come riconoscere le tipologie dei nomi deverbali

tramite: O2O
Difficoltà: facile
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Introduzione

Per verbi deverbali (VDev) si intendono, in base ai comportamenti morfologicidell’italiano, verbi formati a partire da una base verbale mediante opportuni suffissi (conl’eventuale concomitante comparsa del prefisso s-, che connota come parasintetico ilprodotto dell’operazione). La derivazione di nomi da verbi è uno dei processi formativi che generano un alto numero e varietà di forme, usate con grande frequenza. I due significati principali dei nomi deverbali sono quello di azione (lavorazione, montaggio, spostamento, diffidenza, mormorio, passeggiata, nascita, trattativa; e quello di agente (battitore, chiacchierone, imbianchino; a cui si aggiungono quelli di risultato, strumento e luogo (cucitura, segatura; temperino, fresatrice; galoppatoio, stireria). In pochi e semplici passaggi vi spiegherò, nella maniera più chiara e comprensibile possibile come riconoscere le tipologie dei nomi deverbali.

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Il nome d’azione conserva alcune importanti caratteristiche specifiche dei verbi, in primo luogo la possibilità di avere degli argomenti. Questa tipologia si riconosce poiché le funzioni tematiche (agente, paziente, ecc.) del nome deverbale rimangono le stesse del verbo di base, ma sono espresse da argomenti diversi: gli argomenti diretti del verbo (soggetto e complemento oggetto) diventano obliqui, di norma introdotti da di: (1) il programma chiude / la chiusura del programma. (2) i contadini coltivano patate / la coltivazione delle patate. I suffissi più impiegati per la formazione di nomi d’azione sono: -zione, -mento, -tura, -za, -aggio, -ìo. La funzione principale di tali suffissi è la trasposizione in nome dell’espressione di un’azione, normalmente espressa da un verbo.

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I nomi di agente indicano una persona che svolge un’attività espressa dal verbo di base, specialmente se in modo abituale, ripetuto o per professione. Essi si riconoscono dal fatto che il nome derivato corrisponde al ruolo argomentale del soggetto agente del verbo; possono essere quindi derivati con un suffisso quasi tutti i verbi, ma non i verbi intransitivi ergativi (*arrivatore), gli intransitivi pronominali (*ammalatore), i verbi che esprimono stati psicologici (*preoccupatore). Il suffisso più produttivo e che conta un maggior numero di formazioni è il maschile -tore (bevitore, conduttore, confessore, difensore, fornitore, giocatore, guaritore, guidatore, importatore, invasore, inventore, lettore, programmatore, pulitore, scalatore, vincitore), a cui corrisponde il femminile -trice (sciatrice, scrittrice, truccatrice, venditrice).

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I nomi di strumento deverbali sono derivati in molte lingue con gli stessi suffissi usati per formare nomi di agente, grazie a uno slittamento semantico che va da colui che compie l’azione allo strumento impiegato per realizzarla, tanto più frequente nei casi in cui si tratti di macchine o di altri dispositivi complessi che sostituiscono il lavoro un tempo compiuto dall'uomo. Il significato comune ai derivati è «oggetto che V»; essi si riconoscono poiché oltre ai suffissi d’agente, è impiegato anche il suffisso -toio/-a, che ha significato anche locativo.

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I nomi di luogo deverbali si formano produttivamente con i suffissi -toio, -torio (poco usati al femminile) e -eria. Con i suffissi -toio/-a, -torio si indica di norma il luogo in cui si svolge, per lo più abitualmente, una certa azione: galoppatoio, mattatoio, spogliatoio, stenditoio; caditoia, feritoia, passatoia, scorciatoia; consultorio, crematorio, dormitorio, laboratorio, osservatorio, sanatorio. Il suffisso -eria è usato per indicare nomi di negozi, laboratori, luoghi adibiti alla lavorazione, produzione o vendita: fonderia, raffineria, stireria.

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