Come interpretare un manoscritto medievale

tramite: O2O
Difficoltà: media
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Introduzione

Come bisogna interpretare un manoscritto medievale? Lo studio dei manoscritti richiede dei procedimenti molto complessi e si avvale dell'ausilio di due scienze: la paleografia e la codicologia. La paleografia studia la storia della scrittura, per interpretarla e riconoscerne l'autenticità. La codicologia invece studia i manoscritti nei loro aspetti materiali, viene anche definita "archeologia del libro", interessandosi della fisicità, della diffusione e della conservazione dei codici medievali.

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I caudex

I codici sono appunto dei manoscritti anteriori all'invenzione della stampa, chiamati prima caudex e poi codex, indicando le tavolette di legno che ricoperte di cera, servivano per appunti o brevi composizioni. Durante il Medioevo gli amanuensi o copisti nei monasteri, nei conventi e abbazie che possedevano gli scriptoria, luoghi destinati esclusivamente alla trascrizione dei codici, si dedicavano alla loro trascrizione. L'adozione del calamo, al posto della penna d'uccello, consentì via via scritture sempre più eleganti.

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Il confronto deo codici

Tuttavia le varie copie, non sempre confrontate e corrette in modo accurato, favorirono errori ed idiotismi che, moltiplicandosi, resero sempre più difficile la ricostruzione del testo originale. Compito degli studiosi è infatti la "collazione" o il confronto dei codici, al fine di determinare l'esattezza del testo. A partire dal XII secolo, si diffuse con sempre maggiore frequenza una nuova materia scrittoria: la carta che, introdotta dagli Arabi, doveva grandemente influire sullo sviluppo della civiltà umana. Ma tranne rare eccezioni, i codici più belli, pregiati, ricchi di miniature, ornamentazioni, legature preziose, continuarono ad essere in pergamena.

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Descrizione e interpretazione

Nella descrizione ed interpretazione di un codice occorre tener presente sia il contenuto che la forma esteriore. Per quanto riguarda la descrizione interna, la caratteristica principale consiste nel fatto che autore e titolo spesso non appaiono o appaiono in forma ben diversa da come avviene per i libri stampati o per i manoscritti di datazione più recente.

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La segnatura

Spesso nella sottoscrizione appare il nome del miniatore ed a volte anche la data, perfino l'ora, in cui copista e miniatore terminarono la loro fatica. Per quanto riguarda la descrizione esterna è importante la "segnatura" che serve a distinguere il codice esaminato dagli altri conservati nella stessa biblioteca. È anche importante la materia scrittoria: un codice può essere membranaceo, cartaceo, o di ambedue i materiali. Quanto al formato, i codici si misurano in millimetri, ma occorre descriverne i "quaderni" (quattro membrane piegate in modo da formare otto fogli), più raramente i "duerni", i "quinterni", i "sesterni", numerarne le carte e rilevare qualsiasi altra particolarità. Inoltre la scrittura del codice, e la descrizione delle miniature, delle iniziali ornate, dei fregi che lo abbelliscono, sono elementi importantissimi, poiché permettono spesso, quando la data manca, di determinare l'età in cui il codice fu scritto.

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