Come tradurre i geroglifici egiziani

Di: Stella M.
Tramite: O2O 03/11/2020
Difficoltà: media
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Introduzione

La cultura egiziana antica ha sempre avuto molta presa e fascino nell'immaginario collettivo, tanto da spingere moltissime persone a studiare la storia antica e la lettura dei geroglifici. L'egiziano antico è anche indicato con il nome di "r n kmt" che significa bocca della terra nera. Le prime tracce di tale lingua antica derivano dalla tavoletta di Narmer, risalente addirittura tra il 3200 ed il 3100 a.C circa. Le sue tracce continuano poi per moltissimi secoli, basti pensare alla stele di Rosetta ed anche al fatto che ancora in periodo di Alessandro Magno, gli egiziani utilizzavano i geroglifici. Tale lingua è formata da una serie di simboli, chiamati appunto geroglifici, che si dividono in due gruppi: gli ideogrammi e i fonogrammi. Affrontiamo così insieme alcune semplici ma fondamentali regole per comprendere come tradurre i geroglifici egiziani.

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Occorrente

  • Elenco di ideogrammi e fonogrammi
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Disposizione dei geroglifici

I geroglifici egiziani venivamo disposti secondo criteri estetici, ed in misura minore per esigenzedi praticità. Per tale motivo, non vi è un metodo univoco di disposizione degli stessi o delle regole di sintassi chiare da utilizzare come guida. La stessa dimensione non era spesso uniforme, ed alcuni simboli potevano occupare una porzione o l'intero quadrato di riferimento come unità semantica e grafologica. Un ulteriore elemento di difficoltà nella loro traduzione e lettura è data dal fatto che non si ha un ordine logico di lettura. Ciò in quanto in alcuni casi i geroglifici venivano letti da destra verso sinistra, mentre altra da sinistra verso destra. Lo stesso poteva accadere in casi in cui gli stessi dovessero essere letti dall'alto verso il basso, mentre in altri casi dal basso verso l'alto. Come si può notare quindi l'elemento della disposizione rappresenta sicuramente una delle sfide più grandi in questo studio.

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Rappresentazione fonografica

I geroglifici si dividono in ideogrammi e fonogrammi. Gli ideogrammi rappresentano l'oggetto, o la persona, o l'animale a cui si riferiscono. Ad esempio il simbolo del sole rappresenta appunto il sole, o il dio del sole (Ra), o il giorno. I fonogrammi rappresentano invece dei suoni. Sono divisi in tre categorie: gli unilitteri, i bilitteri e i trilitteri. Gli unilitteri rappresentano un solo suono. Ad esempio la civetta rappresenta la "m", il piede la "b", i due giunchi la "y" e così via. Più complessi sono invece i bilitteri, che rappresentano due suoni, e i trilitteri che invece ne rappresentano tre. Con il tempo però sarà sempre più semplice riuscire ad individuarli e tali distinzioni non rappresenteranno più un problema.

Continua la lettura
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Grammi fondamentali

Lo studio e la traduzione dell'egiziano antico non deve comunque spaventare, anche perché la scrittura geroglifica consta in realtà di 24 caratteri principali. Questi permettono agevolmente di comprendere gran parte dei testi più semplici e rappresentano un singolo fonema. Ciò significa che per ogni simbolo è da collegare un solo fonema. Esistono poi anche segni biconsonantici e segni triconsonantici, questi ultimi molto rari.Vi è però da conoscere che il numero totale di caratteri di tutta la lingua antica consta di circa di 6900 caratteri. Tale numero tiene conto della quasi totalità delle varianti e combinazioni dei suoni più semplici. Nella sua complessità, non si tratta quindi di un numero estratemente eccessivo di grafemi e suoni da imparare.

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Determinazione del genere

Ai fonogrammi è possibile aggiungere un ideogramma con il valore di determinativo. Il determinativo infatti, che non viene mai letto, ha però lal funzione di indicare appunto il genere del gramma o il tipo di azione che la parola vuole esprimere. Un aiuto ulteriore può essere fornito osservando la finale del gramma contenent la lettera "t", che indicava appunto il genere femminile. Inoltre l'egiziano ha anche il genere neutro che veniva indicato allo stesso modo del femminile. Il plurale veniva formato aggiungendo una desinenza. Al maschile plurale di aggiungeva "-w", mentre al femminile "-wt".
Come si può notare quindi la lettura dei geroglifici è molto affascinante ma anche complicata. Le difficoltà di genere dei simboli non deve spaventare e farci desistere dallo studio di una lingua così sorprendente. Con alcuni accorgimenti però sarà più semplice farsi avvolgere dallo splendore e dal senso di mistero che solo la cultura antica dell'egitto riesce ad inculcarci.

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Consigli

Non dimenticare mai:
  • Imparare da subito i 24 caratteri principali
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