Come utilizzare i paradagmi dei verbi latini

tramite: O2O
Difficoltà: facile
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Introduzione

I verbi latino sono un argomento difficile da imparare, soprattutto se abbiamo una conoscenza non ben approfondita della grammatica italiana. Magari con un po' di pratica riusciamo a riconoscere i verbi quando li troviamo in latino. Ma quando dobbiamo invece coniugare il verbo a partire dal dizionario iniziano le difficoltà. Certamente non possiamo imparare a memoria la coniugazione di tutti i verbi latini, e neanche di quelli più comuni. Occorre invece capire il metodo per poi applicarlo a tutte le diverse situazioni. Nello specifico, per la coniugazione dei verbi lo strumento principale sono i paradagmi, quelle 5 parole che troviamo sul dizionario allo voce di ogni verbo. Vediamo come utilizzare questo strumento per la coniugazione dei verbi latini.

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Occorrente

  • dizionario latino-italiano
  • pregresse conoscenze sulla coniugazione dei verbi
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Analizziamo quindi da cosa è composto il paradigma dei verbi latini, prendendo come esempio laudo (=lodare). Nel dizionario lo troviamo in questa forma: laudo, as, avi, atum, are. Come vediamo non presenta le parole per intero, ma dalla seconda voce lascia la radice del verbo sottintesa. In questi casi basta togliere la -o dalla prima voce per ottenere la radice, per poi aggiungerla alle altre voci. Non sempre, però, la radice rimane invariata. Ad esempio il paradigma del verbo fero (=portare) cambia sempre: fero, fers, tuli, latum, ferre. In questo caso ogni voce del paradigma ha una radice diversa. Infine, possiamo trovare dei casi misti, come ad esempio lego (=leggere). In questo caso il paradigma è: lego, is, i, lectum, ere. Come possiamo vedere, la quarta forma ha una radice diversa, dunque viene specificata.

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Ora analizziamo ogni singola forma, prendendo come esempio il verbo fero, che cambia la radice ad ogni voce: fero, fers, tuli, latum, ferre. La prima voce, fero, è la prima persona dell'indicativo presente. La seconda voce, in questo caso fers, corrisponde alla seconda persona dell'indicativo presente. La terza voce, tuli, rappresenta invece la prima persona dell'indicativo perfetto. La quarta voce, latum, è il supino attivo, una forma verbale della quarta declinazione rimasta solo all'accusativo e al l'ablativo. Infine l'ultima voce, ferre, rappresenta l'infinito presente e ci indica anche la coniugazione dei verbi.

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Infine vediamo come utilizzare il paradigma per coniugare i verbi latini. Dalla prima voce togliamo la lettera finale, -o, per ottenere il tema del presente. Nel caso di laudo, quindi, il tema del presente sarà laud-. Da questo tema formiamo il presente, l'imperfetto e il futuro semplice di tutti i modi verbali. Dalla seconda voce capiamo la cosiddetta vocale tematica, che corrisponde alla vocale che precede la -s. Nel caso di laudo la seconda voce è laudas, quindi la vocale tematica è -a-. Questa ci serve per la coniugazione di tutte le forme verbali con o senza suffisso che richiede il tema del presente. Cambia, secondo determinate regole, nel congiuntivo presente (la -a- diventa -e-, la -e- e la -i- diventano -a-).

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Dalla terza voce ricaviamo il tema del perfetto, togliendo la -i finale. Ad esempio per lego sarà legav-, mentre per fero sarà tul-. Da questo tema formiamo tutti i tempi composti: perfetto, piuccheperfetto e futuro anteriore di tutti i modi. La quarta voce, il supino, ci restituisce il tema del supino, togliendo l'-um finale. Nel caso di laudo sarà laudat-. Con questo tema formiamo il participio passato, quindi anche tutti i verbi passivi. Inoltre serve per formare il participio futuro. Infine, l'ultima voce, l'infinito presente, ci dice a che coniugazione appartiene il verbo. Inoltre ci dà il tema per la coniugazione del congiuntivo imperfetto, che si forma aggiungendo le desinenze personali all'infinito presente.

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Consigli

Non dimenticare mai:
  • Prima di tutto individuiamo per bene le radici delle varie forme verbali
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