Come tradurre le proposizioni infinitive in latino

Tramite: O2O 06/06/2018
Difficoltà: difficile
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Introduzione

Nella lingua latina, l'infinito viene usato come forma verbale oltre ad essere riconosciuto come soggetto o oggetto di un'intera proporzione, che, a seconda della funzione grammaticale che occupa, viene denominata "soggettiva" o "oggettiva". Tuttavia, in base alle varie forme verbali, queste preposizioni vengono definite con il termine "infinitive". Sappiamo bene, che, nella lingua italiana, le preposizioni infinitive sono espresse in forma esplicita con il "che" più l'indicativo o il modo congiuntivo (per fare un esempio: "só che sei arrabbiata"), diversa cosa, invece, la troviamo nella forma implicita dove l'azione si concretizza con il "di", più l'infinito del verbo (come ad esempio: "Só di essere arrabbiato"). Ma come tradurre in latino le proposizioni infinitive? Vediamole nel dettaglio.

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Occorrente

  • Libri scolastici
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L'accusativo e l'infinito del verbo

In latino, tutte le preposizioni infinitive, vengono costruite grazie all'accusativo e l'infinito del verbo. C'è da considerare, inoltre, che per via di queste due forme il "che" e il "di" vengono eliminate in modo definitivo. Il soggetto dell'infinitiva va in accusativo e quindi va sempre espresso (anche se in italiano molte volte è sottointeso). Il verbo, comunque, si pone all'infinito nel tempo della frase mettendo in risalto il passato, il presente e il futuro.
Facciamo alcuni esempi per rendere il concetto più chiaro ed esauriente:

"adnuere te video" reso con "voglio che tu acconsenti";
" credo te aliquid audisse " reso con "credo che tu abbia udito qualche cosa;
"confido te hoc esse facturum" reso con "confido che tu farai ciò".

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La distinzione delle proposizioni infinitive

Le proposizioni infinitive vengono distinte in oggettive e soggettive. Ognuna di esse ha il proprio ruolo, infatti nelle proposizioni oggettive vi troveremo la funzione che da vita al complemento di un verbo presente nella frase"reggente"; mentre nella soggettiva svolge il ruolo di soggetto del verbo, anch'esso, presente nella frase reggente.

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Il soggetto

Quando parliamo di una proposizione infinitiva italiana, il soggetto viene sempre sottointeso. In maniera analoga lo stesso discorso vale per la forma "di", più infinito; il soggetto in questi casi è lo stesso che vi possiamo trovare nella proposizione reggente. Ad esempio: "so di essere stato un vero gentiluomo", in questo caso il soggetto è sottointeso ossia: "io" so di essere stato un vero gentiluomo; la frase in latino, in questi casi, viene dettata come da regola ponendo l'accusativo piu l'infinito del verbo. Se i soggetti di un infinitiva sono pronomi di terza persona (egli, ella, essi, esse ecc) si rendono in latino con "eum", "eam", "eos", "eas", ma se il soggetto della reggente e dell'infinita è lo stesso si usa "se"; diversa cosa, invece, se il soggetto dell'infinitiva non dovesse combaciare con la frase reggente viene sostituito con "ille" oppure "is".

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I tempi

Per poter tradurre le proposizioni infinite in latino (oltre a quelli elencati poc'anzi), abbiamo bisogno di alcuni elementi importanti, ossia l'ausilio dei "tempi". I tempi delle proposizioni dipendenti (come anche nell'infinitiva), non godono di un valore assoluto; proprio per questo vanno considerati solamente se in stretta relazione al tempo che riguarda la frase principale oppure reggente. In una proposizione infinitiva, i tempi, oltre a separarsi in presente, passato e futuro, possono esprimere un'azione di tipo contemporaneo, antecedente o futura in rapporto al verbo della reggente.

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Gli infiniti

Prima di tutto partiamo con il considerare i vari infiniti che fanno parte della proposizione (facendoci aiutare da alcuni esempi). Partiamo con il primo infinito detto "presente". Questa forma denota "contemporaneità" rispetto al verbo della frase reggente: ad es. "credo (ora) che tu abbia paura (ora) reso in latino con "credo te timere"; o ancora "credevo (allora) che tu avessi paura reso in latino con "credebam te timere".
In secondo luogo abbiamo l'infinito perfetto che, rispetto a quanto detto prima, esso denota anteriorità a discapito di quella reggente: ad es "credo (ora) che tu abbia sbagliato reso in latino con "credo te erravisse"; o ancora "credevo (allora) che tu avessi sbagliato (prima) reso con "credebam te erravisse".
In ultima versione parliamo dell'infinito futuro, dove denota posteriorità rispetto al verbo della frase reggente.

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