un esempio; “voglio sapere se questo è vero o falso”, avrà come varianti: “scire volo utrum hoc verum an falsum sit”, “scire volo verumne hoc sit an falsum”, “scire volo verum an falsum sit”, “scire volo verum hoc sit falsumne”. Altra categoria delle medesime proposizioni è data dalle interrogative indirette dubitative, riportanti verbi o frasi con le quali esprimere un dubbio (es. Nescio, haud scio, dubito, incertum est, ecc.). Se la proposizione dipendente è semplice, si pone al congiuntivo con an; nella fattispecie, si esprime sì il pensiero con una certa riservatezza, ma si vuole lasciar intendere una propensione al sì (es. “non so se questo non sia giusto” – “haud scio an hoc iustum sit”).

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