Grammatica latina: i pronomi e gli aggettivi possessivi

Tramite: O2O 04/09/2017
Difficoltà: media
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Introduzione

La grammatica latina prevede, così come quella italiana, una nutrita quantità di pronomi ed aggettivi, ognuno preposto ad una certa funzione. Gli aggettivi servono a qualificare un certo sostantivo, mentre i pronomi si utilizzano per sostituire un nome (da "pro" -al posto di- + "nomen") in alcuni frangenti, ad esempio al fine di evitare eccessive ripetizioni dello stesso all'interno di un unico periodo. Esistono, in latino, aggettivi e pronomi relativi, dimostrativi, indefiniti, e via discorrendo; in questa guida specifica, verranno trattati i pronomi e gli aggettivi possessivi. Nelle prossime righe, in particolare, verrà spiegato come queste particelle del discorso vengono rese in latino e quali sono le loro caratteristiche.

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Utilizzare gli aggettivi come attributi

Gli aggettivi (compresi quelli possessivi) possono svolgere la funzione di attributo, di nome del predicato, di complemento predicativo; qualunque sia la loro funzione, una regola da tenere sempre presente sta nel fatto che concordano sempre in caso, genere e numero con il nome a cui si riferiscono. Stessa cosa vale per i pronomi (compresi quelli possessivi), che però, pur mantenendo la stessa forma grafica dell'aggettivo corrispondente, possiedono un'accezione semantica differente: mentre, infatti, gli aggettivi possessivi svolgono la funzione di indicare l'appartenenza di ciò che è espresso dal nome cui si riferiscono, i pronomi possessivi precisano a chi appartiene l'oggetto (o persona, o animale) indicato dal nome che sostituiscono.

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Classificare i pronomi possessivi

Nella lingua latina, così come avviene per i sostantivi, anche gli aggettivi e i pronomi seguono le declinazioni, in caso, genere e numero. I possessivi (sia aggettivi che pronomi), nello specifico, seguono quella degli aggettivi della prima classe, per cui si presentano, in ordine, nella maniera seguente: "meus, mea, meum"; "tuus, tua, tuum"; "suus, sua, suum"; "noster, nostra, nostrum"; "vester, vestra, vestrum"; "suus, sua, suum". Come detto in precedenza, graficamente non vi sono differenze tra aggettivo e pronome, ma solo dal punto di vista sintattico. Ad esempio, in forma aggettivale avremo: "Meum gladium ferri est" = "La mia spada è di ferro", mentre in forma pronominale: "Gladium meum est" = "La spada è mia".

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Tenere a mente le varie eccezioni

Infine, è importante mettere in luce la presenza di alcune eccezioni: "meus", al vocativo, si caratterizza per la contrazione "mi", testimoniata dalla celebre frase di Cesare in punto di morte: "Quoque tu Brute, fili mi" (Anche tu Bruto, figlio mio). Inoltre, "suus, sua, suum", sia al singolare che al plurale, possiede tale forma solo se ha valore riflessivo; quando ciò non si verifica, si usa la forma "eius" per la terza persona singolare, ed "eorum, earum", per la terza persona plurale. Queste ultime forme di pronomi non concordano con la cosa posseduta, come accade invece per l'aggettivo "suus", ma con il termine che costituisce il possessore. A titolo di esempio: "Semper amavi Brutum propter eius ingenium." = "Ho sempre amato Bruto per il suo [di lui] ingegno.".

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