Come Individuare Una Epanadiplosi

tramite: O2O
Difficoltà: facile
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Introduzione

In questo articolo vedremo come individuare una epanadiplosi. Essa è una figura retorica di importanza enorme nella storia letteraria italiana. Difatti nonostante la sua semplicità estrema, ricorre in tanti autori del Belpaese e in opere di poesia numerose. Questo termine Epanadiplosi, significa letteralmente raddoppiamento dal greco antico. È una figura retorica, quasi uguale al circolo, dove una parola stessa inizia e finisce una frase, un verso, un periodo. La seguente espressione dimostra come funziona l'epanadiplosi, chiamata anche inquadramento oppure ciclo. In tale tutorial vi spiegheremo ad individuarla ed anche a non confonderla con una ripetizione banale, perciò, per sapere come individuare tale particolare figura retorica, proseguite con la lettura.

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Tanti esempi esistono in poesia, però sfortunatamente, nella narrativa viene utilizzata poco.
Questo termine, oltre a sottolineare un concetto mediante la sua ripetizione, permette all'autore di circondare in modo grafico un brano dell'opera all'interno di una o più parole di rilevante significato.
Vi presentiamo prima di tutto la definizione di epanadiplosi: trattasi di una figura retorica che consiste nella ripetizione di una o più parole all'inizio ed in conclusione di una frase oppure di un verso. Vi diamo subito un esempio che vi chiarirà le idee: "Giorgio era sempre puntuale e non occorreva che lo aspettassi troppo. Veniva a casa quasi in silenzio e poi picchiava leggermente il battente, Giorgio." (in tal esempio sarà il nome "Giorgio" a ripetersi maggiormente).

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La ripetizione serve a marcare l'importanza al soggetto di cui si parla, quindi a farlo stare sempre al centro dell'attenzione, cioè della scena, insistendo sul suo operato e sul suo carattere, nel caso. Possiamo dire per questo che l'epanadiplosi funziona bene nella poesia, dove i versi sono formati da poche parole: quella iniziale e nei pressi della finale, non dando fastidio ad incontrare vocaboli simili durante la lettura. Questo termine funziona anche nella narrativa dove, ci sia interesse, da parte dell'autore, sempre se si tratta di periodi più lunghi di quelli della lirica, a far riflettere il lettore sul concetto che sottintende alla parola usata doppiamente.

Continua la lettura
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Infine vi presentiamo alcuni brevi esempi di epanadiplosi, che sono tratti dalla letteratura Italiana: "Rimanete, vi prego, rimanete / qui. Non vi alzate! Avete voi bisogno / di luce?" (G. D'Annunzio, La Sera). In questo verso D'Annunzio ricorre alla ripetizione di rimanete nel rispetto della mimesi del parlato.
Altro esempio è tratto da un verso di Francesco Petrarca, I 'vo pensando, e nel pensier m'assale: "Prendipartito accortamente, prendi". Come potrete notare facilmente, il verso di questa poesia del Petrarca inizia e finisce con la stessa parola che è "prendi": è evidente la marcatura forte che tale reiterazione esprime, quasi fosse una preghiera.
Vi sarà d'altronde chiaro come l'epanadiplosi permetta di focalizzare l'attenzione del lettore su un elemento ben definito, che sarà poi spesso (ecco un consiglio piccolo!) la chiave di volta per individuare il tema centrale dell'intera poesia. Anche in tal caso è chiarissimo come è presente l'intento dello scrittore nel collocare l'attenzione di chi legge, su una precisa azione. Quella che è inutile ripetere per commentare.

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