Giuseppe Garibaldi in breve

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Introduzione

Giuseppe Garibaldi è una delle figure di spicco del Risorgimento italiano, noto soprattutto per il suo impegno nella lotta all'unità di Italia concretizzato con la spedizione dei Mille. È uno dei personaggi storici italiani più celebri al mondo, conosciuto anche con l' appellativo "Eroe dei due mondi" per le varie imprese militari non solo in Europa ma anche in America meridionale. Prima di trattare la più epica delle sue imprese, vediamo in breve l'inizio della sua tumultuosa biografia. Nacque il 4 luglio 1807 a Nizza, da genitori liguri. Giovanissimo entrò nella Giovine Italia, celebre associazione che si proponeva, su scala nazionale, di giungere ad un'Italia unita, democratica e repubblicana. I genitori avrebbero voluto farlo studiare, ma fin da subito Giuseppe dimostrò poco interesse per gli studi prediligendo la vita di mare, riuscendo infine a convincere il padre a lasciargli intraprendere quest'ultima imbarcandosi come mozzo a Genova.
Così iniziarono gli innumerevoli viaggi di Garibaldi in tutta Europa e non solo.

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I moti di indipendenza

A Marsiglia, venuto a conoscenza personale con Mazzini, partecipò ai moti mazziniani. A seguito del fallimento dei moti fu condannato a morte in contumacia e costretto alla fuga in Sud America nel 1836. Qui prese parte alle vicende politiche ed ebbe modo di mostrare il suo valore come comandante militare. Qui combatté contro il Brasile come corsaro e partecipò alla guerra civile che insanguinava in quegli anni l'Uruguay.
Tornato in Italia, si scontrò contro gli Austriaci per poi rifugiarsi in Svizzera per un breve periodo.
Successivamente a Montevideo conobbe la sua prima moglie, Anita, che per lui abbandonò il marito cambiò totalmente la sua vita. Quando nel 1848 decise di tornare in Italia per aderire ai moti rivoluzionari, Garibaldi era già celebrato come "l'eroe dei due mondi".

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Spedizione dei mille

Inoltre, le vicende della Repubblica Romana e la partecipazione alla Seconda guerra d'Indipendenza con vari successi che fecero ulteriormente aumentare il suo prestigio, tanto che i patrioti che stavano organizzando la sollevazione della Sicilia gli affidarono il comando del piccolo corpo di spedizione. La mattina del 6 maggio 1860 circa 1162 "garibaldini" salparono da Quarto, presso Genova, per fare rotta verso la Sicilia. La loro conquista del Regno delle Due Sicilie fu totale. Dopo lo sbarco a Marsala, le camicie rosse - dal colore della loro divisa - vinsero l'esercito borbonico a Calatafimi il 15 maggio 1860. Questa vittoria aprì le porte a Garibaldi per la conquista di Palermo.

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Le rivolte

Giunto a Salemi, il generale Garibaldi assunse la dittatura sull'isola in nome di Vittorio Emanuele II. In un mese tutta l'isola fu conquistata e il 20 agosto i patrioti sbarcarono in Calabria. Nel corso dell'avanzata, migliaia di contadini siciliani si unirono ai Mille, speranzosi di positivi cambiamenti sul piano economico-sociale che vennero tuttavia sacrificati da Garibaldi all'incombente esigenza di vincere la guerra e gettare le basi di futuri assetti politici stabili. Ciò porto a numerose rivolte, fra cui la più nota a Bronte, culminata in arresti ed esecuzioni per ordine del braccio destro di Garibaldi Nino Bixio.

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Regno d'Italia

Sul continente, la marcia proseguì rapidamente: all'inizio di settembre 1860 Garibaldi era già a Napoli. Vittorio Emanuele II e Cavour, fino a questo momento solo spettatori esterni degli eventi bellici nel Sud Italia, decisero di entrare in azione una volta assodata la sconfitta dei borbonici: solo quattro giorni dopo l'ingresso dei garibaldini a Napoli, l'esercito regolare piemontese invase lo Stato pontificio e occupò Marche e Umbria. Una volta annesse le Due Sicilie al Regno di Sardegna il 21 ottobre, il 26 Garibaldi incontrò Vittorio Emanuele II salutandolo come re d'Italia, titolo pienamente acquisito solo il 17 marzo del 1861 con la nascita del Regno d'Italia.
Negli ultimi dieci anni di vita Garibaldi si dedicò attivamente alla vita politica del paese per poi ritirarsi a Caprera dove morirà il 2 giugno 1882.

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