Grammatica italiana: i 10 errori più diffusi

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Difficoltà: media
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Introduzione

La lingua italiana è una lingua in continua evoluzione, piena di insidie grammaticali che possono renderne difficile l'apprendimento, tanto per gli stranieri che si approcciano allo studio dell'italiano, quanto per tutti quei nativi che la grammatica la studiano sin dalle scuole elementari. Ma quali sono gli errori più frequenti nella nostra lingua? Qui di seguito vedremo una lista del 10 errori più diffusi nella grammatica italiana.

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Ho oppure o?

Uno degli errori più comuni è quello di confondere "ho" con "o". La differenza è molto semplice! "Ho" è la prima persona del verbo avere, quindi va utilizzata come nell'esempio che segue: "io ho una mela e un'arancia". "O", invece è una congiunzione e ha il significato di "oppure", come si può vedere nell'esempio: "vuoi una mela o un'arancia"?

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Qual è o qual'è?

Molte persone cadono spesso in questo tranello! La forma corretta è "Qual è", senza l'apostrofo! La spiegazione è molto semplice: nel caso di qual è non ci troviamo davanti a un'elisione, ma assistiamo a quella che viene definita un'apocope vocalica. Questo fenomeno si può avere infatti anche davanti alle consonanti.

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La D eufonica

Quando parliamo di "d eufonica", ci riferiamo a quella d che accompagna congiunzioni, particelle e preposizioni composte da una sola vocale (a, e, o -> ad, ed, od). Ma quando si usa? La d eufonica viene spesso utilizzata erroneamente davanti a qualsiasi parola che inizia per vocale, es. "ed oggi" (la forma corretta sarebbe "e oggi"). Il suo uso, invece, dovrebbe essere limitato all'incontro di due vocali uguali, come in "ed ecco che", o "ad Ancona".

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Un o un'? Quando usare l'apostrofo?

Come ben sappiamo, davanti alle parole che iniziano per vocali, l'articolo determinativo si apostrofa sempre. Ma cosa succede quando stiamo usando gli articoli indeterminativi? Bisogna fare un po' di attenzione, perché l'errore è dietro l'angolo! Per non sbagliare, basta ricordare che l'apostrofo va utilizzato solo davanti a nomi femminili che iniziano per vocale. Un'anatra -> corretto; un'asino -> sbagliato.

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Po, po' oppure pò?

Altro errore molto diffuso tra i parlanti della lingua italiana. Allora, come si scrive? Partiamo col dire che la forma po' non esiste! La forma corretta è "un po'". Si tratta infatti dell'elisione della parola poco, per questo utilizziamo l'apostrofo. Il Po, invece, è il nome di un fiume dell'Italia settentrionale, e non una forma grammaticale.

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se o sé?

Quando il se è utilizzato in forma ipotetica, va sempre usato senza accento. Es.: se fa caldo, vado a mare.
Quando invece troviamo il se in forma non ipotetica, ci possiamo trovare davanti a due casi: 1. Il "se" è da solo. In questo caso mettiamo l'accento: "va da sé". 2. Il "se" è seguito dalla parola "stesso". In questo caso non mettiamo alcun accento: "se stesso".

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Da o dà?

Anche questo è un errore che si legge spesso. La differenza tra da e dà sta nel fatto che la prima è una preposizione semplice, che nella maggior parte dei casi indica una provenienza: "vengo da Roma". La seconda forma, invece, indica la terza persona presente del verbo dare: "Mi dà tre etti di prosciutto, per favore?".

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Si o sì?

Se intendiamo dare una risposta affermativa a una domanda, dobbiamo accentare il sì:"hai fame? Sì, molta". In tutti gli altri casi, invece, il si non va accentato: "si sono messi a ridere immediatamente". "Si possono fare molte cose con la forza di volontà".

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Fa o fa'?

Come in altri casi visti in precedenza, la differenza nell'uso di fa piuttosto che fa' dipende dal significato. Nel primo caso, infatti, ci troviamo davanti alla terza persona del verbo fare: "Lui fa sempre come vuole". Se mettiamo l'apostrofo dopo la a, invece, abbiamo la seconda persona dell'imperativo: "fa' quel che devi!".

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Accento grave o acuto?

Chiudiamo questa lista con uno degli errori più frequentemente incontrati: l'accento. Il problema si pone soprattutto con la vocale e, che alla fine di alcune parole può essere accentata in entrambi modi. La differenza sta nelle parole che si vogliono accentare. Nel caso della terza persona del presente indicativo del verbo essere, l'accento deve essere grave: "Giovanni è molto alto". Nelle parole come perché, poiché, affinché, invece, l'accento è sempre acuto.

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