Come si applica il metodo di Winkler

tramite: O2O
Difficoltà: media
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Introduzione

Il metodo di Winkler è un metodo in uso fin dal 1889 ed utilizzato ancora oggi per stabilire la misura della concentrazione di ossigeno nell'acqua. Tale concentrazione solitamente dipende da due fattori: la temperatura e la pressione ed occorre una reazione chimica per stabilire tale concentrazione. Utilissimo per valutare la qualità e sapere come leggere la salute delle acque soprattutto in merito alla presenza di fattori inquinanti, il metodo di Winkler è attualissimo ed utilissimo grazie alla sia alla sua accuratezza, sia al suo facile metodo di applicazione. Se volete approfondire tale argomento e scoprire la storia di questo metodo, oltre che approfondire la modalità con cui si applica, seguitate a leggere.

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La scoperta del metodo

La scoperta di tale metodo venne pubblicata nel 1888 da Lajos Winkler, (1863-1939), chimico ungherese autore di molti testi e pubblicazioni, nonchè docente di chimica e membro per 25 anni presso l'Università delle Scienze di Budapest. Oltre agli studi dedicati alle analisi gravimetriche, al cloro e allo iodio, alla determinazione dell’ammoniaca, certamente la ricerca più celebre da egli condotta fu quella sulla determinazione dell'ossigeno nelle acque. Appena venticinquenne Lajos Winkler pubblicò il primo articolo su questo argomento come parte della sua tesi di dottorato presso l'Università Pazmany Péter di Budapest. Anche se tale metodo fu successivamente perfezionato, fu proprio nel 1888 che venne diffuso per la prima volta al fine di condividere le prime osservazioni sulla concentrazione di ossigeno disciolto nell'acqua tramite il suo personale metodo.

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La prima versione del metodo di Winkler

Quando Winkler affrontò inizialmente il problema su come determinare la concentrazione di ossigeno nell'acqua, la tematica non era affatto nuova ed era affrontata e sottoposta attraverso dibattiti e pubblicazioni basati sull'osservazione della formazione di cloruro di iodio nell'acqua per mezzo di idrati. Ma più nello specifico Lajos Winkler stabilì, nella sua prima versione del metodo che prende il suo stesso nome, che, sciogliendo e formando degli idrati per formare l’idrato manganoso Mn (OH)2, quest'ultimo si trasforma in ossido manganico che in seguito provoca la formazione di iodio il quale può essere titolato tramite una soluzione di tiosolfato sodico.

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L'applicazione del moderno metodo di Winkler

Il metodo originario di Winkler venne perfezionato fino a farlo diventare quello ufficiale utilizzato fino ai giorni d'oggi che vede la variazione della composizione dei due reattivi. Consiste comunque nel fare reagire l'ossigeno con un riducente per poi titolare in seguito le specie ossidate che si creano come lo iodio, basandosi perciò sempre su una titolazione iodometrica. Quando si applica l'attuale metodo Winkler occorre agitare sempre la soluzione in quanto la reazione che si osserva è piuttosto lenta; durante tale reazione si osserverà come l'ossigeno presente nell'acqua ossiderà gli idrati facendoli diventare di colore marrone. Sarà possibile quindi in questo modo eseguire una titolazione iodometrica e determinare la solubilità dell'ossigeno in un campione d'acqua.

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