Grammatica italiana: gli errori più comuni

tramite: O2O
Difficoltà: media
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Introduzione

Lo studio della grammatica italiana, in alcuni casi, può rivelarsi complesso anche per chi è madrelingua. Basta pensare agli accenti, alle elisioni, ai troncamenti, alla coniugazione di alcuni verbi, alle regole grammaticali e alle loro eccezioni, che sono in grado di confondere anche chi si dedica allo studio della lingua italiana da anni. Conoscere quali sono gli errori più comuni può aiutare ad evitare di ripeterli: la conoscenza della grammatica italiana è sempre un ottimo biglietto da visita.

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Occorrente

  • Vocabolario
  • Libro di grammatica
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Il primo errore di cui parleremo riguarda la locuzione "si". Questo monosillabo genera grandi incertezze, poiché si è sempre in dubbio se scriverlo con l'accento o meno. I casi però sono semplicemente due: quando dobbiamo scrivere il nostro consenso, è indispensabile apporre l'accento sull'ultima lettera (es. Sì, sono d'accordo) in modo da renderlo un vero e proprio avverbio, altrimenti lasciandolo nella forma pura, rimarrebbe una particella che precede i verbi (es. Luca si guarda allo specchio).

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Il secondo errore più comune è anch'esso determinato da un monosillabo che, nella trasposizione scritta, crea il dubbio sull'utilizzo dell'accento o meno e si tratta della parola "da". Anche in questo caso a seconda della presenza o meno dell'accento, il significato cambia notevolmente: nel primo caso, dà, diventa un vero e proprio verbo (es. Mario dà un bacio a Laura), mentre senza accento resta una proposizione semplice (es. Sono andato da Gino). Prestate quindi attenzione al significato.

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Il terzo gruppo di errori è quello dato dalla presenza o dall'assenza, per alcune parole, dell'utilizzo dell'apostrofo. Questo piccolo segno grafico, indica la caduta di una lettera dalla parola che lo precede e questa regola viene comunemente definita "elisione". Vi è però un errore che comunemente riesce a colpire anche scrittori e giornalisti e riguarda la forma "qual è". La regola generale prevede che, qualora ci fossero due vocali, per addolcire il suono, si elida la vocale della parola che precede il verbo (es. Quant'è che non ci vediamo?), ma il caso di QUAL è ben differente. "Qual" infatti esiste di per sé in questa forma (senza apostrofo) e così deve essere riportato, pertanto la forma giusta per scriverlo è senza apostrofo: qual è.

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L'ultimo errore che esamineremo, anch'esso molto comune, riguarda la coniugazione del verbo avere. Non bisogna infatti confondere la preposizione "a" con la terza persona singolare del presente indicativo del verbo avere "ha", nè il sostantivo "anno" con la terza persona plurale del presente indicativo del verbo avere "hanno". Per evitare di commettere errori, può essere utile, nella costruzione della frase, sostituire mentalmente "ha" o "a" e "anno" o "hanno" con "avere". Ad esempio: "Giovanni ha/a comprato un libro" diventa "Giovanni avere comprato un libro". In questo caso, è palese che va utilizzata la versione "ha".

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Consigli

Non dimenticare mai:
  • La lettura aiuta a fare proprie le regole della grammatica.

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