Grammatica latina: il supino

tramite: O2O
Difficoltà: media
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Introduzione

Il latino è la fonte primordiale dal quale derivano buona parte dei linguaggi europei. Non solo l'italiano infatti, ma anche il sardo, il provenzale, il francese, lo spagnolo, il portoghese e il romeno affondano le proprie radici nella lingua di Lucrezio e Cicerone, che in pratica ha dato i fondamenti morfologici e sintattici alle lingue europee. Come ben si sa il latino è una lingua molto complessa dal punto di vista morfologico e sintagmatico e per questa ragione deve essere imparata per bene e a piccoli passi, in modo da non naufragare nel mare delle sue regole grammaticali. In questa guida spiegheremo parte della grammatica latina, il supino, un nome verbale del quale sono rimasti solo due casi, ovvero l'accusativo in um e l'ablativo in u della quarta declinazione.

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Occorrente

  • grammatica latina
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Le due forme del supino

Come spiegato della quarta declinazione latina di questo nome verbale permangono solo due casi, l'ablativo e l'accusativo. Trattasi di forme dall'uso praticamente limitato e raro, e che potrà essere sostituito da altre espressioni. Ciò nonostante è doveroso imparare queste due forme e come si traducono, perché anche se usate raramente durante le versioni possono essere trovate e si deve necessariamente sapere come devono essere tradotte. Con un po' di pratica ci si renderà conto che il supino rappresenterà il modo più semplice per tradurre due complementi molto utilizzati nella lingua italiana.

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Il supino in um

Il "supino in um", è anche definito supino attivo ed è riferito al caso accusativo, solo che invece di introdurre il classico complemento oggetto introduce il complemento di moto a luogo. Con il supino in um si indicherà quindi l'avvicinamento a qualcosa o il movimento verso di essa. Si usa con i verbi che stanno ad indicare il movimento indicando la fine. Altra caratteristica è infatti quella di descrivere anche il fine del movimento e non solo l'atto motorio, collegandosi quindi anche a quello che in italiano è la proposizione finale. Si può trovare infatti in frasi come "andare a letto", o "andare a sedersi", e può anche essere utilizzato con la preposizione "iri" per stabilire una proposizione infinitiva: indicando un futuro infinito passivo. Come si vede gli utilizzi sono diversi e anche se la costruzione è rara può capitare di trovarla quando si traducono le opere letterarie latine.

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Il supino in u

L'altra forma del supino è quella in "u", conosciuta anche come "supino passivo", consistendo nella forma dell'ablativo. In italiano si traduce con un semplice complemento di limitazione che è accompagnato da aggettivi che determinano delle qualità o da locuzioni: come per esempio la forma "fas est". È preceduto generalmente da aggettivi che indicano delle qualità, come acerbus, arduus, asper, dulcis, facilis, difficilis, gravis, horribilis, iucundus, mirabilis, optimus, e in presenza di locuzioni come nefas est, opus est o fas est. Per far capire meglio ecco qualche esempio: Sic opus est dictu (Bisogna dire così); O rem non modo visu foedam, sed etiam auditu (Che cosa vergognosa, non solo a vedersi ma pure a sentirsi). In italiano si traduce molto facilmente con l'infinito passivo, ma a volte viene anche utilizzato quello attivo se la frase al passivo non ha senso. Fissare alcune di queste frasi nella mente aiuterà non poco il cervello a memorizzare il supino latino, si consiglia quindi di muoversi in questa direzione.

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Gli utilizzi del supino

La conoscenza della teoria delle nozioni che abbiamo appena trattato e descritto, saranno fondamentali per poter riconoscere la forma dei verbi in questione in base al senso che si vuole dare alla frase, e fornendo una traduzione ottima del testo. Se si hanno in mente tali informazioni appena accennate, si potrà tranquillamente risalire alla sua definizione senza alcuna difficoltà. Come spiegato si è visto che con il supino si indicherà un moto a luogo in senso di finalità, oppure un complemento di limitazione quando questo finisce in u. Con queste due cose in mente ogni volta che si incontrerà il nome verbale basterà capire a quale complemento e utilizzo associarlo.

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Consigli

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