Giovanni Pascoli: il pensiero

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Introduzione

Giovanni Pascoli nacque il 31 dicembre 1855 a San Mauro di Romagna e rappresenta uno dei massimi esponenti del decadentismo italiano.  Figlio di un amministratore e di una casalinga, Giovanni ebbe una vita molto dura, con un'infanzia segnata da gravi lutti familiari (padre, madre, fratello Luigi) che determineranno in modo evidente la sua produzione artistica e il suo pensiero poetico.  Della sua produzione letteraria meritano senz'altro una citazione particolare Myricae, un raccolta di poesie in latino pubblicata in cinque versioni aggiornate dal 1891 al 1900, ed i Canti di Castelvecchio del 1903, raccolta poetica anch'essa scritta questa volta in italiano.  Morì per malattia il 6 aprile 1912 e venne sepolto a Castelvecchio, nella sua amata terra.

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Il poeta romagnolo, come anzidetto, rappresenta un esponente di grande rilievo del movimento che si sviluppa nella seconda metà dell'ottocento e che trae origine dal fallimento del positivismo.  Egli, infatti, pur riconoscendo l'importanza e la validità della scienza, si sofferma ed analizza l'evidente impotenza della stessa a risolvere i problemi umani sottolineando quanto questa stessa impotenza sia uno dei motivi scatenanti più evidenti e determinanti l'infelicità dell'essere umano.  Nella sua concezione filosofica, il poeta arriva alla conclusione che la lontananza dalla fede e da Dio del genere umano, provocata anch'essa dal materialismo e la concretezza del pensiero positivista, ha generato creature fragili, estremamente vulnerabili e sottoposte al dolore e alla morte.

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In stretta connessione con il pensiero dell'impotenza umana di fronte agli eventi, Giovanni Pascoli sviluppa l'idea del "nido familiare" come luogo dove vivi e morti convivono, nucleo da ricostruire, quasi come una vita oltre la vita in cui la parte spirituale presente in ognuno di noi non muore mai ma, anzi, continua ad aiutare e comunicare con i propri cari, legato da un filo di misteriosa presenza.

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Terzo pilastro del pensiero pascoliano è la cosiddetta "teoria del fanciullino".
Dentro ognuno di noi esiste il fanciullino, una parte infantile, genuina, vera, capace di cogliere la bellezza della natura, ma che purtroppo nella maggior parte dei casi tace, distratta dalle contingenze e i problemi di tutti i giorni, soffocata dalla quotidianità ineluttabile.  Solo in alcuni soggetti come i poeti riesce a far capolino e, affascinato dal creato, a far sentire la sua voce.  Il Pascoli distingue infine tra Poesia Pura e Poesia Applicata identificando la prima, appunto, come la poesia fatta di stupori e di tutto ciò che stimola la fantasia del fanciullino e la seconda, la Poesia Applicata, fondata invece su drammi e romanzi, come l'Orlando Furioso.

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