Grammatica greca: come riconoscere e tradurre il genitivo assoluto

Tramite: O2O 05/06/2020
Difficoltà: media
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Introduzione

Il genitivo assoluto è un costrutto della grammatica greca molto difficile da riconoscere e da tradurre. Dal punto di vista logico non appare complicato. Quando lo hanno spiegato in classe, infatti, pensavamo di averlo capito perfettamente. Il soggetto si rappresenta da un nome o un pronome, insieme al verbo coniugato al participio. Entrambi declinati al caso genitivo. Però, durante le versioni di verifica, non lo abbiamo riconosciuto. Magari non erano l'uno vicino all'altro e quindi ce lo siamo persi. Questo perché, nella maggior parte dei casi, i due elementi non si trovano assieme. Risultano invece mischiati con altri elementi del periodo e accompagnati da complementi vari. Vediamo come riconoscere, e quindi anche tradurre, il genitivo assoluto.

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Occorrente
  • vocabolario greco-italiano
  • pregresse conoscenze di grammatica greca
  • pregresse conoscenze di analisi logica e del periodo
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La lingua greca antica

Stiamo parlando della lingua greca antica, una lingua con un alto grado di sinteticità. Ovvero capace di contenere, all'interno di una parola, un'alta concentrazione di aspetti morfologici. Infatti la "morfologia" è un termine derivante dalle parole greche "morphé" (forma) e "lògos" (discorso). Tramite questa branca della grammatica si studiano e si individuano le parole nella loro struttura grammaticale. Al fine di assegnare ad ognuna di esse la propria corretta classificazione, come nomi o pronomi; verbi o aggettivi. Con la morfologia si studia anche la forma della flessione, come per i verbi nella loro coniugazione e per i nomi nella loro declinazione. Le indagini eseguite attraverso la morfologia mirano a riconoscere le organizzazioni complesse delle parole, una volta strutturate. A quel punto si possono classificare nella categoria di appartenenza: di modo, di genere, di persona, di numero o di tempo.

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La grammatica

La grammatica della lingua greca antica si riconduce maggiormente all'antico dialetto della città di Atene. Questo si impose a partire dal V sec. A. C., in ragione della prevalenza assunta da Atene nei suoi aspetti politici, militari, economici e culturali. Naturalmente la lingua greca antica affonda le sue radici nel dialetto antico di Atene, ma tiene conto delle sue evoluzioni. Per comprenderla appieno, occorre studiarla sin dalle sue basi. Cominciando dall'alfabeto greco ed approfondendo tutti i suoi aspetti, come la fonetica o l'ortografia. Sicuramente non si tratta della grammatica di una lingua semplice, ma tramite il suo studio si impareranno le tecniche di approfondimento. Tecniche che si riveleranno utili in molti aspetti della vita quotidiana.

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Il genitivo assoluto

Per prima cosa cerchiamo capire di cosa si tratta. A partire dal nome del costrutto, che fornisce un'indicazione preziosa per riconoscerlo. Infatti non si tratta di semplice teoria, perché è il primo strumento utile per il suo riconoscimento. Chiaramente si chiama "genitivo" perché entrambi i termini, soggetto e predicato, si trovano al caso genitivo. La parola importante però è assoluto. Viene dal latino "absolutus", che significa sciolto. Questo perché non ci sono elementi che legano il genitivo assoluto alla reggente. Ovvero non ci sono né pronomi relativi né congiunzioni che introducono la subordinata. Il genitivo assoluto si trova completamente sciolto e indipendente rispetto alla reggente. Per riconoscere il costrutto, quindi, è del tutto inutile cercare congiunzioni o pronomi che lo introducano.

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Il riconoscimento

Vediamo quindi come riconoscere il genitivo assoluto. La cosa migliore per trovarlo è guardare tutti i verbi. Per tradurre, prima di tutto dobbiamo riconoscere e sottolineare i verbi. Se troviamo un verbo al participio (di qualsiasi tempo) al caso genitivo, con ogni probabilità si tratta di genitivo assoluto. A questo punto occorre cercare il soggetto del participio, ovvero un nome o un pronome in genitivo. Deve risultare totalmente sciolto dalla reggente. In pratica non deve esserci nessun elemento che lo lega alla principale né rappresentare un suo complemento. Nel caso in cui il genitivo risultasse un complemento della reggente, allora in participio è semplicemente una relativa. Se invece risulta davvero sciolto, allora siamo sicuramente di fronte ad un genitivo assoluto.

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La traduzione

Infine vediamo come tradurre il genitivo assoluto. Se ci sono pochi complementi possiamo utilizzare anche la forma implicita. Il verbo va al gerundio, presente o passato a seconda del tempo del participio, o al participio passato se il participio è al tempo passato. Il soggetto si colloca dopo il verbo, o tra l'ausiliare e il participio nel gerundio passato. Se invece abbiamo troppi complementi è preferibile utilizzare la forma esplicita. Dobbiamo capire che valore assume il participio e renderlo in italiano. Il genitivo assoluto può indicare una preposizione temporale, causale, concessiva o avversativa. In rari casi può rappresentare un'ipotetica condizionale. Si traduce quindi come il participio congiunto, ad eccezione della finale. Infatti il genitivo assoluto non può mai avere valore di finale.

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Le differenze

Vediamo ora alcune differenze tra il genitivo assoluto greco e l'ablativo assoluto latino, visto le notevoli somiglianze tra i due costrutti. Innanzitutto in greco possiamo trovare tutti i verbi, mentre in latino non possiamo mai trovare il participio perfetto con i verbi intransitivi. In latino il costrutto risulta completamente sciolto, mentre in greco un pronome della reggente può richiamare il soggetto. In latino il soggetto non si omette mai il soggetto, mentre in greco si può anche tenere sottinteso. In latino non si forma l'ablativo assoluto con il verbo essere, che viene omesso, mentre in greco troviamo il participio di ????.

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