Filosofia: il pensiero di Blaise Pascal

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Introduzione

Blaise Pascal è una fra le figure non solo filosofiche, ma anche scientifiche più influenti del suo tempo (diciassettesimo secolo). Molto importante è il suo pensiero, basato principalmente sul suo percorso di fede religiosa, il Giansenismo, che riusciva a fondere con la visione razionale scientifica. La prima parte della biografia di Pascal è quella di un giovane scienziato molto dotato, figlio di un magistrato di Clermont-Ferrand appassionato di scienze, che inizialmente lo forma personalmente scoprendone il precocissimo talento matematico. Approfondiamo più attentamente la sua filosofia.

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Scienziato e credente, Pascal rappresenta, con la sua vita e la sua opera, il complesso intreccio fra Razionalismo e religione che si produce con il Cartesianesimo e la sua recezione in Francia. Nella metà degli anni Quaranta conosce il Giansenismo, ma continua a dedicarsi alla vita mondana e ai suoi studi di matematica: di fatto elabora la distinzione fra "esprit de géométrie" - la ragione intesa come pensiero discorsivo e dimostrativo - ed "esprit de finesse", ovvero il sentimento come fonte di una conoscenza intuitiva basata sul "cuore", piuttosto che sulla ragione. La sua posizione non implica una svalutazione della ragione "geometrizzante" cartesiana, quanto piuttosto il riconoscimento della sua non centralità nel processo conoscitivo.

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L'elaborazione di queste posizioni portano Pascal a divorziare col Razionalismo cartesiano. Parallelamente, la conversione della sorella lo avvicinerà al movimento giansenista segnando una fondamentale svolta religiosa. Nel 1656-57 Pascal assume le difese dei Giansenisti contro gli attacchi dei Gesuiti con le "Lettere provinciali", dove, con lo pseudonimo di Louis Montalte, contesta aspramente le posizioni morali dei Gesuiti, tanto da produrre una condanna al rogo dello scritto. Da qui in avanti abbandonerà ogni interesse scientifico.
Diventerà celebre la sua riflessione, "Il Memoriale", compresa nella sua raccolta di "Pensieri", pubblicati postumi nel 1670.

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I "Pensieri" costituiscono l'opera fondamentale del suo pensiero filosofico-religioso: si tratta di frammenti di un'opera a cui stava lavorando prima di morire, e sono appunto pensieri indirizzati ai Libertini, scetticamente atei, e ai razionalisti cartesiani. Pascal progetta di "umiliare la ragione" mostrando la sua insufficienza a comprendere il mondo senza attingere i suoi fondamenti a un'intuizione che proviene dal "cuore", sentimento illuminato da Dio stesso. Affronta, inoltre, il compito di stabilire il peso che spetta, nella conoscenza umana, sia alla ragione che alla fede, elaborando una dottrina dell'intuizione in parte simile a quella cartesiana.

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Mentre l'intuizione cartesiana dipende sostanzialmente dalla ragione e dalla presenza in noi di idee innate, l'intuizione a cui Pascal fa riferimento ha il suo fondamento nel "cuore", organo del sentimento che procede per "intuizioni" e possiede poche e importantissime conoscenze definite "primi principi". Questi primi principi del sapere sono colti con una conoscenza intuitiva, di un "sentimento" - cioè di un "sentire" piuttosto che di un ragionare. La ragione, che dimostra a partire da questi primi principi, non giunge né ai fondamenti del reale né a Dio, e pertanto non può essere fonte di Salvezza: vengono così rifiutate le pretese del deismo.

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